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Perché in Ucraina la guerra della Russia continuerà

Sulla base di quanto visto nelle prime settimane di questa guerra, è lecito nutrire dei grossi dubbi sulla capacità delle forze russe. Tuttavia, Putin si fermerà solo sul terreno e non al tavolo dei negoziati. Il post di Gianmarco Volpe, global desk chief di Agenzia Nova

 

Sulla base di quanto visto nelle prime settimane di questa guerra, è lecito nutrire dei grossi dubbi sulla capacità delle forze russe di perseguire questi obiettivi. Vero è che l’offensiva nell’est e nel sud dell’Ucraina è diversa rispetto a quella condotta nel nord, su Kiev e su Chernihiv.

L’esercito invasore ha ora a che fare con un fronte meno ampio e con un territorio meno urbanizzato, dunque più congeniale all’avanzata. Tuttavia, i russi appaiono ancora sottonumero, sono più stanchi e demoralizzati, sono più esposti ai contrattacchi ucraini. Finora hanno mostrato enormi difficoltà a conquistare i maggiori centri abitati e Odessa, dove è impossibile sbarcare via mare, sarà un affare maledettamente complicato.

Sono difficoltà delle quali i generali russi (quelli ancora in vita) sono ben consapevoli. Alzare il tiro e includere Odessa tra gli obiettivi militari risponde forse alla volontà d’intimorire i leader ucraini e di predisporli a sanguinose concessioni territoriali. C’è un punto che però temo vada ribadito: la Russia non si fermerà al tavolo dei negoziati, bensì sul terreno.

Trovo comprensibile la ricerca di un ruolo europeo in questa crisi, che favorisca un dialogo tra le parti e un accordo per il cessate il fuoco. E tuttavia ho paura che sia un esercizio sterile, utile solo a raccogliere qualche consenso interno (è il caso di Macron, che in campagna elettorale auspica una mediazione europea ma intanto invia in Ucraina missili anti-carro Milan e obici Caesar).

Perché – piaccia o meno – questo è ancora il tempo delle armi, e lo sarà fino a quando la Russia non avrà esaurito la sue opzioni militari. Perché esiste l’Ucraina, che avrà ragione di ritenere di poter ricacciare indietro gli invasori anche a fronte di perdite territoriali contingenti. E perché l’Europa non è e mai sarà spettatrice imparziale: fin dove alla Russia sarà dato spingersi, sulla strada per Odessa, lì l’Europa avrà la sua nuova frontiera. E questa è un’altra delle inevitabili conseguenze del 24 febbraio.

(Estratto dal profilo Facebook di Volpe)

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