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Uber-Taxi: il decreto del Governo in 5 punti. Tassisti in sciopero

Uber Fisco Taxi

Il Governo ha presentato una bozza di Decreto per risolvere le questioni Ncc-Uber-Taxi, ma alle auto bianche la soluzione non piace e alcune categorie hanno confermato lo stop per la giornata di giovedì 23 marzo

 

Il Governo (almeno formalmente) ha fatto la sua parte, sfornando, in poche settimane una bozza di decreto che dovrebbe mettere a tacere le proteste dei tassisti contro Ncc e Uber. Meglio, avrebbe dovuto, perchè le proposte fatte da Palazzo Chigi non hanno convinto tutti gli autisti delle auto bianche, che hanno deciso di confermare lo sciopero. Ma andiamo per gradi.

Il Decreto del Governo su Uber-Taxi, in 5 punti

Risolvere una volta per tutte la questione Uber-Taxi (e Ncc). Era questo l’obiettivo della bozza di decreto redatta dal Governo Gentiloni, che regolamenta “l’utilizzo di tecnologie di chiamata a distanza come, a titolo esemplificativo, radio taxi o sistemi equipollenti o applicazioni web aventi analoghe funzioni. Le tecnologie di chiamata a distanza non sostituiscono il tassametro, ove previsto, ai fini della determinazione del costo del servizio per l’utente”, si legge nella bozza di decreto.

Cinque i punti fondamentali trattati: la lotta all’abusivismo, un registro per le nuove applicazioni, più poteri alle regioni, rientro i rimessa degli Ncc e uso collettivo dei taxi.
1. Primo obiettivo del decreto è contrastare l’abusivismo, grazie a nuove “disposizioni attuative al fine di evitare pratiche di esercizio abusivo” nelle attività di noleggio con conducente e del servizio taxi.

2. Sempre per combattere l’abusivismo, il Governo ha pensato di dare vita ad un registro per le app. “I soggetti titolari e gestori delle piattaforme tecnologiche di intermediazione tra i passeggeri e i soggetti con licenza taxi o Ncc” devono essere iscritti al registro delle app e devono avere “sede legale e domicilio fiscale nell’ambito dell’Ue”. Il registro sarà “tenuto a cura del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti il registro delle piattaforme tecnologiche di intermediazione, tra i soggetti titolari di licenza per l’esercizio del servizio taxi e le imprese titolari di autorizzazione per l’esercizio del servizio di Ncc”.

ncc3. Le nuove norme concedono più potere alle Regioni, spetterà a loro arginare il fenomeno dell’abusivismo, attraverso un archivio web Ncc e taxi e una pianificazione dei servizi pubblici non di linea.

“Al fine di evitare fenomeni distorsivi della concorrenza, le Regioni garantiscono la pianificazione dei servizi pubblici non di linea, tenendo conto delle reali esigenze del fabbisogno locale, ai fini del rilascio, da parte dei Comuni, delle licenze per l’esercizio del servizio taxi e delle autorizzazioni del servizio Ncc” scrive Palazzo Chigi nel Decreto.

4. Altra regola fondamentale che dovrebbe far piacere alle associazioni dei tassisti è quella del rientro degli Ncc in rimessa senza prenotazioni. Cosa significa? Significa che senza prenotazione gli Ncc non potranno sostare su strada, ma dovranno rientrare nell’autorimessa.

“Nei Comuni in cui è istituito il servizio taxi non è consentita in assenza di una prenotazione di trasporto come disciplinata dal presente articolo, la sosta su strada dei veicoli adibiti a servizio da noleggio con conducente. Tali veicoli devono stazionare, in attesa di servizio, soltanto all’interno dell’autorimessa”, si legge nel decreto.

5. La bozza di decreto prevede anche l’uso collettivo per i taxi, che non possono rifiutare le corse. Le singole amministrazioni “possono prevedere che i titolari di licenza per il servizio taxi svolgano servizi integrativi quali il taxi a uso collettivo o mediante altre forme di organizzazione del servizio”. Le nuove norme, poi, non consentono al servizio taxi di “rifiutare alcuna corsa che parte dal territorio comunale o comprensoriale, anche se richiesta tramite tecnologie a distanza, qualora abbia come destinazione lo stesso Comune o comprensorio”.

I Comuni e le città metropolitane che hanno rilasciato le licenze “devono monitorare anche con sistemi di controllo a distanza il regolare svolgimento del servizio”.

E ancora. In base alle norme, la corsa deve avere inizio all’interno dell’area comunale o della città metropolitana “salvo che non vi siano accordi tra i Comuni o le città. L’attesa dell’utente può avvenire negli orari dei turni di servizio in appositi posteggi individuati dal Comune per lo stazionamento durante la circolazione stradale”.

