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Poste italiane: ecco perchè si pensa a privatizzazione

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poste italiane

Il Governo Gentiloni potrebbe mettere sul mercato la seconda (e ultima) tranche di Poste Italiane

 

Poste Italiane (così come Ferrovie) potrebbero essere privatizzate, con l’obiettivo di salvare le casse dello Stato. Sì, l’Italia ha la necessità di tagliare il suo debito pubblico. Se non lo farà, dovrà fare i conti con l’Europa. Ma è questa la giusta soluzione? Proviamo a capirlo insieme.

Il debito Pubblico italiano

Il debito pubblico italiano si attesta, secondo i dati del terzo trimestre 2016 di Eurostat, al 132,7% del Pil, a 2.212.616 milioni di euro. La percentuale è in calo di 2,8 punti percentuali (al secondo trimestre era al 135,5%).

La diminuzione, però, non basta. L’Italia, infatti resta tra i Paesi col debito pubblico più pesante restano la Grecia (176,9%), il Portogallo (133,4%).

La privatizzazione di Poste

Una soluzione contro l’aumento del debito pubblico? Il Governo Gentiloni rilancia l’idea della privatizzazioni.

Dopo la cessione del 35,3% del capitale di ottobre 2015, che ha consentito al ministero dell’Economia di incassare 3.058 milioni e dopo aver ceduto un’altra quota pari al 30 per cento a Cassa depositi e prestito nel 2016, il Governo potrebbe mettere sul mercato la residua quota del 29,7%, con le stesse modalità dell’Ipo e cioè con la cessione a investitori istituzionali e risparmiatori.

Una scelta che divide

La scelta di privatizzare Poste non trova però, tutti concordi. A promuovere la strada delle privatizzazioni è il ministro per lo Sviluppo Carlo Calenda e il ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan.

A non esser d’accordo è invece il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, che ritiene la scelta di mettere sul mercato la seconda (e ultima) tranche di Poste, “ un errore strategico” e che, per ridurre il debito l’Italia non dovrebbe provatizzare tutto ciò che è privatizzabile.

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