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Perché il Bitcoin perde valore

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Dalla Corea del Sud alla Cina e all’India: l’Asia mette i paletti al Bitcoin e alle altre criptomonete. E non solo. Ecco tutti i motivi del recente calo

 

Il momento della verità, per il Bitcoin, sembra essere arrivato. Dopo mesi di rialzi repentini e incredibili (a dicembre 1 bitcoin valeva 20mila dollari), la criptmoneta, nelle ultime ore, è affondata, scendendo sotto i 9.000 dollari. Sul crollo pesano una serie di brutte notizie arrivate nel nuovo anno: le ultime, in ordine di tempo, è la stretta delle regole in India e una potenziale manipolazione dei prezzi su Bitfinex, su cui starebbero già indagando le autorità americane.

IL PREZZO DEL BITCOIN

BitcoinLa criptovaluta, sulla piattaforma di scambio di Bitscamp, perde in queste ore l’11,5% a 8.982,25 dollari, ai minimi dal novembre 2017. Sorte non certo migliore sulla piattaforma Coinbase, dove perde il 13% a 8.830 dollari.

LA STRETTA DELL’INDIA

L’India sarebbe pronta a mettere al bando il Bitcoin e tutte le altre criptomonete, così come annunciato dal ministro delle Finanze Arun Jaitley.

“Il governo considera le criptomente illegali e prenderà tutte le misure per vietare l’uso di queste per il finanziamento di attività illecite o come strumento di pagamento”, ha detto Arun Jaitley, Giovedi 1 febbraio, nel suo discorso sulle previsioni di Bilancio 2018.

Diverso, invece, spiega il ministro, l’atteggiamento verso la tecnologia che sta alla base del Bitcoin, che l’India potrà utilizzare per numerosi scopi.

MANIPOLAZIONE DEI PREZZI SU BITFINEX

E ancora. Le autorità finanziarie americane hanno deciso di indagare sulle attività della discussa piattaforma Bitfinex, sospettata di riciclaggio di denaro sporco. La Commodity Futures Trading Commission statunitense avrebbe chiesto documentazione a Bitfinex e Tether, società che emette un token, una nuova valuta digitale che ha valore nominale di un dollaro.

FACEBOOK CONTRO CRIPTOMENETE

A schierarsi contro le criptomonete, sarebbe stato nei giorni scorsi anche Facebook. Il gruppo di Mark Zuckerberg vieterà gli spot di “prodotti e servizi finanziari che sono associati frequentemente con pratiche promozionali ingannevoli”, comprese criptomonete e Ico, si legge in un post di Facebook. Ora la piattaforma avvierà un processo di identificazione e soppressione delle pubblicità ingannevoli.
“Vogliamo che la gente continui a scoprire nuovi prodotti e servizi tramite le pubblicità di Facebook senza paura di truffe. Diverse aziende che pubblicizzano ora Ico e criptovalute non operano però in buona fede”, ha affermato il responsabile della gestione del prodotto del colosso social media, Rob Leathern.

SEC BLOCCA ICO

E ancora: la Sec, l’authority finanziaria Usa, ha bloccato un’offerta iniziale di valuta (Ico) della AriseBank in Texas. La banca ha raccolto 600 milioni di dollari per il lancio da un miliardo della nuova moneta AriseCoin. La Banca, però, starebbe presentando un inesistente progetto di banca decentralizzata per collocare una valuta utile solo per accedere a servizi e prodotti di fatto tradizionali.

LE NUOVE NORME DELLA COREA DEL SUD

Dal 30 gennaio sono entrate in vigore anche le nuove norme della Corea del Sud. Seul obbliga le banche locali a vietare operazioni provenienti da conti anonimi per il trading in criptovalute, con l’obiettivo di poter rendere tracciabili e trasparenti le transazioni e mettere un freno al riciclaggio e alle attività criminali, oltre che alla speculazione e all’evasione fiscale.

Come spiegato dal vice presidente della Financial Services Commission coreana, Kim Yong-beom, poi Seul impone il divieto di trading per i residenti all’estero che non hanno conti correnti bancari in Corea e per i minori di 19 anni.

Le banche, come chiesto dal Governo dovranno monitorare tutti i conti che movimentano più di 10 milioni di won (circa 9.300 dollari) al giorno o 20 milioni di won la settimana e dovranno segnalare alle autorità finanziarie i conti detenuti da aziende e attività sospette. Sempre con le nuove norme, saranno chiusi tutti i conti esistenti utilizzati per le criptovalute.

CinaANCHE LA CINA PENSA A REGOLE

Una stretta sul Bitcoin arriva anche dalla Cina. Pechino ha messo nel mirino siti web e app che offrono servizi simili a piattaforme di scambi di criptovalute, come Coinbase o Kraken. In base alle notizie riportate dalla Reuters, infatti, per il vice Governatore della banca centrale cinese, Pan Gongsheng, le autorità dovrebbero vietare il trading centralizzato delle criptovalute.

ENEL TOGLIE ENERGIA AL BITCOIN

A prendere le distanze dalla moneta digitale ci sarebbe anche Enel. “Dopo approfonditi studi ed analisi Enel è giunta alla conclusione di non nutrire interesse alcuno per la vendita di energia destinata ad attività di mining di criptovalute”, si legge in una nota diffusa dalla società. Il gruppo “ha avviato un chiaro percorso di decarbonizzazione e di sviluppo sostenibile e ritiene che l’uso intensivo di energia per il mining di criptovalute sia da considerare pratica non sostenibile e non in linea con il modello di business che il gruppo sta realizzando”.

ANCHE LA FRANCIA VUOLE REGOLE

Sul valore del bitcoin pesa anche la posizione della Francia: il ministro delle Finanze Bruno Le Marie ha chiesto una regolamentazione per vigilare sullo sviluppo delle valute virtuali, indicando che Bitcoin e le criptovalute comportano “alti rischi di speculazione e possibile manipolazione finanziaria”.

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