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Arnaud de Puyfontaine, un francese alla Presidenza di Telecom

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Passaggio di consegne alla Presidenza di Telecom: Giuseppe Recchi lascia il posto ad Arnaud de Puyfontain 

 

Arnaud de Puyfontaine, Ad di Vivendi, azienda francese principale azionista di Telecom Italia, è stato nominato presidente della compagnia italiana. Giuseppe Recchi, ex presidente, ha lasciato la sua carica per ricoprire quella di vicepresidente. De Puyfontaine arà comunque il ceo della società d’Oltralpe. Andiamo per gradi.

Vivendi può prendere il controllo de facto di Telecom

La società guidata dall’imprenditore bretone Vincente Bollorè aveva sottoposto all’Ue la volontà di poter prendere il pieno controllo di Telecom. La Commissione avrebbe dovuto dare un suo parere in merito alla questione già il 12 maggio scorso, ma l’Europa ha poi rinviato la sentenza. Da valutare erano le conseguenze per la concorrenza.

vivendiIl via libera al controllo de facto di Vivendi su Telecom è arrivato il 30 maggio, ma ad alcune condizioni: la decisione è subordinata alla cessione delle quote detenute da Telecom Italia in Persidera. Persidera è una joint venture tra Telecom Italia Media Broadcasting (gruppo Telecom, 70% intestato alla capogruppo TI spa) e Rete A (gruppo L’Espresso, 30%). La società è un operatore di rete con cinque multiplex digitali (precedentemente in mano a La7), con sede a Roma.

Arnaud de Puyfontaine nuovo presidente

L’ok della Commissione ha dato anche il via libera alla staffetta presidenziale tra Recchi e de Puyfontaine, che continuerà ad essere anche ceo di Vivendi.

“Sono felice e onorato di essere stato nominato presidente esecutivo di Telecom Italia. So che si tratta di un impegno che mi assorbirà a fondo, ma so anche di poter contare sull’aiuto di un team di persone e di collaboratori di primissimo piano e di altissimo livello professionale, in particolare Giuseppe Recchi e Flavio Cattaneo che ringrazio personalmente. Colgo questa occasione per ribadire che l’impegno e dell’azionista che rappresento, Vivendi, è sul lungo periodo, per il bene di Telecom Italia. Il nostro progetto di sviluppo è ambizioso e nell’interesse di tutti gli azionisti”, ha affermato Arnaud de Puyfontaine.

Quali i poteri di Arnaud de Puyfontaine

“Al presidente esecutivo sono stati confermati responsabilità e poteri già in essere, con l’eccezione della supervisione in materia di security e sulla società TI Sparkle. Al Vice Presidente sono attribuite le funzioni vicarie”, si legge in una nota Telecom. Proviamo a spiegarci: il ceo francese di Vivendi dovrà occuparsi dell’identificazione delle linee guida dello sviluppo del gruppo, d’intesa con l’Ad, della supervisione, dell’elaborazione e della realizzazione dei piani strategici, industriali e finanziari; della supervisione degli assetti organizzativi, dell’andamento economico e finanziario, del processo di definizione delle linee guida del sistema di controllo interno e gestione dei rischi; della responsabilità organizzativa di diversi ambiti, della supervisione in materia di security; della rappresentanza del gruppo nei rapporti esterni con le autorità, le istituzioni e gli investitori.

Nuovi comitati

Subito dopo la nomina del nuovo Presidente, il consiglio di amministrazione ha proceduto alla costituzione dei Comitati, con i compiti e le responsabilità previsti dai Principi di Autodisciplina della Società. Nel Comitato Strategico siedono Presidente del Consiglio di Amministrazione, Amministratore Delegato, Consiglieri Franco Bernabè,  Dario Frigerio e Giuseppe Recchi. Del Comitato per il controllo e i rischi fanno parte i Consiglieri Lucia Calvosa, Francesca Cornelli, Frédéric Crépin, Félicité Herzog e Marella Moretti. Il Comitato per le nomine e la remunerazione è composto da Ferruccio Borsani, Frédéric Crépin, Anna Jones, Hervé Philippe e Danilo Vivarelli.

Il Consiglio di Amministrazione ha anche nominato Lead Independent Director il Consigliere Franco Bernabè per l’esercizio 2017.

