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Fintech, che cosa succederà con l’ingresso di Apple, Alibaba, Amazon, Google e Facebook

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Il ruolo e il futuro delle banche e le nuove aziende tecnologiche, la concorrenza e il ruolo dei consumatori. E gli scenari con l’entrata di Apple, Alibaba, Amazon, Google, Facebook nel settore. Ecco la posizione del presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella.

“Lo sviluppo di nuove forme di attività e di nuovi operatori per effetto dell’evoluzione tecnologica (FinTech), sta radicalmente cambiando la fisionomia del mercato bancario tradizionale, determinando, da un lato, la crescita delle imprese Fintech, dall’altro, la modifica del modello tradizionale di erogazione dei servizi e dei prodotti ed anche un mutamento del rapporto banca-cliente”. Lo ha detto il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella in occasione dell’inaugurazione del corso di alta formazione “Fintech e diritto” all’Abi (Qui la relazione completa).

LE PECULIARITÀ DEL FINTECH: LE INFORMAZIONI COME ‘CARBURANTE’

“Se non stiamo assistendo al tramonto del c.d. sistema banco-centrico che a lungo ha contraddistinto la storia del nostro ordinamento finanziario, certamente ci troviamo di fronte ad evoluzioni che lasciano intravvedere un possibile ridimensionamento del ruolo degli intermediari tradizionali”, ha sottolineato Pitruzzella secondo il quale però non si può non dire che “le imprese Fintech rappresentano ‘un’opportunità per l’intera economia: per i consumatori, che potranno ottenere servizi di alta qualità a basso costo; per le imprese, soprattutto quelle di minore dimensione, che potranno più facilmente accedere a una più vasta gamma di fonti di finanziamento; per gli stessi intermediari tradizionali, che attraverso il ricorso alla tecnologia potranno accrescere la propria efficienza e offrire servizi finanziari digitali innovativi’”. Per il presidente dell’Antitrust occorre, tuttavia, comprendere il significato e l’impatto degli sviluppi della finanza tecnologica tenendo a mente che “la vera miniera, o meglio, il carburante da cui trae alimento il Fintech è l’acquisizione e l’elaborazione delle informazioni: parliamo infatti di imprese che fanno sì concorrenza agli intermediari tradizionali perché sono più agili e snelle, ma non hanno la struttura e il contatto con il cliente che ha l’operatore tradizionale: per questo diventa centrale acquisire altrimenti l’informazione ed elaborarla: di qui il ruolo centrale della nuova direttiva che consente la circolazione dei dati”. Questo insieme di novità sta già cambiando lo scenario competitivo, “favorendo l’azione delle Fintech su tale terreno e accrescendo altresì l’importanza per gli operatori tradizionali di ricercare alleanze (non a caso, oggi una grande banca su due ha già una partnership importante con una fintech in Europa e, secondo Accenture, in tre anni saranno l’80%)”, ha ricordato Pitruzzella.

