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Bitcoin sotto i 10.000 dollari. Anche Francia vuole regole

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Il Bitcoin scende sotto i 10mila dollari e trascina giù anche le altre monete digitali 

Il Bitcoin è crollato sotto i 10.000 dollari, perdendo oltre il 50% dal valore record di 19,511 dollari raggiunto il 18 dicembre: nelle scorse ore, la più grande criptovaluta è scesa dell’8% a $ 9,853 alle 9:22 di New York. Questa è la sua prima incursione sotto i 10,000 dollari dal 1 ° dicembre 2017. A pesare sulle valutazioni l’attenzione che arriva dal mondo della finanza regolamentata e dai diversi Governi.

La caduta di questa settimana rappresenta un trauma per il mercato delle monete digitali, che ha perso più di $ 300 miliardi di valore a partire dal 13 gennaio. Il valore di mercato del Bitcoin è sceso a circa 170 miliardi  di dollari, da un picco di $ 310 miliardi. Se è vero che il Bitcoin è aumentato del 1.400% lo scorso anno, è anche vero che  l’ultimo tonfo ha messo in dubbio la redditività delle criptovalute e la tecnologia blockchain, che ne è alla base.

Salgono ovviamente i timori di una bolla. La resilienza del bitcoin è stata testata, ma i trader sembrano accumulare dubbi. Tutto è cambiato a partire dal mese scorso, da quando sono stati avviati gli scambi dei futures su  CME Group Inc. e Cboe Global Markets Inc. E’ da quell’ingresso nel mondo della finanza tradizionale che regolamentatori e autorità hanno puntato gli occhi sulla prima moneta virtuale.

Pechino ha messo nel mirino siti web e app che offrono servizi simili a piattaforme di scambi di criptovalute, come Coinbase o Kraken. In base alle notizie riportate dalla Reuters, infatti, per il vice Governatore della banca centrale cinese, Pan Gongsheng, le autorità dovrebbero vietare il trading centralizzato delle criptovalute. Anche la Corea del Sud, il terzo mercato mondiale per le criptovalute, starebbe pensando di fermare gli scambi sui mercati nazionali (il divieto sarebbe anche per istituzioni finanziarie e cittadini stranieri).

Novità in materia arrivano anche dall’Europa. Sul valore del bitcoin pesa, infatti, anche la posizione della Francia: ieri il ministro delle Finanze Bruno Le Marie ha chiesto una regolamentazione per vigilare sullo sviluppo delle valute virtuali, indicando che Bitcoin e le criptovalute comportano “alti rischi di speculazione e possibile manipolazione finanziaria”.

Nel frattempo, crescono anche in Italia i virus malevoli collegati ai Bitcoin, come Coinhive e Cryptoloot. Si tratta di virur che si comportano come dei parassiti, si attaccano ai Pc e sfruttano la loro potenza di calcolo per produrre (minare) le criptovalute all’insaputa degli utenti. A lanciare l’allarme è Check Point Software Technologies: la produzione di criptomoneta ‘clandestina’ ha colpito il 55% delle organizzazioni a livello globale nel mese di dicembre.  I ‘miner’ di criptovalute sono stati intenzionalmente immessi all’interno alcuni principali siti, per lo più legati a servizi di streaming multimediale e di condivisione di file, senza avvisare gli utenti. “Sebbene alcuni di questi siti siano legali e legittimi – spiega la società di sicurezza – possono essere hackerati per richiedere più potenza e generare maggiori entrate ai malintenzionati, utilizzando fino al 65% della potenza del processore degli utenti finali”. Secondo un recente calcolo di Bitcoin Energy Consumption Index di Digiconomist, il “mining”, cioè il sistema utilizzato per emettere bitcoin attraverso la potenza di calcolo di moltissimi computer sparsi per il globo, richiede attualmente 30 terawattora all’anno, più dell’Irlanda.

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