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Ilva venduta alla cordata ArcelorMittal-Marcegaglia. E ora cosa succede?

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Investimenti, ambiente e occupazione: ecco il futuro dell’Ilva, venduta ad Am Investco Italy, cordata tra ArcelorMittal e Marcegaglia Carbon Steel S.p.A

 

È ufficiale: l’Ilva ha un nuovo proprietario. Si chiama Am Investco Italy, società il cui capitale risulta detenuto da ArcelorMittal Italy Holding S.r.l. (51%), ArcelorMittal (34%) e Marcegaglia Carbon Steel S.p.A. (15%). Alcune indiscrezioni sull’argomento giravano già nei giorni scorsi, ma solo ieri sera è arrivata l’ufficialità: Carlo Calenda ha firmato il decreto di assegnazione, per un affare da 1,8 miliardi di euro.

Non è contento Michele Emiliano, Governatore della Regione Puglia, che la considera una scelta affrettata. Quale futuro spetta all’acciaieria di Taranto? Proviamo a capirlo insieme.

Ilva: una storia di successi (e insuccessi) italiani

Si tratta di una delle più grandi acciaierie d’Europa, e la più grande d’Italia: la sua storia affonda  le sue radici nel 1905, anno della fondazione della società omonima, ma risale al 1961  la costruzione del polo siderurgico di Taranto, in occasione della quale la denominazione sociale venne mutata in Italsider. Stabilimento che nel 1995 è stato ceduto al gruppo privato Riva, che negli anni lo ha riportato a una gestione in profitto, e ad una produzione che arrivava a toccare le 10 milioni di tonnellate l’anno di acciaio.

Il problema dell’Ilva però non sono i profitti e nemmeno la produzione. Il problema serio, per l’Ilva e per Tarati, è l’inquinamento. L’azienda è stata costruita a ridosso di due popolosi quartieri della città.

Secondo le perizie del tribunale, nel 2010, sono state immesse nell’ambiente circostante 4.159 tonnellate di polveri, 11 mila di diossido d’azoto e anidride solforosa, tantissima anidride carbonica, e quantità di arsenico, cromo, cadmio, nichel, diossine, piombo e molti altri materiali. Una situazione insostenibile, causa di malattie gravi e morti.

Nel 2012 alcuni impianti sono stati posti sotto sequestro, l’azienda è stata Commissariata (commissari straordinari: Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba), i vertici sono stati messi sotto processo ed è stato avviato un processo, sotto la guida del Governo, di bonifica. Tanti i lavoratori mandati in cassa integrazione.

La cessione ad Am Investco Italy

Dopo il lavoro fatto dai commissari Straordinari (non ancora concluso), serve un piano per rilanciare l’azienda. Il Governo ha pensato ad indire una gara per l’acquisizione della società. Due le società che si sono fatte avanti: la joint venture Am Investco Italy (formata al 15% dal gruppo Marcegaglia e all’85% da ArcelorMittal) e il consorzio AcciaItalia (partecipato dal gruppo Arvedi con il 10%, da Cdp e Delfin con una quota ciascuno del 27,5% e dal gruppo indiano Jsw con il 35%).

carlo calendaIl governo ha scelto la prima e il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha firmato ieri il decreto che autorizza i Commissari straordinari del Gruppo Ilva in amministrazione straordinaria a procedere alla aggiudicazione dei complessi aziendali del gruppo ad Am Investco Italy, per un affare di 1,8 miliardi. Entro un anno avverrà il passaggio definitivo di proprietà.

“Siamo felici che Am Investco, il consorzio con Marcegaglia e Banca Intesa Sanpaolo, sia stato scelto come un affidabile partner per Ilva”, ha commentato il numero uno di ArceloMittal, Lakshmi N. Mittal. “Lavoreremo con tutte le parti interessate per assicurare a Ilva, ai suoi lavoratori e alle Regioni in cui opera un futuro più solido, migliore e sostenibile”, ha continuato Mittal. “Il nostro piano è supportato da un significativo programma di investimenti che permetterà all’Ilva di migliorare il suo mix di prodotti, di recuperare quote di mercato e di gestire le rilevanti problematiche ambientali. I nostri team saranno impegnati nel riaffermare Ilva come la prima azienda produttrice di acciaio in Italia”.

“Quale partner industriale italiano del consorzio vincitore, ci impegneremo a fondo in spirito di collaborazione affinché tutte le parti interessate possano trarre il massimo beneficio da questa straordinaria opportunità di rilancio del più grande asset siderurgico europeo che è Ilva”, ha detto Antonio Marcegaglia, presidente e ceo di Marcegaglia.

Michele Emiliano: scelta affrettata

“Nulla nella fretta indiavolata del ministro Calenda risulta aver, anche incidentalmente, valutato gli effetti della sua decisione sulla vita dei tarantini”, ha commentato il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, che vede nella fretta solo una questione politica, poco etica e poco rispettosa della città di Taranto e dei suoi abitanti.

Quale futuro per l’acciaieria?

E’ stata la stessa Am Investco Italy ad aver fornito nei mesi scorsi alcuni indizi. L’azienda, che ha siglato una lettera di intenti con Banca Intesa Sanpaolo, si impegna ad investire oltre 2,4 miliardi di euro (circa 1.250 milioni di investimenti tecnologici e 1.150 milioni di investimenti ambientali) oltre al prezzo di acquisto, con l’intenzione di produrre 9,5 milioni di tonnellate di prodotti finiti (numeri che deriverebbero sia dalla produzione primaria, sia dall’apporto di semilavorati da laminare).
La società poi, ha fatto sapere che intende espandere la gamma di prodotti: la nuova Ilva dovrà allargare (e riposizionare) il proprio business al settore automobilistico, edilizio ed energetico, sfruttando la rete europea di ArcelorMittal per le vendite e il marketing.

E ancora. La joint venture formata dal gruppo Marcegaglia e da ArcelorMittal, ha anche inserito all’interno dell’offerta l’impegno ad una spesa di 10 milioni per la realizzazione di un nuovo centro di ricerca e sviluppo a Taranto.

Prevista dalla cordata anche l’esecuzione, entro il 2023, del piano ambientale, in linea con quanto definito dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: saranno stanziati investimenti per 1.137 milioni, tra i quali 301 milioni destinati alla copertura dei parchi minerari a tutela del territorio che insiste sulla centrale; 196 milioni alle cokerie e 179 milioni al piano acque.

E l’occupazione?

Attualmente, l’organico Ilva composto da 14.220 lavoratori ed il ricorso alla cassa integrazione straordinaria riguarda complessivamente un massimo di 4.100 addetti. Secondo i piani di Am Investco Italy, servirà un organico pari a 9.407 occupati (FTE) nel 2018, e di 8.480 occupati costanti (a partire dal 2019).

 

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