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Industria 4.0: si cercano 62mila professionisti

Moneta Digitale

La mancanza di competenze digitali rischia di rallentare la crescita dell’Italia

 

L’industria 4.0 cresce, occupa sempre più persone, ma è sempre alla ricerca di nuovi talenti e nuovi esperti. È questa la fotografia di settore che appare dai i dati del Focus Censis/Confcooperative ‘4.0 la scelta di chi già lavora nel futuro’.

Nel segmento dell’Ict, negli ultimi 5 anni gli occupati sono cresciuti del 52%. mentre crescono del 30% l’anno le richieste di nuove professionalità. Oggi, in Italia, su 100 occupati 3,3 sono riconducibili alle professioni Ict, mentre solo 1 su 100 è un ‘professionista Ict ad elevata qualificazione. In termini assoluti, l’occupazione nelle professioni Ict ha raggiunto nel 2016 le 755mila unità, con un incremento di 82mila addetti rispetto al 2011: in sei anni, mentre l’occupazione totale rimaneva pressoché stazionaria, nel perimetro delle professioni Ict gli addetti sono aumentati del 12,2%.

E servono ancora professionisti. Attualmente ci sono ben 62.000 posti ancora vacanti. La maggiore concentrazione di richieste si osserva per la figura del developer, lo sviluppatore di applicazioni web, con oltre 26mila vacancies presentate, con un incremento del 23,8% fra il 2015 e il 2016 e una quota sul totale dei profili più richiesti del 42,5%. Segue a distanza la figura dell’analista di sistemi informativi con 8.800 richieste e un differenziale del 29,6% sul 2015.

La mancanza di competenze rischia di rallentare la crescita della parte più dinamica della nostra economia”, si legge nel rapporto.

industria 4.0“Le persone più qualificate – afferma Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – saranno quelle che potranno cogliere le opportunità del 4.0. Questo ci deve portare a un investimento straordinario in formazione e innovazione perché tutti siano in condizione di capitalizzare le opportunità. Siamo per un 4.0 dal volto umano che non lasci indietro nessuno. In Italia, solo l’8,3% dei lavoratori è impegnato in programmi di formazione permanente, al di sotto della media europea 10,8%. Dobbiamo fare molto di più. Formare non è una spesa, ma un investimento sul futuro del paese”.

La buona notizia, è che nel giro di due anni accademici (2015-2016 e 2016-2017), il numero degli iscritti ai corsi di studio nell’area ‘digitale’ all’interno della classe scientifica dei corsi delle nostre università è aumentato del 6,8% contro il 2,8% dell’intera area scientifica.

I laureati dei corsi di studio ‘digital’ sono aumentati, nell’anno accademico 2015-2016, del 7,8% rispetto all’anno accademico precedente (37mila 540 laureati), contro il 2,0% del totale di ambito scientifico e l’1,1% di tutti i laureati nell’anno.

Ma passiamo al fatturato. Il mercato digitale è stimato in aumento del 2,3% nel 2017, contro l’1,5% del Pil. Fra il 2017 e il 2019 è atteso un incremento del valore pari a 3,8 miliardi di euro. Infine, il valore degli acquisti on line dei consumatori italiani è cresciuto del 21,3% nel 2016; è stimato in crescita nel 2017 del 16,9%, contro l’1,5% dei consumi 2016 delle famiglie e la stima dell’1,4% dei consumi 2017. Fra gli acquisti on line, per quelli riguardanti il turismo, si prevede un aumento quest’anno dell’8,5%.

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