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Uber, problemi in Russia. E l’Ipo è a rischio

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Uber

Uber potrebbe anche non quotarsi in Borsa entro il 2017, deve affrontare numerosi problemi, dall’abbandono del servizio da parte degli autisti russi alla sentenza della Corte di Giustizia Europea

 

Doveva essere una delle Ipo più attese per il 2017, insieme a quella di Airbnb, ma i problemi di Uber potrebbero rimandare l’appuntamento della società con la quotazione in borsa. La casa di San Francisco, che ha dato vista ad un servizio di ride sharing che fa concorrenza ai tradizionali taxi, non deve solo affrontare le beghe legali nei diversi Paesi in cui il servizio è approdato, ma fare i conti con i conti in rosso e con gli autisti russi, che stanno decidendo di abbandonare l’azienda pur di non anticipare allo stato il pagamento dell’Iva al 18%. Ma proviamo a capire tutto con calma.

Uber e i problemi legali

Un giudice della Corte di Giustizia Europea, nei prossimi giorni sarà chiamato a decidere sulla natura del servizio offerto da Uber e, dunque, sul futuro dell’azienda. Uber è stato citato in numerosi tribunali europei, ma, questo caso particolare nasce da una denuncia presentata contro la società di San Francisco dalla Asociación Taxi Profesional Élite di Barcellona, che chiede ad un tribunale di decidere la definizione di Uber: è un servizio di trasporto o una piattaforma digitale?

La Corte di Giustizia Europea è dunque chiamata a decidere sulla “natura giuridica” della società. Se il giudice dovesse considerare Uber “un servizio della società dell’informazione”, allora “il servizio di intermediazione elettronica dovrebbe beneficiare del principio della libera prestazione di servizio, garantita dalla normativa della Comunità europea”. Se il giudice dovesse considerare Uber un servizio di trasporto, la società dovrebbe rispettare tutte le norme che attengono ai taxi.

Russia: autisti Uber abbandonano il servizio

Dicevamo che a preoccupare Uber non sono solo i problemi legali. In Russia, infatti, tantissimi autisti, come scrive Bloomberg, avrebbero abbandonato il loro lavoro, pur di non anticipare, a nome della società di sharing economy, il denaro necessario per il pagamento dell’iva.

uberCi spieghiamo. Putin avrebbe introdotto il pagamento dell’Iva al 18% per le multinazionali straniere. Uber avrebbe chiesto ai guidatori di anticipare tale pagamento, promettendo un rimborso nel più breve tempo possibile. Dunque, alcuni lavoratori, fino ad oggi obbligati a pagare solo una tassa unificata annuale, collegata al fatturato, avrebbero scelto di interrompere l’attività.

Si tratta di un duro colpo per Uber. In Russia, infatti, deve già affrontare la concorrenza spietata (e, al momento, vincente) della società locale Yandex Taxi,di proprietà del motore di ricerca russo Yandex.

Conti in rosso: Ipo a rischio

Quello che però mette a rischio l’Ipo sono i conti in rosso dell’azienda. La società di San Francisco, nel terzo trimestre 2016, infatti, avrebbe registrato un aumento dell’utilizzo del servizio e (delle vendite, per intenderci), ma ha comunque chiuso in perdita. Stando ai dati riportati dal Wall street Journal, Uber avrebbe chiuso il terzo trimestre con perdite per almeno 800 milioni di dollari, escludendo voci come tasse, interessi e i risultati della divisione cinese, venduta a Didi chuxing technology.

Ad oggi, la società di San Francisco ha una valutazione di circa 68 miliardi di dollari. Una eventuale Ipo sarebbe uno scossa per il settore tecnologico, ma i conti non sono ora favorevoli. E se Uber continua a fare shopping ( negli ultimi mesi ha acquistato auto senza conducente, ha rilevato Geometric Intelligence, startup specializzala specializzate nel’Intelligenza artificiale), dovrà senz’altro rimandare la quotazione.

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