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etichetta bevande alcoliche

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Per l’Oms l’Europa ha bisogno di etichette di avvertimento sulle bevande alcoliche

L'alcol causa circa 800.000 morti all'anno nella Regione europea dell'Oms e ancora troppe poche persone sanno che esiste un legame tra alcol e cancro, ma solo 4 Stati membri dell'Ue applicano delle etichette che segnalano i rischi per la salute. Ecco perché l'Oms ne raccomanda l'introduzione. Fatti, numeri e commenti

 

C’è chi sostiene che non bisognerebbe mai berne e chi invece si limita a raccomandarne un consumo responsabile. Sulle bevande alcoliche è difficile mettere d’accordo gli esperti ma l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha le idee chiare e chiede all’Europa un’etichettatura obbligatoria, trasparente e uguale per tutti.

PERCHÉ UN’ETICHETTA PER LE BEVANDE ALCOLICHE

In un recente rapporto dal titolo “Alcohol health warning labels: a public health perspective for Europe”, l’Oms/Europa sottolinea l’urgente necessità di un’etichettatura obbligatoria e standardizzata sulle bevande alcoliche.

“Questa misura semplice e poco costosa – afferma l’organizzazione – può mettere i consumatori in condizione di fare scelte informate che possono contribuire a ridurre i danni legati all’alcol”, sensibilizzandoli in particolare riguardo alla consapevolezza che il consumo di alcol può portare al cancro.

Inoltre, secondo il rapporto, più di tre quarti degli intervistati è favorevole all’iniziativa.

DECESSI LEGATI ALL’ALCOL

Stando a quanto si legge nel documento, “l’alcol causa circa 800.000 morti all’anno nella Regione europea dell’Oms, che ospita i bevitori più accaniti del mondo”.

Inoltre, per l’Oms, “molti Paesi della Regione non hanno ancora compiuto progressi significativi nell’attuazione di politiche di riduzione dei danni causati dall’alcol” e “nonostante il cancro sia la principale causa di morte dovuta all’alcol nell’Unione europea, la consapevolezza pubblica del legame tra alcol e cancro rimane bassa in modo allarmante”.

QUANTO (NON) NE SAPPIAMO

Da uno studio dell’Oms/Europa riportato nel rapporto, condotto in 14 Paesi della Regione europea (Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia), si scopre infatti che solo il 15% degli intervistati sapeva che l’alcol causa il cancro al seno e solo il 39% era a conoscenza del suo legame con il cancro al colon.

“Questi tumori – scrive l’Oms – rappresentano la percentuale più alta di tumori legati all’alcol nell’Ue tra le donne (cancro al seno) e gli uomini (cancro al colon)”.

Tuttavia, il Piano europeo per la lotta contro il cancro fissa l’obiettivo di raggiungere una riduzione relativa di almeno il 10% del consumo di alcol entro il 2025 e una delle attività chiave del Piano è lo sviluppo di proposte per fornire informazioni nutrizionali e sanitarie sulle bevande alcoliche.

Analogamente, sia il Piano d’azione globale sull’alcol 2022-2030 che il Quadro d’azione europeo sull’alcol 2022-2025, approvati e adottati rispettivamente da tutti gli Stati membri dell’Oms, propongono azioni prioritarie per affrontare i danni legati all’alcol, tra cui lo sviluppo e l’attuazione di requisiti di etichettatura per le bevande alcoliche.

I PAESI CHE ETICHETTANO LE BEVANDE ALCOLICHE

Attualmente sono 4 gli Stati membri dell’Ue che dispongono di una legislazione sulle avvertenze sanitarie in etichetta: Francia, Germania, Irlanda e Lituania. Anche la Norvegia si sta muovendo in questa direzione.

In Irlanda è stato previsto un periodo di transizione di tre anni ma dal 22 maggio 2026 tutti i prodotti alcolici dovranno riportare un messaggio di avvertimento in cui ci sarà scritto che “il consumo di alcol provoca malattie del fegato” e che “esiste un legame diretto tra l’alcol e i tumori mortali”, accompagnato da un pittogramma che simboleggia la gravidanza e un link a un sito web.

Le etichette auspicate dall’organizzazione sono invece più comuni in altri Stati membri della Regione europea dell’Oms, 10 dei quali hanno imposto messaggi di avvertimento sanitario sulle etichette: Armenia, Bielorussia, Israele, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Russia, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan.

Avvertenze sanitarie obbligatorie (testuali o che combinano testo e pittogramma) sono presenti anche in molti altri Paesi del mondo, come Australia, Cile, Messico, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Sudafrica e Stati Uniti.

LE ETICHETTE SONO EFFICACI?

Per essere efficaci, secondo l’Oms, le etichette con le avvertenze dovrebbero essere obbligatorie, chiare, ben visibili, uguali per tutti e in formato solo testuale o combinate con pittogrammi perché, sebbene l’industria dell’alcol sia generalmente favorevole all’introduzione di codici QR sui prodotti, uno studio pilota ha dimostrato che solo lo 0,26% degli acquirenti li ha scansionati per ottenere informazioni sulla salute.

Ma in merito al reale impatto delle etichette sul consumo di bevande alcoliche, i pareri sono discordanti e mancano chiare indicazioni. Per esempio, per il professor Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità e vicepresidente della Federazione delle società scientifiche europee sulle dipendenze (Eufas), “nessun consumatore si scoraggerebbe nel leggere ‘minore è il consumo, minore il rischio per la salute'” perché “chi beve già lo sa”. “Tra l’altro – ha aggiunto -, come dimostrato dalla Joint Action europea Rarha, circa il 90% dei consumatori giudica insufficienti le informazioni in etichetta e ne vorrebbe di più”.

Invece, secondo Vincenzo Russo, professore di Psicologia dei consumi e neuromarketing, un’eventuale etichetta che riporti i rischi per la salute legati al consumo di vino sarebbe inutile perché, se si fa un paragone con i messaggi di allarme presenti sui pacchetti di sigarette, una ricerca neuroscientifica con fRMI “ha dimostrato che alla vista del messaggio i non fumatori si attivano con l’insula (disgusto) producendo un allontanamento, ma i fumatori si attivano con il Nucleo accumbens (l’area del piacere), trasformando il messaggio da respingente a preludio dell’arrivo di ciò che piace, ovvero la sigaretta”. E dunque, per Russo, “probabilmente, questi messaggi sul vino non modificheranno così profondamente il mercato”.

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