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Perché l’Isis non è stato ancora sconfitto?

Daesh

 

Divisioni profonde, diffidenze, e obiettivi diversi hanno impedito agli attori regionali di trovare una posizione univoca nei confronti di Isis. A pochi giorni dagli attentati di Parigi, ricostruiamo le posizioni di Siria, Turchia, Curdi, Iran, Arabia Saudita e Israele:

Siria

Il nemico numero uno di Assad è l’opposizione interna Siriana, sostenuta in modo non celato da attori esterni come gli Usa; al contrasto di questa è diretto in primo luogo l’intervento militare russo. L’indebolimento dello stato siriano ha consentito l’espansione a spese di Damasco di Daesh, diventata il principale polo d’attrazione per il malcontento dei sunniti siriani e iracheni radicalizzati. Con il contrasto di Daesh Assad vuole mostrarsi come l’ultimo antemurale al terrorismo islamico, nella speranza di guadagnare la legittimazione degli occidentali persa a seguito della violenta repressione delle rivolte, civili compresi.

Turchia

Il principale avversario di Ankara è l’irredentismo Curdo. Il popolo curdo conta approssimativamente 30 milioni di persone sparse in regione a cavallo di Turchia, Siria, Iran: il Kurdistan. La sconfitta di Daesh permetterebbe ai curdi e al partito PKK di lavorare alla costruzione di un’entità territoriale autonoma e di riprendere la lotta con i Turchi. Per Ankara Daesh è utile per contenere le ambizioni curde e per spezzare la continuità territoriale di un possibile stato indipendente. In Turchia vivono al momento circa 13 milioni di curdi.

Curdi

I curdi non hanno mai avuto uno stato indipendente e le loro aspirazioni nazionali sono sempre state duramente represse. Nel 16° secolo gran parte del Kurdistan fu inglobata nell’Impero Ottomano, l’altra da quello Persiano; i curdi sono tuttavia riusciti a mantenere la loro organizzazione tribale mantenendo la propria identità. I curdi siriani e iracheni non cercano al momento di distruggere Daesh ma solo di difendere le loro nuove frontiere; d’altra parte sperano in un mondo arabo sempre più diviso. Non sono disposti a marciare su Mosul perché significherebbe rafforzare Baghdad. Il loro timore è infatti la nascita di uno stato forte in Iraq che minaccerebbe la propria autonomia: Daesh ne impedisce la formazione.

Iran

L’Iran Sciita è intenzionato a contenere Daesh. La sua distruzione potrebbe consentire la formazione di una fronte arabo sunnita simile a quello visto durante la “guerra imposta”, conflitto che ha visto contrapposti Iran e Iraq tra il 1980 e 1988. Timore di Teheran è inoltre l’avvicinamento di Daesh al proprio confine e la sua espansione al ginepraio Afgano. Resta lo storico legame con Damasco e con gli sciiti alawiti, confessione a cui Bassar Al-Assad è legato.

Arabia Saudita

Per l’Arabia Saudita Daesh non è un nemico, anche se la visione strategica di Riyadh non ammette la riproposizione di un califfato che minacci le ambizioni di una leadership saudo-wahhabita all’interno del mondo sunnita e il prestigio della corona derivante dal ruolo di custode delle città sante. Ampie frange della popolazione, del clero wahhabita e delle leadership economiche sostengono ideologicamente e non solo il radicalismo religioso di Deash; anche se l’establishment saudita decidesse di contrastarlo vedrebbe ulteriormente indebolita la propria legittimità interna, rischi la fine della corona e la perdita dell’integrità territoriale. Il vero nemico dell’Arabia Saudita resta comunque l’Iran: Daesh minaccia Teheran i suoi alleati e gli sciiti. 

Israele

Israele non può che dirsi contento. Hezbollah lotta contro gli arabi, la Siria rischia di crollare, l’Iran si avventura in un pantano e la causa palestinese è ormai fuori dai riflettori.

daesh

 

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