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Francia

Un attacco terroristico fa tornare il terrore in Francia. E la paura che possa ripetersi potrebbe influenzare il voto

 

Conto alla rovescia per il primo turno di elezioni in Francia: il 23 Aprile, saranno ben 11 i candidati che si sfideranno nella corsa all’Eliseo, ma sono solo 5 quelli che, secondo gli ultimi sondaggi, potranno accedere al quasi certo ballottaggio del 7 maggio. Parliamo di Marine Le Pen, Emmanuel Macron, Jean-Luc Melenchon, Francois Fillon e Benoit Hamon.

I cinque sembrano distanziarsi solo di pochi punti. E se prima Marine Le Pen e Emmanuel Macron sembravano essere i protagonisti dell ballottaggio, ora la sfida potrebbe essere tra due candidati antisistema Le Pen e Mélenchon. Uno scenario, però, che fa tremare i mercati.

Intanto, un nuovo attentato fa tornare il terrore in Francia. Approfondiamo insieme.

Attentato in Francia

A poche ore dal voto, un altro attentato colpisce il cuore della Francia. Giovedì sera, 20 Aprile, verso le 21, un uomo ha aperto il fuoco con un kalashnikov contro la polizia, sul celebre viale degli Champs-Elysées. Un agente è morto, due gravemente feriti (che comunque sono fuori pericolo). Anche l’aggressore ha perso la vita nel conflitto a fuoco. L’Isis ha già rivendicato l’attacco. L’indentità dell’attentatore non è stata ancora diffisa, ma si tratterebbe del francese Karim Cheurfi, 39 anni.

Che il terrore che possa ripetersi influenzerà la decisione nelle urne? Di questo ne è convinto, tra gli altri, Donald Trump. 

Tutti i candidati

1. Philippe Poutou (Nuovo partito anti capitalista)
2. Jean Lassalle (Indipendente)
3. Jacques Cheminade (Solidarietà e progresso).
4. François Fillon (Les Republicains)
5. Emmanuel Macron (En Marche!)
6. Marine Le Pen (Front National)
7. Benoit Hamon (socialista)
8. Jean Luc Melanchon (La France insoumise)
9. Nicolas Dupont-Aignan (Debout la Republique),
10. Nathalie Arthaud (Lotta operaia)
11. François Asselineau (Unione popolare repubblicana)

Marine Le Pen e il referendum sulla Frexit

FrexitFiglia del fondatore del partito di estrema destra francese, Marine Le Pen è scesa in politica nel 1998, dopo essersi laureata in Giurisprudenza. Nel 2011, diventa presidente del Front National, ma viene espulsa nel 2015 a causa di alcunefrasi negazioniste sullo sterminio degli ebrei. Il grande ritorno è datato al 3 settembre del 2016, quando annuncia la sua candidatura all’Eliseo.

Quello di Le Pen è un programma elettorale scritto in 144 punti, per “amore della Francia”. La canditata all’Eliseo promette la convocazione del referendum su quella che è stata ribattezzata “Frexit, annuncia un negoziato per l’uscita del Paese dall’Unione europea, dalla moneta unica e dalla Nato e la sospensione immediata di Schengen.

E ancora: promette il ripristino dei confini nazionali, la riduzione dell’immigrazione legale e altre restrizioni per i richiedenti asilo.

Emmanuel Macron, l’ex Ministro dell’economia

Ex ministro dell’Economia del governo Valls, Emmanuel Macron ha deciso di correre per l’Eliseo con il partito di centro che lui stesso ha fondato e che ha chiamato En Marche! (In marcia).

Il programma prevede, tra le altre cose, il taglio dell’aliquota fiscale per le imprese, più flessibilità di negoziare l’orario di lavoro a livello aziendale, accesso ai sussidi di disoccupazione per tutti i lavoratori, compresi gli autonomi, e incentivi fiscali alle imprese che assumono chi proviene da aree disagiate.

Da centrista indipendente, Macron durante la campagna elettorale ha promesso che si sarebbe occupato delle classi medie, da oggi dimenticate.

