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Il dieselgate ha cambiato il mercato dell’auto. Per sempre

Dieselgate

Gli scandali dieselgate hanno indirizzato il mercato dell’auto elettrica verso una strada obbligata: quella delle auto elettriche e del dire addio al diesel

 

Mentre Volkswagen ha ammesso tutte le sue responsabilità per aver frodato le autorità degli Stati Uniti, Fca è sotto inchiesta in Francia per aver truccatole emissioni di alcune sue vetture. Stessa sorte è toccata negli ultimi mesi a Renault, accusata di aver sistematicamente falsato, per gli ultimi 25 anni, le prove sulle emissioni inquinanti dei suoi motori.

L’inchiesta avviata sulla casa automobilistica tedesca e dilagata in mesi di lotte in tribunali, ritiri delle auto, modifiche, valutazione dei danni e risarcimenti, è stata la scintilla che ha fatto scattare l’allarme e che ha portato le autorità a far luce su quanto dichiarato dalle aziende dell’automotive (si pensi che il governo francese ha affidato un’indagine alla Direzione generale della concorrenza, del consumo e controllo delle frodi con l’obiettivo di far luce sulle emissioni inquinanti di tutte le marche di auto). Ma non solo.

Quell’inchiesta e quelle che l’hanno succeduta hanno provocato qualcosa di ben più forte: hanno cambiato, per sempre, il mercato dell’auto. Più batterie e meno diesel.

Londra ha già avviato un sistema di incentivi, per esempio, per la sostituzione delle auto più inquinanti della città. Ma andiamo per gradi.

Volkswagen ammette le colpe. E risarcisce

volkswagenA settembre 2015, la US Environmental Protection Agency denunciava il Gruppo Volkswagen per l’utilizzo di un “defeat device” nei motori motori diesel. Le auto del brand tedesco, dunque, producevano emissioni ben più alte rispetto a quelle legalmente consentite dai regolamenti federali e statali americani, ma riuscivano a superare i test grazie a un dispositivo che riconosceva quando l’auto era in prova dalle autorità.

Dopo mesi di indagini e di accese polemiche intorno alla questione, Volkswagen a marzo 2017 si è dichiarata colpevole davanti alla giustizia americana di frode e costruzione alla giustizia. L’ammissione di colpa non stupisce. Tutto era già previsto nell’accordo raggiunto in gennaio 2017: la casa tedesca si sarebbe dichiarata colpevole e si sarebbe impegnate a pagare 4,3 miliardi di dollari in sanzioni civili e penali.

Fca sotto inchiesta. In America e in Francia

Sotto la lente di ingrandimento delle autorità Americane è finita anche l’italiana Fca, con l’accusa rivolta alla casa nostrana è di aver truccato le emissioni di 104mila veicoli diesel (Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram prodotti nel 2014-2016). Ad indagare sulla questione sono l’Epa, l’Agenzia ambientale americana, e il Dipartimento di Giustizia Usa.

L’indagine avviata dal Dipartimento di Giustizia apre nuovi scenari per le possibili conseguenze per Fca. Se fino ad ora, infatti, il rischio era quello di una multa Epa fino a 4,6 miliardi di dollari, ora se la casa automobilistica dovesse risultare colpevole potrebbero esserci anche conseguenze penali.

fcaE ancora. Nelle ultime ore, anche i magistrati francesi avrebbero aperto ufficialmente un’inchiesta nei confronti di Fca, sempre in merito alla manipolazione delle emissioni delle auto. Già a febbraio 2017 l’azienda era finita sotto i riflettori dell’autorità antifrode di Parigi, che aveva poi trasmesso le sue conclusioni al tribunale di Parigi.

FCA , però, continua a respingere le accuse e sostiene che i suoi veicoli diesel sono pienamente conformi alle norme in materia di emissioni, come confermato dalla sola Autorità competente riguardo alle omologazioni di FCA, il Ministero Italiano dei Trasporti.

Anche Renault sotto accusa

E’ finita sotto accusa anche Renault. Secondo un rapporto confidenziale della Direzione generale della concorrenza, del consumo e controllo delle frodi francese, infatti, la casa automobilistica sarebbe accusata di “strategia fraudolente” per aver sistematicamente falsato, per gli ultimi 25 anni, le prove sulle emissioni inquinanti dei suoi motori.

Nel documento di accusa si sostiene che “Renault sta ingannando i consumatori in materia di controlli tra cui controllo regolamentare l’approvazione delle emissioni di sostanze inquinanti”. Vi sarebbero, infatti, “differenze significative tra le prestazioni di alcuni motori Renault durante i test di laboratorio e quando usato in condizioni reali”.

