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Tassa Airbnb: si pagherà ogni 16 del mese

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Airbnb

Di risposta alle proteste arrivate da Airbnb e Booking, l’Agenzia delle entrate ha emanato il codice tributo per quella che è stata ribattezzata con il nome di tassa Airbnb. Si pagherà ogni 16 del mese

La tassa Airbnb si pagherà. E lo si deve fare ogni 16 del mese. È questa la risposta dell’Agenzia delle Entrate alle proteste di siti come Airbnb, appunto, Booking e di altri intermediari, che ritenevano non fattibile la cosa.

In questi giorni l’Agenzia ha emanato un codice tributo apposito e chiarito, dunque, che l’iter procede. Ma andiamo per gradi.

Affitti brevi, un fenomeno in crescita

tassa airbnbE’ boom di affitti brevi negli ultimi mesi. E il fenomeno è in crescita. A testimoniare quanto stiamo sostenendo sono i dati di AirBnB, uno dei leader del settore. Già nel 2015 la società americana contava, nel Bel Paese, 83.300 “host”, ovvero proprietari che hanno avuto un guadagno medio annuo di 2.300 euro, per un totale di 191 milioni all’anno. Che in tasse, per lo stato, si dovrebbe tradurre in 40 milioni di euro di entrate. Numeri importanti se si pensa che sono riferiti ad una sola piattaforma.

Cos’è la tassa Airbnb

È stata chiamata “tassa Airbnb”, come se fosse una nuova imposta. Di nuovo, però, c’è ben poco: la ritenuta del 21% per gli affitti brevi, infatti, non è una novità. Il versamento al Fisco della tassa (in alternativa del regine Irpef ordinario con aliquote progressive in base al reddito) è sempre stato un obbligo per chiunque affitti una stanza o un’intera casa, anche per periodi inferiori ai 30 giorni (nonostante non sia necessario registrare il contratto).

Ma allora, cosa cambia la tassa Airbnb? Le nuove norme obbligano gli intermediari che incassano il canone dall’inquilino per girarlo al proprietario a funzionare come sostituto d’imposta. In sostanza, le tasse dovute da chi affitta dovranno esser trattenute direttamente dalle piattaforme, come Airbnb, e le verseranno all’Erario (I portali chiederanno in anticipo ai proprietari di case le tasse da girare direttamente allo Stato). Fino ad oggi, il versamento era affidato al buon cuore dei proprietari di casa.

Sarà compito dell’intermediario comunicare all’Agenzia delle entrate i dati dei contratti e in caso di irregolarità è prevista una multa fino a 2mila euro. Il proprietario avrà sempre la possibilità di scegliere tra imposta sostitutiva del 21% e Irpef ordinario, nel qual caso la ritenuta del 21% sarà a titolo di acconto.

Si paga il 16 di ogni mese

Tutti i siti che fanno da intermediari tra chi affitta e gli affittuari, come Airbnb e Booking, tra gli altri, dovranno far pagare le tasse ai proprietari degli immobili entro il 16 di ogni mese successivo, come stabilito dall’Agenzia delle Entrate, che ha emanato un apposito codice tributo,   relativo al versamento delle ritenute dei contratti di locazione breve, che i soggetti di intermeAirbnbdiazione immobiliare dovranno inserire nel modello F24.

L’obbligo per gli intermediari di far pagare le tasse è scattato il primo giugno, dunque il primo versamento sarebbe dovuto avvenire proprio il 16 di questo mese. Manca ancora, però, un provvedimento attuativo, che dovrebbe però essere disponibile a breve. Tra gli obblighi ci sarà anche quello di inviare la certificazione annuale con tutti gli importi pagati.

 

 

Tassa Airbnb: lotta all’evasione

La tassa avrà conseguenze importanti. Come scrive Halldis, società italiana che opera nel settore degli affitti temporanei, “la flat tax per gli affitti brevi al 21% farà emergere il nero del settore, oggi stimato al 75%, e libererà per lo Stato un fatturato potenziale di 3,5 miliardi di euro”.

“Il settore è in forte crescita per la diffusione di portali on-line quali Booking.com, Airbnb, HomeAway. Il vuoto legislativo aveva promosso fenomeni per certi aspetti positivi, come la disintermediazione, ma anche determinato una non sana competizione con gli alberghi e favorito il nero”, ha commentato Alberto Melgrati, amministratore delegato di Halldis.

Cosa cambia?

Semplice, a risentirne saranno i prezzi finali e (forse) gli host (coloro che affittano casa). Un aumento dei costi potrebbe spingere i turisti a scegliere un hotel o non una stanza o una casa privata.

Anche affittare un appartamento con Airbnb, dunque, dovrebbe diventare più oneroso e meno conveniente.

La posizione di Airbnb

Non è certo felice Airbnb, cosi come tutti gli altri grandi portali web. In audizione alla Camera sono stati espressi i rilievi principali sulla norma, inserita nella manovra di correzione dei conti. “Crediamo che sarebbe auspicabile una profonda trasformazione tanto nella definizione, quanto nel meccanismo previsto”, ha affermato Alessandro Tommasi, Public Policy manager di Airbnb. C’è da dire che “una larghissima fetta di mercato è lontana dai portali online e dalla loro tracciabilità” ed è necessario introdurre “un  meccanismo che incentivi alla digitalizzazione, e quindi alla trasparenza, quanti rimangono nell’oscurità di transazioni”.

AirbnbL’azienda americana ha poi provato a dare una soluzione alla questione: “In circa 250 giurisdizioni del mondo, Airbnb raccoglie e versa automaticamente la tassa di soggiorno per conto dei suoi ospiti. Nel 2016, in Francia, abbiamo raccolto e versato 7,3 milioni di euro. Conversazioni sono attive in Italia con Firenze, Genova, Milano ed altre città. È un modello che ha dimostrato di funzionare molto bene e che semplifica la vita a chi affitta, chi viaggia e, cosa non di poco conto, alle amministrazioni. Crediamo che potrebbe essere questo lo schema di riferimento cui guardare e farlo attraverso un mandato all’Agenzia delle entrate”.

Booking: “quanto previsto non è attuabile”

Anche Booking, portale che fa da ponte tra alberghi, agriturismi, b&b e turisti, si schiera contro la tassa Airbnb. “Gli obiettivi di lotta all’evasione sono condivisibili, ma quanto previsto non è concretamente attuabile”, hanno affermato i rappresentanti del portale online.

I motivi son diversi. Il primo fra tutti è che “nella maggior parte dei casi gli ospiti pagano direttamente il proprietario dell’appartamento”. Il ruolo di Booking, dunque, è solo quello di “fornire una piattaforma che consente di metterli in contatto”.

Il secondo motivo è di organizzazione. Agendo come sostituto di imposta, Booking avrebbe bisogno di una sede organizzata a tale scopo in Italia, cosa che non ha. “I 250 dipendenti svolgono compiti limitati e ben precisi”, hanno sottolineato dalla società. “Sono i proprietari i responsabili della regolarità degli alloggi e degli obblighi fiscali”.

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