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Perchè Vivendi vuole scorporare Telecom

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Telecom tim

Dallo scorporo di Telecom al piano che potrebbe togliere dai guai Vivendi con Mediaset: ecco i progetti francesi sulle aziende (e sull’economia) italiana

I Francesi hanno già le idee chiare sul futuro dell’azienda di Tlc (ex) italiana. Scorporare le attività reti e media e farne due società quotate con lo stesso azionariato (24% Vivendi e 76% il mercato). I numeri ci sono, e il progetto pure, anche se al momento è solo chiuso in un cassetto dei bord e di qualche banca (si tratta di un progetto vecchio mai attuato).
Telecom media, poi, dovrebbe stipulare una partnership con la francese Canal plus. Insomma: tutto, mentre si è in attesa di chi sarà il nuovo amministratore delegato, sembra essere deciso. Ma andiamo per gradi.

Telecom è francese

Vivendi TelecomNon è certo una novità assoluta. Vivendi, azienda francese guidata dall’imprenditore bretone Vincente Bollorè,  è l’azionista di maggioranza con il 23,9% del capitale ordinario. I numeri delle azioni hanno spinto Vivendi a sottoporre all’Ue la volontà di poter prendere il pieno controllo di Telecom. Il via libera al controllo de facto di Vivendi su Telecom è arrivato il 30 maggio 2017. Il 28 luglio 2017, però, la francese ha annunciato di aver avviato “l’attività di direzione e coordinamento” su Tim.

E questo significa che Telecom, l’ex monopolista italiana, è ufficialmente francese: il gruppo potrebbe essere tranquillamente coordinato da Parigi. È la prima volta, nell’era privata di Telecom, che l’azienda italiana perde formalmente la sua indipendenza.

Verso lo scorporo

E se è vero che l’annuncio di una Telecom a tutti gli effetti francese è arrivato solo pochi giorni fa, è anche vero che tutto sembra essere stato già deciso tempo fa a tavolino, dal momento che i progetti francesi sulla Tlc ci sono e sembrano essere abbastanza chiari. Arnaud de Puyfontaine, Presidente di Telecom e ad di Vivendi, ha più volte accennato allo scorporo della rete Telecom, per dar vita ad una società unica dell’infrastruttura di telecomunicazioni.

In pratica si avrebbe da una parte la Telecom della rete, dall’altra la Telecom dei servizi e della media-company. Due sarebbero anche le società quotate a Piazza Affari con lo stesso azionariato: 24% Vivendi, 76% il mercato.

Considerando la parte della Rete, questa vanta un valore di carico di 14 miliardi e produce un Ebitda dell’ordine di 1,7-1,8 miliardi. Dunque, l’enterprise value potrebbe arrivare anche a 20 miliardi. La società della rete potrebbe sopportare fino al 60% di debito. In totale su Telecom pesano ben 32-33 miliardo: dividere questa cifra 12 miliardi da una paret e 20 dall’altra sarebbe una buona soluzione per il mercato, che rivaluterebbe le due società.
Una Telecom senza rete e con debito più piccolo, infatti, sarebbe certo più snella e appetibile in Borsa.

Due reti, sono troppe?

Google fiber fibraTelecom Reti comunque dovrebbe continuare a scontrarsi con Open Fiber, la società di Enel e Cassa Depositi e Prestiti, nata per dar cablare l’Italia. Lo scorporo mettere ancora più in evidenza la questione della doppia rete. E in questo senso, dunque, Open Fiber potrebbe confluire nella società quotata della rete (che sarebbe una sola). Cassa depositi e prestiti e Enel sarebbero soci rilevanti, ancorchè non maggioritari, dell’arteria portante delle telecomunicazioni nazionali.

In questo modo, il Governo si assicurerebbe un presidio pubblico nella società di rete e potrebbe evitare che l’infrastruttura (che sarebbe neutrale e aperta a tutti) non sia mai assoggettata alla volontà di un privato.

E Telecom (Vivendi) cosa ci guadagnerebbe?

Viene spontaneo chiedersi se di tratta di un’apertura al Governo italiano priva di interessi e per il bene pubblico. Ovviamente no, anche perchè la società d’Oltralpe guidata da Vincente Bollorè dovrebbe dare la sua disponibilità a diluirsi nel capitale della società della rete, senza la pretesa di esercitare “la direzione e il coordinamento”.

In questo modo lo Stato otterrebbe un presidio pubblico sull’infrastruttura senza dover metter mani alle casse, dunque senza dover dare denaro. Vivendi potrebbe mettere proprio questo sul tavolo del Governo per trattare poi per la questione Mediaset, dove la francese è in grande difficoltà.

La trasformazione di Telecom, potrebbe regalare ai francesi la possibilità di sfuggire alle maglie della legge Gasparri che oggi le impongono la scelta tra Telecom e Mediaset e dunque il congelamento dei voti al Biscione, dove possiede il 28,8% del capitale e 29,9% dei diritti di voto.

È se si nazionalizzasse Telecom?

Nelle scorse ore qualcuno ha parlato di nazionalizzare Telecom, per rispondere ad Emmanuel Macron, neo presidente francese, che ha nazionalizzato i cantieri Stx ai danni di Fincantieri. L’ipotesi di ritorsione, però, non è attuabile. Sia perchè la bloccherebbe Bruxelles, sia perchè lo esclude il Governo: “non si risponde nazionalizzando la Telecom, perchè a una fesseria non si risponde con una fesseria più grossa”, aveva commentato questa ipotesi Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico.

Chi sarà il nuovo amministratore delegato di Telecom?

telecomFlavio Cattaneo ha lasciato la scorsa settimana il suo ruolo da amministratore delegato. A prendere tutte le deleghe esecutive, ad eccezione di interim su sicurezza e Sparkle, affidati al vice Giuseppe Recchi, sarà l’attuale presidente di Telecom Arnaud de Puyfontaine.

E se proprio Recchi sembrava essere, nei giorni scorsi, colui che avrebbe preso il posto di Cattaneo, ora che Telecom è francese, le certezze svaniscono. E per conoscere il nome del nuovo amministratore delegato di Tim, bisognerà aspettare almeno fino a settembre. Ora, infatti, è necessario avviare la procedura di corporate governance e la selezione delle candidature (che spetta a Egon Zehnder).

Arriva la vendita di Telecom Brasil?

Intanto, la presa francese sul gruppo italiano (ex italiano, oramai), si consolida con la nomina di Amos Genish a direttore operativo. È l’uomo di fiducia di Vincent Bolloré che potrebbe cambiare (non poco) le carte in tavola di Telecom.

Proprio l’arrivo in azienda di Genish, infatti, porta sul tavolo del board la questione Telecom Brasil. Vendere la controllata del Sudamerica, secondo Arnaud de Puyfontaine, diventa una priorità, nonostante non sia questo il momento migliore per vendere.

A valutare il tutto sarà proprio il manager isrealiano Amos Genish, che vanta nel suo curriculum vitae valutazioni stellari Gvt e conosce bene il mercato sudamericano (e dunque chi e come potrebbe esser interessato all’acquisto del secondo operatore mobile brasiliano).

L’alleanza con Canal Plus

Oltre al board, Vivendi definisce anche le prime alleanze. E tra i primi dossier che saranno aperti ci sarà quello della joint venture con Canal plus, la pay-tv del gruppo francese che ha chiuso il 2016 in rosso per quasi 400 milioni.

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