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Mediaset-Vivendi: nessun accordo, al via la causa. Tutta la vicenda

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Mediaset-Vivendi

Oggi la prima udienza della causa civile che vede scontrarsi Mediaset-Vivendi per la rottura del contratto per Premium. Ripercorriamo tutta la vicenda

 

Da grandi amici a feroci nemici: Mediaset-Vivendi si troveranno oggi l’uno di fronte all’altro per la prima udienza della causa civile sulla rottura del contratto per Premium. Dopo che sono saltati gli accordi iniziali, tante sono state le ipotesi di nuovi possibili punti d’incontro, ma nessun ha dato i frutti sperati. Ed è per questo che la francese guidata da Vincente Bollorè ha iniziato una scalata al gruppo Mediaset, rastrellando quasi il 30% delle azioni e fermandosi ad un passo dalla soglia Opa.

Ed ora che la causa è iniziata, cosa succede? Facciamo un excursus dell’intera vicenda, e proviamo a capire quali saranno i possibili risvolti della questione.

I primi accordi

Vivendi-MediasetIl primo accordo Vivendi-Mediaset  risale ad aprile 2016 e parlava di uno scambio azionario di un pacchetto del 3,5% del capitale e della vendita della quota del Biscione nella pay-tv Mediaset Premium (l’89% della pay-tv, mentre il restante 11% acquistato dagli spagnoli di Telefonica sarebbe arrivato in un secondo momento). La partnership, “avente una portata internazionale, prevedeva, da un lato, varie iniziative relative alla produzione e distribuzione congiunta di ambiziosi programmi audiovisivi e, dall’altro lato, la creazione di una piattaforma televisiva globale over-the-top”, spiega l’azienda francese.

Dopo aver analizzato il business plan di Mediaset Premium (che secondo la francese si basava “su ipotesi irrealistiche” nel fissare al 2018 il limite per il ritorno all’equilibrio operativo), l’azienda guidata da Vincent Bollorè ha fatto marcia indietro, proponendo un nuovo accordo.

La nuova proposta fatta da Vivendi, però, cambiava non poco le carte in tavola, riducendo drasticamente l’impegno francese sulla pay-tv italiana. La società d’Oltralpe avrebbe confermato lo scambio del 3,5% del capitale di Vivendi e del 3,5% del capitale di Mediaset, ma aveva proposto di acquistare soltanto il 20% del capitale di Mediaset Premium e di arrivare a detenere in tre anni circa il 15% del capitale di Mediaset attraverso un prestito obbligazionario convertibile.La tv del Biscione non ci sta, si rifiuta di siglare il nuovo accordo e insieme a Fininvest ha deciso di richiedere i danni.

Mediaset-Vivendi: la guerra a colpi di azioni

La guerra legale in corso, però, non sembra far paura a Vivendi, che nelle scorse settimane ha iniziato a rastrellare le azioni Mediaset. Il primo giorno si è assicurato il 3,01% del Capitale dell’azienda del Biscione e in poche ore ha raggiunto il 28,8% del capitale ad un passo dal 30%, soglia massima oltre la quale è necessario lanciare una offerta su tutto il capitale.

Finivest, dunque, ha chiesto l’intervento della Consob, l’Authority che vigila sul corretto andamento degli scambi in Borsa. Intanto anche l’Agcom si è schierata a favore dell’italiana.

Ma Perchè Vivendi voleva trattare a tutti i costi con Mediaset?

Vivendi-MediasetMediaset, per quanto valga meno di Vivendi, è comunque il primo gruppo Media italiano per telespettatori e introiti pubblicitari. E non solo: l’azienda italiana è presente anche sul mercato spagnolo: anche questo è qualcosa che fa gola a Vivendi.
Grazie ad un eventuale accordo con l’azienda del Biscione, Vivendi potrebbe dare vita ad un polo media e telecomunicazioni sull’asse Roma-Parigi-Madrid.

Bollorè e Arnaud de Puyfontaine indagati per aggiotaggi

La scalata di Vivendi a Mediaset era già programmata da tempo. Ed era un punto di arrivo (non definitivo) per Vincent Bollorè, che avrebbe deciso di disdettare l’accordo iniziale preso con Mediaset per far scendere il valore del titolo della casa del Biscione, e quindi approfittarne. È con questa accusa che la procura di Milano ha iscritto Vincente Bollorè e Arnaud de Puyfontaine nel registro degli indagati, nell’ambito dell’inchiesta della scalata di Vivendi a Mediase., seguita dai pm Stefano Civardi e Fabio De Pasquale.

