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Da Spotify a Xiaomi: le Ipo attese per il 2018

Lyft Uber

Il 2017 è stato un anno positivo per le Ipo, ma il 2018 si preannuncia l’anno dei grandi deal

 

Dopo un 2017 a livelli record negli ultimi dieci anni, il settore delle Ipo si prepara ad accogliere un 2018 migliore. I prossimi 12 mesi, infatti, saranno quelli dei mega deal a livello globale. Pronti a fare il debutto in Borsa, infatti, sarebbero secondo MarketWacht, ben 8 unicorni dell’high tech (le aziende che superano il miliardo di dollari).

Un 2017 positivo

Nell’anno che si sta chiudendo, il mercato delle Ipo è stato dominato ancora dall’area Asia-Pacifico, secondo l’ultimo report di EY: sono state registrate  1.624 operazioni (+49%) per una raccolta totale di 188,8 miliardi di dollari (+40%). Il trend di crescita dovrebbe essere confermato anche per il 2018, grazie ai bassi livelli di volatilità.

A Milano, le Ipo sono state 32, per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. “Abbiamo assistito a un anno di crescita notevole per le nuove quotazioni sul mercato italiano, più che raddoppiate rispetto al 2016, da 14 a 32 operazioni. La crescita a valore è stata trainata dal ritorno in Borsa di Pirelli a ottobre, a seguito del delisting nel 2015, che con una raccolta di circa 2,5 miliardi di euro per un 40% di flottante rappresenta la prima IPO per valore in Europa continentale e la terza su scala globale nel 2017. Grazie al contributo di questa grande operazione, Borsa Italiana chiude l’anno come secondo mercato d’Europa per numero di operazioni e capitale raccolto, dopo Londra”, ha commentato Marco Mazzucchelli di EY.

Cosa ci attende nel 2018?

XiaomiGuardando al futuro, attesissimo è il debutto dell’azienda svedese Spotify, che avrebbe già compilato il filing presso la Sec, e sarebbe in attesa di ricevere il via libera. La società potrebbe optare per una quotazione diretta sul mercato, invece che quella di un’Ipo classica, che però richiede un processo più lungo con l’aumento di capitale.

Pronta a candidarsi in borsa sarebbe anche Xiaomi, produttore di smartphone cinese. La società starebbe trattando, con diverse banche di investimento, la possibilità di una offerta pubblica iniziale, sperando in una valutazione di almeno 50 miliardi di dollari. Gli istituti di credito, al momento, sembrano scettici sulle prospettive di valutazione ed hanno dubbi sul fatto che l’azienda possa raggiungere il livello di 50 miliardi di dollari,anche se si tratta di una cifra di gran lunga inferiore ai 100 miliardi di dollari che alcuni alti dirigenti vorrebbero. Se è vero che raggiungere quella valutazione potrebbe essere difficile, è vero anche non è impossibile: Xiaomi è stata valutata 46 miliardi di dollari nel 2014. E bisogna considerare, poi, che negli ultimi mesi ha guadagnato importanti quote di mercato, mentre continua la guerra asiatica con Huawei ed Oppo.

Anche Dropbox sarebbe pronta a fare il grande passo. L’azienda vanta già 200mila clienti e ha raccolto 607 milioni di dollari di risorse. Quanto vale? 10 miliardi di dollari.

C’è poi la californiana Docusign, che si occupa (semplificando) di firme digitali. Dopo aver raccolto mezzo miliardo di risorse, in Borsa potrebbe valere fino a sei volte tanto.

Anche la biotech 23andMe, che vale 1,7miliardi di dollari, starebbe pensando di fare il salto sul listino americano.

Fanatics, società che vende e produce merchandising di tutti i tipi, vorrebbe, dopo aver raccolto 1,6 miliardi di dollari, organizzare l’Ipo, che potrebbe arrivare proprio nel 2018.

Tra le quotazioni possibili nei prossimi 12 mesi, invece, ci sarebbero quelle di Pinterest, valutata 12,3 miliardi di dollari, e quella del gruppo della difesa Palantir Technologies, che potrebbe valere fino a 20 miliardi di dollari.

E poi ci sarebbero sulla rampa di lancio anche Uber e il suo rivale Lyft, ma ancora non è dato sapere tempi e modalità delle operazioni.

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