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Guerra Vivendi -Mediaset: facciamo il punto

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Vivendi-Mediaset

Vivendi sale al 25,75% di Mediaset, ma la scalata protrebbe esser fermata da AgCom e Consob

 

Vivendi è salita al 25,75% di Mediaset (il 26,77% dei diritti di voto). L’azienda del Biscione, però, non cede e tramite le dichiarazioni di Silvio Berlusconi fa sapere che è guerra aperta. Intanto scende in campo anche l’AgCom, che ha aperto un’istruttoria sulla vicenda. Ma partiamo dall’inizio.

I primi accordi

Vivendi-MediasetIl primo accordo Vivendi-Mediaset  risale ad aprile 2016 e parlava di uno scambio azionario di un pacchetto del 3,5% del capitale e della vendita della quota del Biscione nella pay-tv Mediaset Premium (l’89% della pay-tv, mentre il restante 11% acquistato dagli spagnoli di Telefonica sarebbe arrivato in un secondo momento). La partnership, “avente una portata internazionale, prevedeva, da un lato, varie iniziative relative alla produzione e distribuzione congiunta di ambiziosi programmi audiovisivi e, dall’altro lato, la creazione di una piattaforma televisiva globale over-the-top”, spiega l’azienda francese.

Dopo aver analizzato il business plan di Mediaset Premium (che secondo la francese si basava “su ipotesi irrealistiche” nel fissare al 2018 il limite per il ritorno all’equilibrio operativo), l’azienda guidata da Vincent Bollorè ha fatto marcia indietro, proponendo un nuovo accordo.

La nuova proposta fatta da Vivendi, però, cambiava non poco le carte in tavola, riducendo drasticamente l’impegno francese sulla pay-tv italiana. La società d’Oltralpe avrebbe confermato lo scambio del 3,5% del capitale di Vivendi e del 3,5% del capitale di Mediaset, ma aveva proposto di acquistare soltanto il 20% del capitale di Mediaset Premium e di arrivare a detenere in tre anni circa il 15% del capitale di Mediaset attraverso un prestito obbligazionario convertibile.La tv del Biscione non ci sta, si rifiuta di siglare il nuovo accordo e insieme a Fininvest ha deciso di richiedere i danni.

La scalata di Vivendi a Mediaset

La guerra legale in corso, però, non sembra far paura a Vivendi, che nei giorni scorsi ha iniziato a rastrellare le azioni Mediaset. Il primo giorno si è assicurato il 3,01% del Capitale dell’azienda del Biscione. Solo poche ore ha raggiunto il 20%.

Ad oggi,  il gruppo Vivendi guidato da Vincent Bolloré è salito al 25,75% del capitale delle televisioni di Cologno, con diritti di voto che arrivano al 26,77%. La francese punta ad arrivare al 30%, alla soglia massima oltre la quale è necessario lanciare una offerta su tutto il capitale. Questa quota assicurerebbe a Vivendi il veto per bloccare ogni accordo di Mediaset con un’altra società estera.

La reazione della famiglia Berlusconi

Mediaset e Finivest non sono certo contente della scalata, anche se i mercati accolgono con favore le mosse di Vivendi (la società del Biscione ha chiuso la giornata di Borsa, mercoledì 21 dicembre, in rialzo del 2,8% con fortissimi volumi di scambi).

“Io ho fatto tante cose ma una di quelle in cui mi sono impegnato di più è  la tv, Mediaset è stata la prima tv commerciale in Europa, un esempio della nuova era” ha dichiarato Silvio Berlusconi. “Siamo in una strana situazione, non possiamo comprare più del 5% di azioni di Mediaset all’anno, le regole non ce lo permettono. Abbiamo già raggiunto questo limite, e quindi  i francesi hanno avuto buon gioco”.

Dalle parole pare chiaro che Mediaset non intende cedere e, già nei giorni scorsa, ha chiesto l’intervento di Agcom e Consob.

Scende in campo AgCom

mediasetAgcom ha aperto un’istruttoria nei confronti di Vivendi, dopo un’esposto della azienda di Cologno Monzese.

Mediaset, infatti, ha puntato il dito contro il comportamento della francese Vivendi, dichiarandolo illegittimo, dal momento che viola la “disciplina di settore”. La strategia difensiva dell’azienda del Biscione, fa leva infatti sull’articolo “43 comma 11 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici” e sul “possibile ostacolo alle strategie di sviluppo di Mediaset in ragione del collegamento incrociato (di Vivendi) con Telecom Italia”.

Dunque, per l’azienda italiana, Vivendi, detenendo il 25,75% dell’azienda di Cologno Monzese e superando al contempo il 24,2% di Telecom Italia, ha oltrepassato la soglia che stabilisce il collegamento tra società quotate. E la cosa potrebbe rappresentare “un rischio di paralisi delle attività di sviluppo industriale”.

Il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, è atteso in Consob a Roma, venerdì 23 dicembre, per essere ascoltato in Commissione.

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