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Mediaset, Vivendi fa ricorso contro sentenza di Agcom

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mediaset

Mentre Vivendi fa ricorso contro la decisione di Agcom sul possesso delle quote di Telecom e Mediaset, il Biscione blinda l’azienda con il buy-back

 

Vivendi non si arrende. Il sogno di una Netflix europea guida tutti i suoi passi in affari e dopo aver rastrellato le azioni Mediaset, ora fa ricorso al Tar per la sentenza di Agcom, del 18 aprile scorso, secondo cui il gruppo francese doveva scegliere tra il controllo di Tim e la presenza a quasi il 30% in Mediaset. Ma andiamo per gradi e ricostruiamo la vicenda.

Il triangolo Vivendi – Mediaset – Telecom

Un piede in due scarpe. Questo è il riassunto se la si vuol dire in modo più popolare. Vivendì possiede delle quote di Telecom, di cui ha assunto il controllo de facto, e delle quote di Mediaset.

vivendiVivendi, azienda guidata dall’imprenditore bretone Vincente Bollorè, detiene il 23,9% del capitale di Telecom, una quota che ne fa il primo azionista della compagnia telefonica. E, soprattutto, numeri che l’hanno portata ad avere il via libera dall’Ue al controllo de facto dell’azienda. Via libera arrivato il 30 maggio, ma ad alcune condizioni: la decisione è subordinata alla cessione delle quote detenute da Telecom Italia in Persidera. Persidera è una joint venture tra Telecom Italia Media Broadcasting (gruppo Telecom, 70% intestato alla capogruppo TI spa) e Rete A (gruppo L’Espresso, 30%). La società è un operatore di rete con cinque multiplex digitali (precedentemente in mano a La7), con sede a Roma.

E ancora. Dopo esser saltato l’accordo con Mediaset, la francese ha iniziato a rastrellare le azioni dell’azienda media italiana, Il primo giorno si è assicurato il 3,01% del Capitale dell’azienda del Biscione e in poche ore ha raggiunto il 28,8% del capitale ad un passo dal 30%, soglia massima oltre la quale è necessario lanciare una offerta su tutto il capitale.

La sentenza di Agcom

La posizione di Vivendi, che avrebbe potuto portare ad una possibile alleanza strutturale tra Mediaset e Telecom Italia, sotto la regia dei francesi, potrebbe rappresentare un pericolo per la concorrenza. Con conseguenze serie per le Tlc, le emittenti televisive e i consumatori.

Telecom, o un “operatore in posizione dominante”, come scrive il Garante della concorrenza, potrebbe puntare sui numerosi clienti per “per restringere la concorrenza anche nei nuovi mercati dell’audiovisivo via Internet”. Non solo: Telecom potrebbe “escludere dal mercato anche gli altri operatori di tlc”, grazie a prezzi molto bassi e grazie a contenuti televisivi in esclusiva, come le partite di Champions League.

Interpellata proprio da Mediaset su questa posizione dominante, Agcom ha deciso: entro 12 mesi il gruppo francese dovrà diminuire le quote e ridurre la sua partecipazione in Telecom Italia oppure in Mediaset. Non solo: “allo scopo di consentire all’Autorità di svolgere un’adeguata attività di monitoraggio”, entro 60 giorni Vivendi dovrà presentare il piano che gli consentirà di uscire dalla posizione dominante. Si tratta della prima decisione dell’Agcom su questa parte della `legge Gasparri´, in particolare sui tetti di controllo nel settore media e telecomunicazioni.

TelecomScendendo i particolari, l’Autorità italiana, alla luce degli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria, ha stabilito che l’attuale posizione di Vivendi non risulta conforme alle prescrizioni di cui al comma 11 dell’articolo 43 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in ragione delle partecipazioni azionarie nelle due diverse società italiane. La decisione si fonda sul Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar) in cui si sostiene che le imprese di comunicazioni che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40% non possono acquisire ricavi superiori al 10% del cosiddetto `Sistema integrato delle comunicazioni´ di tv, radio ed editoria. Secondo gli ultimi dati, Mediaset avrebbe ricavi di circa il 13% del Sistema integrato delle comunicazioni.

Nel caso “di inottemperanza all’ordine è applicabile la sanzione amministrativa” prevista dalla legge 249 del 1997, il gruppo francese rischia una sanzione del valore tra il 2% e il 5% del suo fatturato.

 

Il ricorso

Nella giornata di lunedì 19 giugno 2017, Vivendi ha notificato alle parti un ricorso al Tar contro la delibera dell’Agcom. L’azienda francese non intende arrendersi.

“Telecom è un pilastro fondamentale della nostra strategia. Crediamo che la convergenza tra contenuti e distribuzione sia destinata a cambiare radicalmente il nostro business”, ha detto Arnaud de Puyfontaine. “Ricorreremo al Tar e alla Ue. Il mondo del resto va in in un’altra direzione: basta ricordare l’operazione AT&T-Time Warner”, aveva avvisato Arnoud de Puyfontaine, ad di Vivendi e Presidnete di Telecom.

Bollorè non intende chiudere alcun fronte: “La legge Gasparri dice che non abbiamo diritto ad avere il controllo delle due società. Ma noi di Vivendi non abbiamo il controllo di Mediaset, che è controllata dalla famiglia Berlusconi. Noi comunque certamente ottempereremo a quello che ci è chiesto e faremo il necessario”, ha detto in assemblea Vincent Bollorè.

Ma Vivendi deve comunicare ad Agcom le sue intenzioni

Mentre si aspetta la sentenza del Tar dovrà Vivendi rispondere a breve all’Agcom. L’azienda, secondo fonti finanziarie e di mercato, sarebbe pronta a ottemperare alla delibera attraverso il congelamento dei diritti di voto oltre il 9,9% nel Biscione.

VivendiLa notizia sembra piacere a Piazza Affari, dove il titolo Mediaset segna un rialzo di oltre mezzo punto percentuale, mentre Vivendi alla Borsa di Parigi ha un andamento piatto.

Mediaset prova a blindarsi con il buy-back

Ma anche Mediaset fa le sue mosse. L’azienda prova a blindarsi con il buy-back (operazione di acquisto di azioni proprie da parte di una società per azioni), predisponendo nel contempo uno strumento per sostenere il titolo nel caso in cui Vivendi cedesse le sue azioni sul mercato.

Il Biscione è riuscita a trovare una strada per poter acquistare fino al 10% di capitale proprio senza far scattare il superamento delle soglie d’Opa da parte di Fininvest. Per farlo è però necessario che all’assemblea Mediaset del 28 giugno si presenti almeno il 10% del capitale “flottante” e che almeno la metà dei soci di mercato partecipanti approvi il riacquisto di azioni proprie.

Un’azienda tutta Italiana

Le mire francesi non si fermano alla partecipazione in società italiane. Vivendi ha deciso di sbarcare a Milano. È qui che avrà sede la nuova Spa Vivendi Italia. Con la nuova società, la francese, proverà a dar forma al sogno della Netflix Europea voluta e desiderata da Vincent Bollorè.
Operiamo in un’industria locale che sta diventando sempre più globale. E per competere con i colossi Usa, e in prospettiva con quelli cinesi, bisogna poter contare sulle economie di scala , creando un network, che permetta di rendere economicamente efficienti gli investimenti in contenuti”, ha spiegato il ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine.

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