FINTECH E CONCORRENZA, PITRUZZELLA APPREZZA

“Da un punto di vista concorrenziale, l’impatto dell’azione delle imprese FinTech sul settore non può che sollecitare un giudizio di apprezzamento – ha osservato Pitruzzella –: in conseguenza della trasformazione digitale, ciò a cui stiamo assistendo è una intensificazione della concorrenza (tanto all’interno dell’industria bancaria quanto all’esterno) ad opera di soggetti non tradizionali che stanno disintermediando la filiera su segmenti specifici della catena di valore. E questo non può non avere un benefico effetto sul tono competitivo del settore (per lunghi anni percepito come sorta di foresta pietrificata) poiché le nuove imprese Fintech, inasprendo la concorrenza nel mercato dei servizi finanziari ed erodendo i margini di profitto, fungono da stimolo per gli operatori tradizionali e per lo sviluppo di importanti segmenti del settore finanziario”. D’altro canto,  ha chiarito il presidente dell’Antitrust “c’è anche un altro dato che vale la pena richiamare perché costantemente messo in luce da tutte le analisi di settore (da ultimo, da un’Indagine condotta da Banca d’Italia e pubblicata a dicembre 2017): esso attiene al ritardo dei player esistenti che ‘in molti casi non stanno ancora al passo con questa ondata di investimenti in innovazione, a causa in particolare dei retaggi tecnologici (le c.d. legacy technologies”), della scarsa rapidità con cui le banche sono in grado di far proprie le nuove tecnologie’. La sfida, dunque, che simili processi pongono tocca da vicino gli istituti di credito in quanto le dinamiche descritte hanno un effetto altamente destabilizzante sugli equilibri storicamente prevalenti in un dato settore”. Per gli intermediari tradizionali come negli altri settori investiti dalla rivoluzione digitale, in sostanza, “la vera prova non è quella di resistere ai cambiamenti tecnologici, ma di percorrere i sentieri da questi tracciati: sentieri che conducono spesso verso nuovi equilibri e lungo i quali mutano anche le relazioni competitive tra le imprese”, facendo nascere “nuovi filoni di business per le banche che oggi si trovano dinnanzi ad un bivio: o la disintermediazione le spingerà progressivamente ai margini del mercato oppure decidono di partecipare alle novità, di attrezzarsi e competere, per esempio attraverso la strada che alcuni grandi operatori nazionali stanno già percorrendo, cioè quella delle alleanze”.

IL PROBLEMA È L’ANONIMATO

I problemi nascono invece dal fatto che “sono transazioni caratterizzate da un certo grado di anonimato: quindi, c’è un problema di tracciabilità e di utilizzo per fini illeciti (riciclaggio) ed anche di tutela di chi ne fa uso, cioè dei clienti (perché la moneta virtuale ha un prezzo che varia continuamente). Si ripropone, insomma, qui il tema tradizionale di come regolamentare l’innovazione senza limitarla, ma anche quello, non meno importante sul piano competitivo, dell’applicazione uniforme delle regole – osserva il presidente dell’Antitrust –: tanto più in un ambito delicato e fortemente regolamentato quale il settore bancario, dove – è bene non dimenticarlo – dietro ogni regola c’è un interesse pubblico rilevante ritenuto meritevole di tutela (tutela del risparmio e della fiducia della clientela, stabilità del sistema bancario e del sistema economico tutto, sicurezza del sistema dei pagamenti, ecc..), sì da giustificare l’adozione di quella specifica regola”.

PROFILI DI RILEVANZA ANTITRUST DEL FINTECH

“Anche in questo settore – precisa Pitruzzella – la missione dell’Autorità Antitrust resta quella di garantire che i mercati restino un luogo aperto dove i più meritevoli possano entrare, affermarsi ed efficacemente competere senza subire i comportamenti ostruzionistici degli incumbents, e quella di far sì che i crocevia attraverso cui passa l’innovazione restino liberi e sgombri, rimuovendo le possibili barriere all’accesso”. In particolare, “nelle nuove strutture del mercato e lungo le differenti catene del valore possono venirsi a creare profili di integrazione verticale peculiari e del tutto nuovi rispetto al passato, come anche differenti e nuove sono le possibilità di sfruttare le economie di rete che caratterizzano i nuovi operatori. Pensiamo soltanto all’effetto dirompente che può avere l’ingresso delle big four (Apple, Google, Facebook e Amazon) che in realtà diventano le big six con Alibaba (dunque Alipay) e Microsoft nel settore del credito: sono loro, a ben vedere, i nuovi più temibili concorrenti, perché hanno un marchio potente, milioni di utenti, operatività e relazioni su scala globale, la tecnologia”.