RenaultLa casa automobilistica avrebbe installato “un dispositivo fraudolento che modifica in particolare il funzionamento del motore per ridurre le emissioni di NOx (ossidi di azoto) in condizioni specifiche della prova di omologazione”, ingannando le autorità fin dal 1990.

Sarebbero coinvolti nello scandalo ben 900 mila autovetture, anche se non si conoscono con certezza i modelli. Come Fca, anche Renault avrebbe respinto le accuse.

La corsa all’auto elettrica

Se da una parte, lo scandalo dieselgate ha fatto innescare nuove inchieste, dall’altra come accennavamo ha cambiato radicalmente il mercato dell’auto, spingendo le principali case automobilistiche europee a virare sull’auto elettrica.

Negli ultimi mesi sono aumentati i progetti in tal senso. Partiamo proprio da VolksWagen, che prova a riabilitarsi sul mercato puntando all’auto a batteria. Secondo il piano strategico “Together – Strategy 2025”, la casa dovrebbe lanciare entro il 2025, 30 nuovi modelli di auto elettriche.

auto elettricaAnche Mercedes-Benz prepara l’offensiva per scendere in campo, in modo deciso, nel settore. Nelle scorse settimane, infatti, è stato raggiunto un accordo quadro per il processo di modernizzazione dello storico stabilimento di Untertürkheim, centro di riferimento per la rete di produzione powertrain. Azienda e Consiglio di fabbrica assicureranno una costante crescita della produzione di motori tradizionali e, allo stesso tempo, intendono prepararsi alle future sfide dell’elettromobilità.

E mentre Bmw migliora e amplia la gamma “i”, quella dedicata alle batterie, Opel prova a conquistare il mercato con la sua Ampera. Ad entrare in partita anche l’italiana Fca, con un’auto a guida autonoma, la Portal.

L’addio al diesel

C’è un’altra cosa che hanno chiarito i vari scandali sulle emissioni: dire addio alle auto diesel. Si tratta di una strada obbligata e Londra lo ha già capito.

Il Westminster City Council di Londra ha deciso che, a partire dal 3 aprile, le vetture a gasolio, indipendentemente dalla loro classe di emissione, per parcheggiare nelle aree centrali della capitale inglese, inclusa buona parte del West End, pagheranno il 50% in più degli altri veicoli. Si spera in questo modo di incentivare la scelta di veicoli elettrici o ad altri trazioni, a basse emissioni. E non è tutto.

Obiettivo di Londra e del sindaco Sadiq Khan è rottamare i veicoli diesel che circolano per la città, entro due anni. Ma quanto potrebbe costare una decisione simile? Almeno 515 milioni di sterline (643 milioni di dollari), scrive Bloomberg.

Vediamo nello specifico. I conducenti dei 70.000 di furgoni e minibus più inquinanti della capitale del Regno Unito dovrebbero ricevere 3.500 sterline di incentivo per dire addio ai propri veicoli e scegliere mezzi meno inquinanti. I 10.000 conducenti dei taxi più vecchi di Londra dovrebbero ricevere 1.000 sterline ciascuno (a cui però andrebbe ad aggiungersi un ulteriore sostegno economico dell’ufficio del sindaco).

Ben 130.000 famiglie, invece, avranno diritto a 2.000 sterline per “credito di mobilità”, per la demolizione delle loro auto a gasolio.

La decisione del sindaco Sadiq Khan di rottamare tutti i veicoli diesel che circolano per la città fa seguito alle promesse fatte in tema ambientale, durante la campagna elettorale dello scorso anno. Il primo cittadino di Londra, infatti, concentrerà tutti i propri sforzi per la riduzione delle emissioni nocive di biossido di azoto provenienti dai veicoli diesel, che rappresentano, ancora oggi, la metà delle vendite auto del regno Unito.

L’impegno di tagliare le emissioni, più che una promessa, rappresenta un dovere per il Sindaco: sempre come riporta Bloomberg, Londra registra tra i peggiori dati sull’inquinamento a livello europeo. Lo smog causa quasi 10.000 morti premature l’anno, secondo una ricerca effettuata dal Gruppo di ricerca ambientale del King College di Londra.

“Lo stato tossico dell’aria nella nostra città non ci lascia altra scelta che rottamare i veicoli più inquinanti”, ha detto Khan, in una mail in cui invitata il governo britannico a rivedere alcune norme che incoraggiano i conducenti all’acquisto di auto diesel.

I costi del piano di rottamazione diesel, secondo  Transport for London, potrà essere abbattuto se il programma si estendesse a livello nazionale.

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