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Mediaset-Vivendi, tutto quello che possono fare (e non) B​erlusconi e Bollorè

di

Vivendi

Vivendi sale al 28,8% di Mediaset. al I francesi sono quasi alla soglia dell’Opa. Ma non è detto che la lancino

Ora che Vivendi è salita al 28,8% di Mediaset, l’ipotesi di un’Opa sulla media company della famiglia Berlusconi potrebbe trasformarsi in realtà. Ieri sera la francese ha fatto sapere in uno stringato comunicato di avere in mano quasi il 30% del Biscione, ovvero il 29,9% dei diritti di voto in assemblea. Che il gruppo guidato da Vincent Bollorè avesse intenzione di portarsi a ridosso della soglia Opa, per l’acquisto della totalità del capitale, non è mai stato un mistero. Resta però da capire cosa può succedere adesso e quali sono le armi in possesso dei due gruppi televisivi.

Partiamo da Vivendi ma prima va fatta una premessa. Comprare il 100% di Mediaset potrebbe costare tra i 4 0 5 miliardi di euro, ipotizzando un prezzo di 3,2-3,5 euro ad azione. Il colosso guidato dal raider Bretone Vincent Bollorè in linea teorica potrebbe anche avere tali risorse. In una recente intervista al Corriere della Sera, l’amministratore delegato di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine ha rivelato che ad oggi la cassa di Vivendi si aggira intorno ai 2,1 miliardi di euro “ma la liquidità è molto più alta”. C’è da dire che finora il gruppo francese ha speso secondo alcune stime tra gli 1,5 e gli 1,6 miliardi per portarsi a un passo dalla soglia Opa. Ma con uno sforzo potrebbe anche farcela. Sempre che il lancio dell’Opa sia nelle reali mire dell’azienda transalpina. L’impressione predominante è che l’obiettivo finale di Vivendi sia quello di “contare” di più all’interno di Mediaset e trattare l’acquisto di Mediaset Premium, improvvisamente bloccato questa estate e finito al centro di un contenzioso legale tra le due aziende. Ma anche trovare un accordo con il Biscione per dare vita a un grande gruppo paneuropeo. Entrambe le indicazioni sono state confermate dallo stesso de Puyfontaine poco fa, all’uscita della Consob dove è stato ascoltato.

vivendi mediasetCertamente per Fininvest, la holding della famiglia Berlusconi attuale controllante di Mediaset, ha molte meno munizioni rispetto a Vivendi, ovvero una cassa insufficiente per coprire il costo dell’Opa. Inoltre, la legge italiana fissa al 5% all’anno la quota acquistabile da parte di una controllante all’interno di una propria controllata. Fininvest è già salita di un’altro 5% ai primi di dicembre, in risposta al primo attacco di Vivendi e la prossima finestra utile è prevista per aprile. Nel frattempo quindi la società di Cologno Monzese può contare solo sull’eventuale intervento di soggetti terzi. Come l’Agicom la quale dubita che Parigi possa controllare contemporaneamente tanto Telecom quanto Mediaset. Vivendi è infatti azionista di riferimento della compagnia telefonica e la legge Gasparri sulle telecomunicazioni vieta in linea teorica l’incrocio tv-tlc. E poi c’è il governo. Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha ribadito che l’operazione francese “è giudicata negativamente”, ha connotati “troppo opachi”, ma ciò “non vuol dire che si facciano dei provvedimenti ad hoc”.

Esclusi quindi decreti per blindare Mediaset, ma non certo eventuali mosse della Cassa Depositi e Prestiti, braccio operativo del Ministero dell’Economia. Bollorè potrebbe infatti decidere di vendere la suo quota in Telecom alla compagnia tlc Orange, facendo così cadere il veto dell’Agcom. Di qui, secondo alcune indiscrezioni di oggi, l’intenzione della Cassa Depositi di entrare in forze all’interno di Telecom e sbarrare la strada alla vendita delle quote Vivendi a Orange. Adesso non c’è che attendere le prossime mosse, feste di Natale permettendo.

Gianluca Zapponini

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