Lo sciopero dei tassisti di giovedì 23 marzo

uberIeri, il Governo ha presentato le nuove norme ai tassisti, ma l’incontro non è andato a buon fine.
Il lavoro di Palazzo Chigi, infatti, non ha scongiurato l’agitazione di alcune associazioni di categoria che oggi si asterranno dal lavoro.

Lo stop sarà nazionale e durerà dalle 8.00 di mattina alle 22.00. “Prendiamo atto della buona volontà del governo di ripristinare il rispetto delle regole nel settore contrastando l’abusivismo ma non ci sono le garanzie per dare tranquillità alla categoria”, spiega Alessandro Atzeni della Uiltrasporti.

Non tutti scioperano

Le categorie taxi sono divise sul decreto e non tutte, a dire il vero, hanno deciso di partecipare allo sciopero. Ci sarà anche chi lavora, come Uritaxi. “Partiamo con il piede giusto. Lo sciopero non l’abbiamo mai proclamato né sostenuto”, ha detto il coordinatore nazionale di Uritaxi Loreno Bittarelli. “Non cantiamo vittoria ma scioperare adesso è assurdo. Alcune sigle continueranno sulla strada dello sciopero, ma ritengo che siano una minoranza oramai”.

Il Tribunale ribadisce: niente UberPop

uberE mentre i tassisti sono in sciopero, c’è da dire che arriva una nuova vittoria per le associazioni di categoria delle auto bianche. La legge italiana ha ribadito il suo “no” ad UberPop, il servizio che emula un vero e proprio servizio taxi.

Nelle scorse ore, infatti, il Tribunale di Torino ha respinto il ricorso di Uber, per “concorrenza sleale svolta”,  nell’ambito della causa intentata dall’azienda di San Francisco, contro le associazioni di categoria dei tassisti.

Il servizio Uber Pop era stato già sospeso due anni fa, da un provvedimento del Tribunale di Milano: giudici avevano disposto il blocco dell’applicazione, accogliendo il ricorso presentato dalle auto bianche.

La guerra Uber – Taxi

Ai tassisti Uber non è mai stato simpatico, dal momento che ruba i potenziali clienti. In tutte le città del mondo i conducenti delle auto bianche hanno scioperato e manifestato contro l’idea arrivata dall’America. In tanti Paesi, il servizio UberPop è stato definito illegale.

L’ultima battaglia che vede protagonisti i due fronti è scoppiata qualche settimana fa, quando il Governo ha approvato il decreto milleproroghe in cui un emendamento, a firma di Linda Lanzillotta e Roberto Cociancich, rinvia alla fine dell’anno il termine per l’emanazione di un provvedimento contro “l’esercizio abusivo dei taxi” e il “noleggio con conducente”.

La norma, in pratica, concede ancora altri 12 mesi (o poco meno) al Ministero delle Infrastrutture, che è chiamato ad emanare un provvedimento che impedisca “l’esercizio abusivo dei taxi e quelle di noleggio con conducente” (e in queste categorie rientra Uber) ed elimina la “territorialità” delle auto a noleggio con conducente, che potranno operare liberamente.
Le nuove norme, a parere dei tassisti, “riportano di fatto indietro l’orologio di otto anni” e se approvate, “concedono il via libera a tutte una serie di azioni abusive nel settore del trasporto persone”.

Uber e Taxi, le differenze

Non è difficile comprendere le ragioni dei tassisti, che all’improvviso devono scontrarsi con un concorrente non proprio alla pari. Con Uber pop, infatti, tutti posso diventare tassisti e portare a casa guadagni extra o un vero e proprio stipendio (se lo si sceglie come lavoro). Un tassista, invece, prima di poter esercitare deve affrontare ed ottenere numerose prove e permessi, oltre a fare un investimento importante, come l’acquisto dell’auto.

Per diventare tassista, infatti, bisogna avere almeno 21 anni ed essere in possesso della patente di guida di tipo B. E’ necessario, poi, conseguire alcuni certificati specifici. Primo fra tutti è il CAP, il Certificato di Abilitazione Professionale, conosciuto anche con il nome di Carta di Qualificazione del Conducente (CQC): per averlo è necessaria la frequenza di un corso e il superamento dell’apposito esame. E ancora: è necessaria anche l’iscrizione al ruolo di conducente, per il servizio pubblico non di linea, presso la Camera di Commercio della propria Regione. Anche questa iscrizione avviene solo dopo il superamento di un test orale e scritto. Serve, poi, la licenza per guidare il taxi, che si ottiene dopo essere stati inseriti in un’apposita graduatoria a seguito dell’emanazione di un bando di concorso specifico da parte di un Comune della propria regione.

 

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