Skip to content

spettro radio

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Spettro radio, chi non è d’accordo sulla riforma europea del Digital Networks Act

La riforma europea delle regole sulle telecomunicazioni riaccende il confronto sulla durata e sul rinnovo delle licenze d'uso dello spettro radio con Camera, Senato e organismi Ue favorevoli a verifiche periodiche mentre Agcom potrebbe seguire un'impostazione diversa. Tutti i dettagli

 

Il Digital Networks Act entra in una fase decisiva e richiama l’attenzione di istituzioni nazionali ed europee. Sul tavolo c’è la riforma della disciplina delle reti digitali, con uno dei nodi più rilevanti rappresentato dalla gestione dello spettro radio. Attorno a questo tema si sta delineando un orientamento ampiamente condiviso che punta a rafforzare gli strumenti di verifica periodica delle licenze, in un contesto che potrebbe però evidenziare una diversa impostazione da parte dell’Autorità italiana.

IL DNA E L’OBIETTIVO DI SUPERARE LA FRAMMENTAZIONE

Il settore delle telecomunicazioni segue con attenzione l’evoluzione del Digital Networks Act (DNA), la proposta di Regolamento con cui l’Unione europea punta a superare la frammentazione delle normative nazionali, offrendo maggiore certezza strategica e operativa agli operatori. Gli effetti della riforma sono destinati a incidere soprattutto sui comparti a forte dimensione europea, come la gestione dello spettro radio, i servizi satellitari, il cloud e le infrastrutture digitali.

Proprio sul tema dello spettro, considerato strategico per lo sviluppo tecnologico e digitale del Paese, la scorsa settimana sono intervenute le Commissioni Politiche Ue di Camera e Senato, il BEREC, il Radio Spectrum Policy Group (RSPG) e il Comitato economico e sociale europeo (CESE). Parallelamente, la Commissione ITRE del Parlamento europeo, competente sul dossier, sta portando avanti una serie di audizioni pubbliche con gli stakeholder del settore.

L’ORIENTAMENTO CONDIVISO SULLE LICENZE

Dai diversi pareri emerge un indirizzo sostanzialmente convergente. La previsione contenuta nel DNA che introduce una durata indefinita dei diritti d’uso dello spettro viene valutata positivamente soltanto se accompagnata da meccanismi di rivalutazione periodica capaci di verificare che l’assegnazione delle frequenze continui a essere efficace, coerente con l’evoluzione del mercato e in grado di sostenere gli investimenti.

L’obiettivo indicato dalle istituzioni è mantenere un equilibrio tra stabilità regolatoria, sviluppo delle reti, concorrenza e uso efficiente di una risorsa pubblica limitata.

I PARERI DI CAMERA E SENATO

Alla Camera, la Commissione Politiche Ue ha approvato un parere di maggioranza con il voto favorevole anche di Pd, Italia Viva e M5s. Il documento esprime una valutazione positiva sull’articolo 24 del DNA, che introduce la durata illimitata dei diritti d’uso dello spettro, purché siano previsti criteri chiari e verificabili insieme a controlli periodici sull’uso efficiente delle frequenze, sugli obiettivi di copertura, sulla qualità del servizio, sulla concorrenza e sulle ricadute degli investimenti per cittadini, imprese e territori.

Sul rinnovo automatico delle frequenze previsto dall’articolo 25, la Commissione ritiene necessaria una verifica delle condizioni competitive, dell’utilizzo efficiente dello spettro, degli obiettivi di copertura e della continuità degli investimenti, così da evitare effetti distorsivi sul mercato.

Un’impostazione analoga emerge anche dal parere della Commissione Politiche Ue del Senato. Palazzo Madama evidenzia che la durata illimitata dei diritti d’uso dovrebbe essere prevista soltanto in un quadro capace di tutelare gli investimenti già effettuati, incentivare quelli futuri e garantire nel tempo l’accesso alle infrastrutture esistenti. Anche il rinnovo automatico dovrebbe dipendere da una valutazione delle condizioni competitive, dell’accesso alle infrastrutture passive e degli investimenti nella densificazione delle reti, evitando che eventuali squilibri nella distribuzione dello spettro diventino permanenti.

LE POSIZIONI DEGLI ORGANISMI EUROPEI

Anche gli organismi europei si esprimono nella stessa direzione. Il BEREC, che riunisce i regolatori nazionali delle comunicazioni elettroniche e vede l’Italia rappresentata da AGCOM, aveva già osservato nel proprio interim opinion che la proposta rischia di favorire gli attuali titolari dei diritti d’uso, riducendo la contendibilità del mercato e le dinamiche concorrenziali nell’accesso allo spettro, con possibili effetti negativi sull’innovazione, sull’uso efficiente delle frequenze e sui benefici di lungo periodo per i consumatori.

Nel documento definitivo dedicato allo spettro, pubblicato nei giorni scorsi, il BEREC ribadisce questa impostazione e sottolinea che, qualora un’autorità nazionale decidesse di non rinnovare automaticamente una frequenza in scadenza, potrebbe indire una nuova gara soltanto in presenza dell’interesse di operatori diversi da quelli già assegnatari nella stessa banda. Secondo il BEREC, “questa impostazione finirebbe per cristallizzare gli assetti esistenti e potrebbe impedire agli operatori più piccoli di ottenere spettro aggiuntivo per competere meglio, indebolendo così la contendibilità del mercato e le dinamiche competitive nell’accesso allo spettro”.

Una posizione altrettanto netta arriva dal Radio Spectrum Policy Group, organismo che riunisce i rappresentanti degli Stati membri sulla politica dello spettro radio, con la partecipazione italiana di MIMIT e AGCOM. Il gruppo riconosce che i diritti d’uso devono avere una durata sufficiente a favorire investimenti, innovazione e rapido sviluppo delle reti, ma considera l’attuale sistema di licenze a termine già adeguato al raggiungimento di questi obiettivi e rileva poche, se non nessuna, ragione per adottare come regola generale licenze di durata illimitata. Il RSPG evidenzia inoltre che il regime autorizzatorio deve continuare a consentire verifiche periodiche sull’uso efficiente dello spettro, sulle condizioni associate ai diritti d’uso, sugli sviluppi tecnologici, sulle eventuali criticità concorrenziali e sulla possibilità di riequilibrare nel tempo l’assegnazione delle frequenze, ricorrendo ove possibile a meccanismi di mercato.

Anche il Comitato economico e sociale europeo, nel parere di cui è relatore il professor Maurizio Mensi, riconosce che licenze di maggiore durata possono sostenere la pianificazione e gli investimenti di lungo periodo, ma soltanto se accompagnate da revisioni periodiche e da meccanismi di tipo “use it or share it”. Secondo il CESE, tali strumenti sono necessari per evitare l’accaparramento dello spettro, garantire l’utilizzo efficiente di una risorsa pubblica scarsa e impedire il consolidamento nel tempo di posizioni dominanti incompatibili con i principi europei in materia di concorrenza e politica dello spettro.

IL POSSIBILE SCOSTAMENTO DELL’AGCOM

In questo quadro emerge un elemento di particolare interesse. Secondo quanto risulta, AGCOM starebbe orientandosi verso un’impostazione diversa rispetto a quella che sembra consolidarsi nelle istituzioni europee e nazionali. L’Autorità dovrebbe infatti pubblicare a luglio la terza consultazione sul rinnovo delle licenze in scadenza nel 2029, aprendo una fase destinata a chiarire l’orientamento italiano su uno dei capitoli più rilevanti del Digital Networks Act.

Torna su