FINTECH E CONSUMATORE

“La disintermediazione che il web determina, e la perdita dell’elemento fiduciario implicito nella componente di servizio umana, in un settore complesso come quello finanziario, possono sottoporre i consumatori al rischio di insufficiente comprensione delle caratteristiche dei prodotti e servizi offerti, oltre a fornire occasione per la fornitura, ad es., di prestazioni non richieste”, sottolinea Pitruzzella che va oltre affrontando il tema della sicurezza. “Più che in altri settori, è necessario che i sistemi di cyber-security siano affidabili e tutelanti per gli utenti. Ma altrettanto importante è che gli operatori non abusino della disponibilità dei consumatori ad accettare in nome della sicurezza condizioni squilibrate o indesiderate, o comportamenti scorretti”. In conclusione, dunque, “anche la tutela diretta del consumatore viene a svolgere una funzione cruciale per il corretto funzionamento dei mercati: infatti, migliorando la qualità del rapporto banca-cliente, essa è essenziale non solo perché accresce la fiducia nel sistema e contribuisce, alla stabilità dello stesso, ma anche in quanto rafforza la dinamica competitiva; inoltre, favorendo l’afflusso del risparmio verso il sistema finanziario, consente l’immissione dello stesso nel ciclo produttivo, alimentando così la crescita economica”.

IL RUOLO DEI BIG DATA

“È sempre più evidente che i dati sono destinati a svolgere un ruolo centrale nella rivoluzione digitale che stiamo vivendo. La loro importanza sta crescendo in modo esponenziale, in termini di uso, varietà, volume e velocità – ha proseguito Pitruzzella –. Sono, insomma, l’elemento chiave di concorrenza: le piattaforme del big tech ad esempio offrono ai gestori informazioni uniche: di ciascuna azienda si conoscono i prodotti, le vendite, il gradimento presso i consumatori; si possono inferire i gusti e il tenore di vita dei consumatori; si sa chi paga e chi no; la massa di dati è enorme. Alla fine si imporrà chi sarà più bravo a leggere e ad elaborare informazioni. Tuttavia, appare necessario che il loro utilizzo venga attentamente studiato, per comprendere le implicazioni di natura concorrenziale e le ricadute sulla struttura dei mercati. Ciò al fine di evitare che si determinino alterazioni delle corrette dinamiche concorrenziali con conseguente perdita di benessere per i consumatori”.

LE BANCHE E LE INCOGNITE DEL FUTURO Fintech

I nuovi scenari di mercato pongono dunque una sfida soprattutto per il sistema bancario, ma secondo Pitruzzella se da un lato è vero che la “concorrenza rende più difficile la vita alle imprese”, dall’altro “irrobustisce anche i muscoli, sviluppa gli anticorpi necessari alla sopravvivenza e all’affermazione nel lungo periodo. Dunque, possiamo dire che essa ha il valore di un’assicurazione – ha aggiunto il presidente dell’Antitrust -: per i singoli intermediari perché, allenati alla competizione, avranno la forza di trovare dentro di sé le risorse per superare le non prevedibili sfide del mercato; ma è anche un’assicurazione sociale poiché la concorrenza produce benefici alla collettività, concretamente visibili e percepibili solo nel lungo periodo”.

“PIÙ COSE POSITIVE CHE NEGATIVE DAL MUTAMENTO IN ATTO”

In conclusione, spiega Pitruzzella, “lo sviluppo di soggetti diversi dalle banche, lo sviluppo dell’area Fintech, lo sviluppo del finanziamento di mercato alle imprese sono tre fenomeni che mirano tutti ad erodere l’attività tradizionale di erogazione del credito delle banche. Essi ci dicono che l’ecosistema in cui le banche operano sta diventando sempre più competitivo e questo nuovo contesto contiene certamente degli elementi di rischio per le banche: però allo stesso tempo, schiude anche delle possibilità. Dunque, questa accresciuta competizione non necessariamente mette fuori gli operatori tradizionali, perché genera anche delle opportunità che possono essere colte”. E in definitiva, in questo mutato sistema competitivo “si possono veder le cose più positive che negative: da un lato, il sistema bancario può trovare altre vie di supporto e di redditività (la consulenza alle imprese e l’accompagnamento sul mercato), dall’altro, le imprese che innovano e fanno sviluppo possono trovare nuove e più accessibili fonti di finanziamento. E queste nuove fonti sono non solo i nuovi soggetti che vanno emergendo per via dell’innovazione normativa e tecnologica, e che fanno concorrenza alle banche, ma anche gli investitori che operano sul mercato (emissione di titoli sul mercato). Il tutto con effetti positivi anche sui risparmiatori che, in mercati maturi, possono trovare occasioni ulteriori per investire le risorse”, ha concluso Pitruzzella.

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