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Game Over per centinaia di punti vendita GameStop?

Dopo aver abbandonato Canada, Germania, Austria, Irlanda, Svizzera e anche l'Italia, GameStop sarebbe prossima all'addio pure alla Nuova Zelanda. E negli Usa avrebbe chiuso 470 punti vendita soltanto nell'ultimissimo periodo

Continua il periodo di crisi per il noto rivenditore statunitense di videogame GameStop. Crisi che ha portato la catena alla fine dello scorso anno a chiudere le proprie filiali in Italia, con gli asset nazionali acquisiti da Cidiverte S.p.A. (azienda lombarda nota sempre nell’ambito videoludico per la distribuzione esclusiva sul mercato italiano dei videogiochi di Take-Two Interactive e 2K Games) che manterrà i punti vendita con il marchio GameLife.

NEGLI USA SI CENSISCONO I PUNTI VENDITA CHIUSI

Secondo voci di corridoio che si fanno via via sempre più insistenti, GameStop avrebbe iniziato il 2026 chiudendo diverse centinaia di attività in tutti i 50 Stati. E dato che non esiste un comunicato ufficiale, acquirenti ma soprattutto ex impiegati hanno iniziato a popolare il Web con le foto di punti di vendita in via di dismissione o già dismessi, avviando una sorta di censimento amatoriale per avere almeno in modo approssimativo cognizione del perimetro della nuova operazione.

Al momento i soli numeri arrivano dal censimento del blog che sta monitorando le chiusure: con il 2026 sarebbero state 470 le attività che hanno abbassato le serrande per non riaprirle. Un numero che, se confermato, sarebbe di poco inferiore alle 590 registrate nel 2024, annus horribilis della catena americana. L’operazione come si diceva è stata agevolata anche dall’utenza che spesso affida a social come Reddit il proprio scoramento per aver perso il proprio GameStop sotto casa o il disappunto per avere ricevuto una scarna comunicazione con la quale viene avvisato che non potrà ritirare l’ordinazione di un dato videogioco nel punto vendita in cui l’aveva effettuata, data l’imminente chiusura.

Il colosso texano, che vanta ancora una rete di oltre 4.000 negozi a livello globale, di cui – almeno ufficialmente – 2.325 negli Stati Uniti, aveva chiuso diverse centinaia di negozi nel corso del 2025 e secondo quanto l’azienda ha comunicato all’ente federale statunitense che sovrintende le quotate, Securities and Exchange Commission, prevede di chiudere un “numero significativo” di punti vendita negli USA nel corso dell’anno fiscale 2025, che si concluderà a fine gennaio 2026.

La nota catena di vendita di videogiochi convive da diversi anni con lo spauracchio di essere la BlockBuster degli anni Duemila. Un timore che sembra farsi sempre più concreto considerato non solo che il futuro dei videogame diventa sempre più virtuale (con videogiochi da scaricare direttamente su console attraverso store proprietari come quelli di Valve, Epic Games, Nintendo, Microsoft e Sony anziché acquistare in formato fisico) e la concorrenza sempre più serrata online di e-commerce come Amazon. A pesare sui conti di GameStop anche l’inciampo con il marketplace degli Nft, velocemente passati di moda proprio mentre la catena statunitense aveva deciso di investirci nel tentativo di riciclarsi.

GAMESTOP SI RITIRA NEI CONFINI AMERICANI?

Ora il piano industriale votato al risparmio pare prevedere un ritorno della catena all’interno dei confini americani. Secondo quanto ha scritto negli ultimi giorni il New Zealand Herald, EB Games, filiale di GameStop sta valutando di chiudere tutti i suoi negozi in Nuova Zelanda. Sarebbero in totale 38 punti vendita, mentre in Australia il marchio ne ha 336. GameStop starebbe per lasciare anche la Francia dopo aver abbandonato Canada, Germania, Austria, Irlanda, Svizzera e, come si ricordava, l’Italia.

Addii spesso polemici. Il Ceo Ryan Cohen, in un tweet, aveva indicato che la decisione di abbandonare i mercati francofoni fosse stata motivata più da ragioni politiche che finanziarie, citando “Tasse elevate, Liberalismo, Socialismo, Progressismo, Wokeness e programmi sull’inclusione”. Ma nonostante il tenore dei post strizzasse l’occhio a quelli di Elon Musk il manager non sembra essere entrato nelle grazie del presidente Donald Trump.

L’ULTIMA TRIMESTRALE

Quanto ai freddi numeri, GameStop ha registrato ricavi nel terzo trimestre pari a 821 milioni di dollari, al di sotto delle stime degli analisti di 987,3 milioni di dollari secondo i dati raccolti da LSEG. I ricavi provenienti da hardware e accessori, che comprendono videogiochi nuovi e usati, sono diminuiti di circa il 12% nel trimestre.

La nota testata videoludica Ign pone l’accento infine su di un’altra questione: stride infatti con la notizia delle chiusure quella che il chiacchierato amministratore delegato Cohen potrebbe ricevere un incredibile bonus da 35 miliardi di dollari in stock option se riuscirà a raggiungere performance finanziare molto positive. Performance che però al momento appaiono sempre più fuori portata.

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