Ci spieghiamo meglio. Secondo la procura di Milano, Vivendi non avrebbe più rispettato gli accordi presi con Mediaset “per far scendere artificiosamente il valore del titolo Mediaset” e quindi poi programmare la scalata “a prezzi di sconto”.

Telecom

Vincent Bolloré, Vivendi

Che tutto sia stato pianificato era anche l’accusa contenuta nell’esposto che i legali del Biscione avevano presentato negli scorsi mesi in procura chiedendo, appunto, l’intervento dei Pm sulla faccenda.

C’è da dire, comunque, che l’iscrizione di Bollorè dopo la denuncia di Fininvest, era quasi cosa dovuta, per il proseguio delle indagini.

L’ipotesi di un accordo a tre

In questi mesi si sono sprecate le ipotesi di nuovi accordi. C’era chi parlava di una Opa amichevole, che non avrebbe leso a Mediaset e chi invece pensava ad un possibile accordo a tre, tra Mediaset-Vivendi e Telecom, di cui Vivendi è prima azionista.

Secondo gli accordi il gruppo francese sarebbe sceso dal 28,8% al 9,9% di Mediaset vendendo il 18% circa ad alcuni fondi, mentre Fininvest avrebbe acquistato da Vivendi fino al 9,9% di Telecom Italia.
Premium, invece, sarebbe stata valorizzata ad un prezzo più basso (circa 100 milioni) rispetto ai 750 milioni dell’accordo di aprile contestato da Vivendi.
L’intesa, poi, in termini di governance, avrebbe previsto l’assegnazione a Vivendi di due posti nel cda Mediaset e a Fininvest due posti nel cda Telecom.

Una possibile alleanza strutturale tra Mediaset e Telecom Italia, sotto la regia dei francesi di Vivendi, avrebbe rappresentato un pericolo per la concorrenza. Con conseguenze serie per le Tlc, le emittenti televisive e i consumatori.
Telecom, o un “operatore in posizione dominante”, come scrive il Garante della concorrenza, potrebbe puntare sui numerosi clienti per “per restringere la concorrenza anche nei nuovi mercati dell’audiovisivo via Internet”. Non solo: Telecom potrebbe “escludere dal mercato anche gli altri operatori di tlc”, grazie a prezzi molto bassi e grazie a contenuti televisivi in eslcusiva, come le partite di Champions League.

Nessun accordo. Al via la causa

Le indiscrezioni, almeno stando ai fatti, sembrerebbero essere tutte infondate. Oggi, infatti, Mediaset-Vivendi si scontreranno per la prima volta in tribunale, per la prima udienza della causa civile per il mancato rispetto degli accordi sul contratto per Premium.

Vivendi-MediasetIn una intervista al Financial Times, De Putyfontaine, ad di Vivendi, avrebbe chiuso a nuovi accordi, accusando Mediaset di aver fornito informazioni poco corrette sulla situaizione di Premium. “Purtroppo le circostanze hanno dimostrato che un approccio corretto e la disponibilità a trovare una soluzione sono stati smentiti dai fatti”, avrebbe detto De Putyfontaine.

Il giudice, Vincenzo Perrozziello, in queste ore, dovrà valutare due distinte cause (almeno formalmente). La prima è quella intentata da Mediaset contro il gruppo francese per richiedere “l’esecuzione coattiva” del contratto per l’acquisto di Premium e il risarcimento dei danni che il mancato rispetto degli accordi ha causato, “pari a 50 milioni per ogni mese di ritardo nell’adempimento” a partire “dal 25 luglio 2016”. Il danno complessivo sarebbe, secondo i legali di Mediaset, “non inferiore a un miliardo e mezzo di euro”.

La seconda causa vede protagonista Fininvest, che ha a Vivendi “il risarcimento dei gravi danni” che “ammontano ad una cifra non inferiore a 570 milioni di euro, correlati fra l’altro alla diminuzione di valore delle azioni Mediaset in conseguenza dell’accaduto, al mancato apprezzamento delle stesse ove si fosse dato corso all’esecuzione del contratto, nonché all’evidentissimo danno di immagine”.

Ora che la guerra tra le due società si consuma in tribunale, Vivendi potrebbe mettere sul piatto le azioni acquistate negli ultimi mesi per chiudere per sempre la partita. Se nell’udienza odierna, comunque, non verranno poste questioni preliminari su cui, allo stato, non sono stati effettuati depositi di atti, il giudice potrebbe rimandare ad una seconda udienza, che avrebbe luogo nei prossimi mesi, per dare il tempo a Mediaset, Finivest e Vivendi di depositare e scambiare altre memorie sulla questione.

 

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