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Perché la Sec studia Ipo light non solo per le start up

di

faang

Obiettivo delle Autorità Usa è incentivare lo sbarco in Borsa delle aziende. Articolo di Giusy Caretto

Semplificare il processo di Ipo per incentivare le aziende a quotarsi. E’ questo il piano della Securities and Exchange Commission, la Consob americana, che intende dare la possibilità non solo alle aziende più piccole, ma anche ai grandi colossi, di iniziare discussioni private con i potenziali investitori prima di rendere pubblica la loro decisione di sbarcare a Wall Street.

GRANDI AZIENDE COME LE STARTUP

La Sec – secondo le indiscrezioni del Wall Street Journal – intende estendere ai grandi gruppi i benefici riservati fino ad oggi alle giovani imprese. Fin dal 2012, infatti, le Startup, per concessione del Congresso, hanno la possibilità di valutare preventivamente, tramite discussioni private con i potenziali investitori, se l’Offerta Pubblica Iniziale è positiva. Tra pochi giorni, con molta probabilità, questa possibilità sarà estesa anche ai colossi.

OBIETTIVO: INCENTIVARE LE IPO

Grazie alla semplificazione, le Autorità finanziaire Usa provano ad incentivare il numero di Ipo, che è diminuito del 50% dalla fine degli anni ’90. Guardando al 2017, comunque, qualcosa sembra iniziare a migliorare. Dopo un 2016 che può essere definito l’anno peggiore per le Ipo da oltre un decennio, a livello globale, nel 2017 si sono quotate quasi 1.700 aziende, il 44% in più sul 2016 e pari ai massimi del 2007. E le Ipo, in particolare, in Usa hanno registrato in media rialzi del 23%, non molto lontano dal +20% dell’S&P 500. Tra le aziende quotate anche Snapchat: era la più grande Ipo tecnologica Usa dopo quella di Facebook nel 2012, ma si è rivelata un flop, con il titolo che continua a perdere valore.
Intanto, i big della sharing economy come Airbnb e Uber, invece, rimandano da anni il loro sbarco in Borsa.

LA POLITICA DI TRUMP AL SERVIZIO DELLE AZIENDE

La semplificazione del processo di Ipo rientra nella politica pro-aziendale avviata da Donal Trump. Il 19 dicembre 2017 la Camera americana ha approvato una riforma fiscale che prevede, per le imprese, un taglio cospicuo delle aliquote e per i singoli individui una riduzione temporanea delle tasse, con una riduzione complessiva degli introiti per il governo federale stimata intorno ai 1.500 miliardi di dollari.

Facendo riferimento alle imprese, con l’introduzione delle nuove norme si stabilisce un tetto massimo del 21 per cento di imposizione fiscale per le aziende, contro l’attuale 35 per cento. Questo permetterà alle aziende, Apple compresa, di avere maggiore liquidità in cassa e questo, secondo i Repubblicani, incentiverà nuovi investimenti e assunzioni da parte delle imprese.
Non solo. Grazie alla riforma trumpiana, i profitti realizzati all’estero e che ora vengono trattenuti al di fuori degli Usa riceverebbero un trattamento decisamente migliore. Ci spieghiamo: attualmente agli utili delle aziende Usa è applicata un’aliquota del 35%, mentre con la riforma agli utili riportati negli Usa verrà applicata un’aliquota intorno al 14,5%.

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