.Economia, Economia

Ilva, Piombino, Valbruna. Chi teme (e chi non teme) i dazi di Donald Trump

di

ex Ilva

L’articolo di Michelangelo Colombo

Il gruppo Valbruna rischia, mentre per Ilva e Piombino non ci dovrebbero essere preoccupazioni. È questo lo scenario che gli addetti ai lavori delineano per le aziende italiane del settore che saranno interessate dai nuovi dazi su acciaio e alluminio decise dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Ecco parole e timori espressi nei giorni scorsi dai vertici di Federacciai, la federazione industriale del comparto associata a Confindustria, che ha fatto un primo bilancio subito dopo l’annuncio dell’amministrazione americana.

LE CONSEGUENZE

Le conseguenze sulle aziende italiane sono ancora in corso di valutazione, ma è già chiaro che alcune saranno certamente colpite dai dazi su acciaio e alluminio decisi dall’amministrazione Trump. A spiegarlo è stato il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi. L’Italia, ha spiegato Gozzi, “nel 2017 ha esportato negli Stati Uniti circa 500mila tonnellate di prodotti e semiprodotti siderurgici, su un totale Ue pari a 5 milioni, per un ammontare circa 700 milioni di dollari di fatturato (l’11,5% del totale europeo, ha stimato l’Ansa): non sono quindi briciole. Stiamo cercando di capire bene con la lettura dei codici quali sono i prodotti colpiti e quali no per valutare esattamente la ripercussione sulle singole imprese”, ma e’ gia’ chiaro che alcune saranno “molto colpite”.

LA MAPPA

Gozzi cita per esempio il gruppo Valbruna (sedi a Vicenza e Bolzano, ma anche, non a caso, nello stato americano dell’Indiana) che, riferisce, “esporta oltre 40mila tonnellate di acciaio inossidabile negli Stati Uniti ed è quindi molto colpita”. Fortunatamente diversa, invece, è la situazione di Ilva e acciaierie di Piombino: “Non sono particolarmente preoccupato su questo, non vedo una connessione, sono molto più preoccupato per chi esporta. Piombino è purtroppo fuori dal mercato da tanti anni, Ilva speriamo si risolva presto”. La decisione di imporre dazi del 25% sull’import americano, insomma, “è una cosa grave e, come tutte le misure unilaterali, è molto pericolosa e rischia di innescare guerre commerciali”.

EFFETTO BOOMERANG

Il rischio concreto, spiega infatti Gozzi, è il cosiddetto “effetto boomerang”, con dazi sulle merci americane. Tra l’altro, sottolinea, la “mossa” di Trump non si spiega neanche da un punto di vista politico, perché “a fronte di 130 mila addetti della siderurgia, negli Stati Uniti ci sono tre milioni di addetti alla trasformazione di prodotti che arrivano proprio dall’estero, che dai dazi sono sicuramente danneggiati”.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati