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Russia pensa a criptorublo. E regola Bitcon

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Il Cremlino crea una nuova moneta virtuale dello Stato e, intanto, lavora a decreto legge per porre delle regole al traffico di Bitcoin

 

La Russia crede nelle criptomente.  E ci crede talmente tanto che starebbe lavorando ad una moneta virtuale di Stato: un criptorublo che dovrebbe aiutare il Cremlino a gestire le transazioni virtuali, a monitorare i movimenti dei cittadini e, soprattutto, a far pagare le tasse. E proprio con questi obiettivi, Vladimir Putin ha chiesto anche un decreto legge per regolare l’uso del Bitcoin. Ma andiamo per gradi.

Cremlino tassa i Bitcoin

moneta virtualeCome accennavamo, Vladimir Putin ha richiesto al suo governo di elaborare un nuovo regolamento per il traffico e il commercio di criptovalute, tra cui i famosi Bitcoin: secondo quanto  anticipato dal Financial Times, Putin avrebbe siglato 5 decreti, comparsi sul sito web del Cremlino, in cui ordina una cornice legale per le criptovalute.

In particolare, i decreti prevedono tassazione per il “mining” – la creazione di bitcoin – e un regolamento per le Ico, le Initial coin offerings, uno dei metodi generalmente più conosciuti e usati dalle startup per il fundraising. La Russia intende, quindi, regolamentare ciò che è per natura imprevedibile, sulle base della legge sulle Ipo, istituita nel luglio scorso e che regola l’offerta azionaria per chi debutta in Borsa.

Nascerà il Criptorublo

E il Cremlino si spinge anche oltre. In una riunione tra Vladimir Putin, il ministro delle finanze russo Anton Siluanov, il governatore della banca centrale, Elvira Nabiullina, il vice governatore Olga Skorobogatova, l’assistente del presidente Andrei Belousov e Sergei Solonin, il CEO di QIWI, un provider di servizi di pagamento, è emersa la necessità di dare vita ad una criptomoneta di Stato.

Secondo quanto dichiarato dal ministro Siluanov, Vladimir Putin avrebbe chiesto ufficialmente di lavorare alla creazione di una criptomoneta di stato: il criptorublo. La decisione è stata presa per fare in modo che i cittadini non evitino di pagare le tasse nelle transazioni e sulle compravendite, approfittando delle monete virtuali: i profitti delle transazioni del Criptorublo saranno tassati del 13% e chiunque, tra i cospicui possessori, non potrà spiegare la propria cyber-ricchezza sarà obbligato a pagare il 13% del totale.

Ovviamente, anche per il criptorublo ci saranno delle regole: è in corso l’elaborazione di un decreto legge che vedrà al suo interno dei limiti massimi alla capacità di acquisto individuale. Anatoly Aksakov, il capo della commissione per i mercati finanziari del parlamento russo, ha proposto come limite ordinario massimo 100,000 rubli, e poi fino a 600,000 sotto autorizzazione.

“La nuova moneta ci aiuterà con l’evasione delle tasse”

bitcoin shopping online“Sono sicuro nel dichiarare che ci stiamo muovendo verso il cripto-rublo per una ragione soltanto: se non lo facciamo, i nostri vicini facenti parte della comunità economica euroasiatica lo faranno prima di noi tra un paio di mesi” avrebbe dichiarato il ministro della comunicazione Nikolay Nikiforo, a Russia Today, aggiungendo che la nuova moneta aiuterà il governo ad affrontare il problema dell’evasione delle tasse.

Il suo collega Oleg Fomichev ha detto agli investitori internazionali che gli sarà permesso di usare il criptorublo non appena sarà lanciato. Ha aggiunto: “questa non deve essere una moneta privata, ma quella che è emessa dallo Stato, al fine di consentire il controllo della circolazione del denaro digitale anche alla luce dell’economia digitale”.

Criptovalute: valgono 110 miliardi di dollari

Crolli momentanei a parte, le criptovalute hanno conquistato il mercato: attualmente hanno superato la soglia dei 100 miliardi e viaggiano verso 110 miliardi. Si tratta, senza dubbio, di un’ascesa vertiginosa: a gennaio 2017, infatti, il settore delle valute digitali non superava i 20 miliardi.

A trainare la crescita, ovviamente, è il Bitcoin, che incide sul 40% del mercato con una capitalizzazione sopra i 45 miliardi. Ma c’è anche Ethereum a volare: proprio questa criptovaluta, mentre le altre perdevano valore in questi giorni, continuava a guadagnare il 20%.

Come investire sulle criptomente

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Nell’ultimo anno gli scambi si sono quadruplicati e la capitalizzazione di mercato ha toccato l’incredibile quota di 100 miliardi di dollari.

“Il 2017 è stato l’anno della consacrazione per le criptovalute.” Ha commentato Yoni Assia, CEO e cofondatore di eToro. “ Si sono toccati i 100 miliardi di dollari e negli ultimi mesi nuove monete si sono affacciate sul mercato. Riteniamo che il raggiungimento di 100 miliardi rappresenti una tappa importante in un percorso di crescita ancora più significativo, che potrebbe portare le criptovalute a toccare i 1.000 miliardi; investire nelle più importanti criptovalute, il cui valore di mercato medio tocca il miliardo di dollari, è la strategia migliore”

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Gli strumenti di investimento messi a disposizione di eToro sono contratti per differenza (CFD) su valute, titoli, commodity, indici e ETF.

“Con l’affermarsi di questo mercato e il riconoscimento del suo potenziale da parte di molti investitori, vogliamo assicurarci che i nostri clienti possano accedervi nella maniera migliore.” Ha sottolineato Yoni Assia  “A oggi, investire in criptovalute è estremamente complicato. Acquistare e gestire questi nuovi asset richiede competenze tecniche e di gestione del rischio. Noi di eToro miriamo a semplificare questo procedimento, riducendolo a un click. Il Crypto CopyFund è il primo del suo genere a consentire agli investitori di accedere alle principali valute virtuali attraverso un unico strumento innovativo. Per chi crede nel potenziale delle tecnologie, si tratta di un’opportunità di investimento semplice e diretta”.

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Rischio bolla?

Un’ascesa così rapida del valore delle criptomonete fa pensare al rischio bolla. È presto, ora, predire il futuro, difficile stabilire se quella delle monete digitali è una moda passeggera. Se è vero, comunque, che facilmente il Bitcoin acquista valore, è anche vero, come abbiamo visto, che facilmente lo perde.

A fine 2013 valeva già oltre 1.100 dollari, ma solo un anno dopo era sceso sotto i 400 dollari. Solo dopo è iniziata la risalita.

Sono proprio le debolezze strutturali cui abbiamo accennato sopra, che fanno temere agli analisti un classico effetto bolla. A pesare sul futuro dlle valute digitali anche il fatto che queste (si guardi a Monero) siano largamente utilizzate per attivtà illecite.

C’è anche la questione dell’utilizzo e di come la domanda possa davvero incidere sull’economia reale: i Bitcoin saranno realmente spesi? La maggior parte degli investitori, con Bitcoin tende a comprare altre criptovalute. E questo alimenta il richio bolla.

Non dobbiamo dimenticarci, poi, del limite di emissione. Ci spieghiamo: la tecnologia prevede un limite di emissione di 21 milioni di bitcoin. Cosa si farà una volta toccato il limite? Forse solo dopo potremo avere idee più chiare sul futuro della criptomoneta.

 

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