Jean-Luc Mélenchon: il “terzo uomo” della gauche

A disturbare i piani dei primi due candidati, c’è Jean-Luc Melenchon, uomo della sinistra radicale, che nelle ultime settimane risale i sondaggi.

Anche il programma del candidato della gauche promette la rinegoziazione dei trattati europei e una trattativa per abolire le norme sulla disciplina di bilancio Ue. Sostiene il passaggio dal sistema presidenziale a uno parlamentare, invoca maggiori poteri ai cittadini per promuovere referendum e revocare i parlamentari, e la tassazione al 100% di tutti i redditi sopra i 400mila euro.

Dal punto di vista energetico, Mélenchon promette lo stop al nucleare e alle fonti fossili, il sostegno alle rinnovabili, che dovranno coprire il 100% del fabbisogno energetico nel 2050. In politica estera, come la Le Pen, promette il ritiro dalla Nato e il ripristino delle relazioni con la Russia.

Francois Fillon: penalizzato dagli scandali

Consigliere municipale, poi regionale, deputato, senatore, ministro e primo ministro, Francois Fillon è sempre stato un uomo molto impegnato in politica. Gli manca solo la Presidenza.

La sua candidatura, però, è stata oscurata dallo scandalp Penelopegate. Il giornale francese Canard Enchaîné sostiene che la moglie del candidato repubblicano, Penelope, abbia guadagnato, in otto anni come assistente parlamentare del marito, oltre 500mila euro lordi senza di fatto svolgere alcuna funzione. Situazione simile per i figli.

Concentrandoci sul programma, Fillon promette il taglio di mezzo milione di impieghi pubblici, e il taglio della spesa pubblica di 100 miliardi di euro in cinque anni per ridurre il debito.

Propone la rinuncia alle 35 ore di lavoro settimanale e l’aumento progressivo dell’orario dei dipendenti pubblici a 39 ore. Intende imporre il divieto dei costumi da bagno islamici, i burkini, e vorrebbe introdurre la divisa a scuola.

Spera in una collaborazione con Russia, Iran e regime siriano per combattere lo Stato islamico.

Benoit Hamon e la lotta per la legalizzazione per la marijuana

Vincitore delle primarie, con la vittoria sul Primo ministro Manuel Valls, con il 58% delle preferenze, Benoit Hamon è conosciuto come “il Bernie Sanders di Francia” per la sua lotta alla legalizzazione della marijuana e per la volontà di istituire un reddito di cittadinanza pari a 750 euro al mese a tutti, senza condizioni.

Favorevole all’immigrazione, il candidato all’Eliseo promette anche una Francia più green. Intende dire addio al diesel entro il 2015. E ancora: vorrebbe abrogare la legge sul lavoro.

I mercati tremano

Ad attendere con ansia i risultati del primo turno di elezioni sono i mercati, che non accoglieranno bene, secondo analisti, opinionisti ed economisti, una eventuale vittoria (o promozione ai ballottaggi) di Marine Le Pen, che punta ad un’uscita dall’Europa e dall’euro.

La Frexit invocata dalla Le Pen provocherebbe una reazione dei mercati “violenta”, secondo Antoine Lesné, responsabile Strategia e Ricerca di SPDR ETFs per l’area EMEA di State Street Global Advisors. “Gli asset rischiosi potrebbero subire drastiche perdite. Le obbligazioni tedesche potrebbero non offrire un rifugio sicuro. Per quanto riguarda l’OAT, il rischio di default diventerebbe non trascurabile se il franco dovesse essere svalutato. Le asset class come l’oro, quindi, rappresenterebbero un rifugio più sicuro in attesa di sviluppi, fino a quando la nuova direzione di un cambiamento così radicale diventerà più chiara”, ha affermato Lesné.
Stesso scenario, ovviamente, anche se vincesse il Jean-Luc Melenchon.

Lo Spread ai massimi

La tensione dei mercati si rispecchia nell’ampliarsi dello spread tra i decennali francesi e gli omologhi tedeschi (70 punti base contro i 60 di fine marzo).

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