La questione Persidera

Tra i primi dossier che Arnaud de Puyfontaine dovrà affrontare c’è quello di Persidera. L’ok a Vivendi per il cntrollo de fatco dell’azienda italiana è arrivato solo a condizione che Telecom ceda la sua quota, dal momento che  la società d’Oltralpe avrebbe condizioni favorevoli per alzare i prezzi a carico dei canali televisivi nel mercato dell’accesso all’ingrosso alle reti del digitale terrestre, in cui Persidera e Mediaset possiedono entrambe una quota significativa. Ci spieghiamo meglio: sommando i mux di Persidera con quelli di Mediaset (di cui Vivendi detiene il 28,8% del capitale e il 29,9% dei diritti di voto), Vivendi supera la quota di mercato del 50% nel canali tv digitali terrestri.

I numeri le darebbero una posizione di forza che potrebbe giustificare eventuali rialzi di prezzi, costringendo i canali tv a sostenere costi maggiori per raggiungere il loro pubblico in Italia

Vivendi trarrebbe i benefici di una strategia simile attraverso Persidera, oppure indirettamente, attraverso la quota di minoranza in Mediaset.

La questione Mediaset

Non solo Persidera tra i dossier del nuovo Presidente di Telecom. Vincent Bollorè, Presidente di Vivendi,  ha iniziato a far affari in Italia nel 2002, diventando socio di Mediobanca (è secondo azionista detenendo l’8% del capitale). In Generali ha ricoperto la carica di vicepresidente fino al 2013, ma è Telecom a rappresentare il suo primo (vero) colpo grosso. Attraverso Vivendi, azienda di cui ricopre la carica di Presidente, detiene il 23,9% del capitale, una quota che ne fa il primo azionista della compagnia telefonica.

vivendi-mediasetMa la campagna italiana di Bollorè non finisce qui. Dopo esser saltato l’accordo con Mediaset, la francese ha iniziato a rastrellare le azioni dell’azienda media italiana, Il primo giorno si è assicurato il 3,01% del Capitale dell’azienda del Biscione e in poche ore ha raggiunto il 28,8% del capitale ad un passo dal 30%, soglia massima oltre la quale è necessario lanciare una offerta su tutto il capitale.

La posizione di Vivendi, che avrebbe potuto portare ad una possibile alleanza strutturale tra Mediaset e Telecom Italia, sotto la regia dei francesi, potrebbe rappresentare un pericolo per la concorrenza. Con conseguenze serie per le Tlc, le emittenti televisive e i consumatori.

Telecom, o un “operatore in posizione dominante”, come scrive il Garante della concorrenza, potrebbe puntare sui numerosi clienti per “per restringere la concorrenza anche nei nuovi mercati dell’audiovisivo via Internet”. Non solo: Telecom potrebbe “escludere dal mercato anche gli altri operatori di tlc”, grazie a prezzi molto bassi e grazie a contenuti televisivi in esclusiva, come le partite di Champions League.

Interpellata proprio da Mediaset su questa posizione dominante, Agcom ha deciso: entro 12 mesi il gruppo francese dovrà diminuire le quote e ridurre la sua partecipazione in Telecom Italia oppure in Mediaset. Non solo: “allo scopo di consentire all’Autorità di svolgere un’adeguata attività di monitoraggio”, entro 60 giorni Vivendi dovrà presentare il piano che gli consentirà di uscire dalla posizione dominante. Si tratta della prima decisione dell’Agcom su questa parte della `legge Gasparri´, in particolare sui tetti di controllo nel settore media e telecomunicazioni.
Scendendo i particolari, l’Autorità italiana, alla luce degli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria, ha stabilito che l’attuale posizione di Vivendi non risulta conforme alle prescrizioni di cui al comma 11 dell’articolo 43 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in ragione delle partecipazioni azionarie nelle due diverse società italiane. La decisione si fonda sul Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) in cui si sostiene che le imprese di comunicazioni che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40% non possono acquisire ricavi superiori al 10% del cosiddetto `Sistema integrato delle comunicazioni´ di tv, radio ed editoria. Secondo gli ultimi dati, Mediaset avrebbe ricavi di circa il 13% del Sistema integrato delle comunicazioni.

Nel caso “di inottemperanza all’ordine è applicabile la sanzione amministrativa” prevista dalla legge 249 del 1997, il gruppo francese rischia una sanzione del valore tra il 2% e il 5% del suo fatturato.

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