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Stellantis torna all’utile ma la Borsa la punisce. Ecco perché i mercati restano freddi

Ricavi a 43,5 miliardi e utile netto di nuovo positivo, con gli obiettivi 2026 confermati. La crescita di Stellantis arriva soprattutto dal Nord America, mentre l'Europa resta il punto debole. Margini inferiori alle stime, dazi e prezzi sotto pressione frenano il titolo

Stellantis torna all’utile ma non convince i mercati. Il gruppo automobilistico italo-francese guidato da Antonio Filosa (nella foto) archivia un secondo trimestre in netto miglioramento, lasciandosi alle spalle le perdite di un anno fa e confermando gli obiettivi finanziari per il 2026. Ma Piazza Affari guarda oltre il ritorno all’utile e si concentra sui margini ancora troppo sottili, soprattutto in Europa, sull’impatto dei dazi e su una redditività inferiore alle attese degli analisti. Il risultato è un titolo in forte ribasso, arrivato a perdere fino all’8% nelle prime battute della seduta, mentre gli investitori attendono segnali più convincenti sulla capacità del gruppo di trasformare il recupero dei volumi in una redditività più robusta.

I CONTI TORNANO A CRESCERE

I numeri raccontano comunque un deciso cambio di passo rispetto al 2025. Nel secondo trimestre Stellantis ha registrato ricavi per 43,5 miliardi di euro, in crescita del 13% su base annua, mentre l’utile netto è tornato positivo a 293 milioni contro la perdita di 1,87 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. L’utile operativo rettificato è salito a 773 milioni dai 213 milioni del secondo trimestre 2025, con un margine dell’1,8%, in miglioramento di 120 punti base. Anche il flusso di cassa industriale è tornato positivo per un miliardo di euro, mentre la liquidità industriale disponibile si è attestata a 44,1 miliardi, pari al 27% dei ricavi degli ultimi dodici mesi.

Nel semestre i ricavi sono saliti del 10% a 81,6 miliardi, l’utile netto è stato di 670 milioni contro una perdita di 2,26 miliardi e le consegne sono aumentate dell’11%.

IL NORD AMERICA SPINGE, L’EUROPA RESTA IL PUNTO DEBOLE

A trainare la ripresa è soprattutto il Nord America, che continua a essere il vero motore del gruppo. I ricavi dell’area sono balzati del 32%, sostenuti dall’aumento dei volumi e dal successo di modelli come Jeep Grand Wagoneer, Ram 1500, Dodge Durango e Chrysler Pacifica. Le vendite sono cresciute del 6% negli Stati Uniti e del 17% in Messico, consentendo a Stellantis di fare meglio dell’intero mercato americano, che nello stesso periodo ha registrato una lieve flessione. La quota di mercato nordamericana è così salita al 7,4%.

Molto meno brillante il quadro europeo. I ricavi dell’Europa allargata sono rimasti sostanzialmente fermi, mentre il margine operativo è rimasto negativo, seppure in miglioramento, attestandosi al -0,6%. Le vendite nell’Unione europea sono cresciute del 3%, o del 7% includendo Leapmotor, grazie soprattutto alle Smart Car, alla Fiat Grande Panda e alla Citroën C3 Aircross, ma la quota di mercato è scesa al 16%. A pesare continuano la pressione sui prezzi, la concorrenza sempre più aggressiva dei costruttori cinesi e l’aumento dei costi delle materie prime.

In Sud America i ricavi sono aumentati del 6%, pur con volumi leggermente inferiori, e il gruppo ha mantenuto la leadership in Brasile e Argentina. Medio Oriente e Africa hanno mostrato una buona tenuta nonostante il contesto geopolitico, mentre l’Asia-Pacifico continua a rappresentare il punto più debole, con vendite in calo del 29%, penalizzate soprattutto dalla flessione della Peugeot 408.

PERCHÉ LA BORSA HA BOCCIATO I CONTI

Se i conti mostrano segnali di recupero, il mercato ha invece preferito concentrarsi su ciò che ancora non convince. L’utile operativo rettificato di 773 milioni è risultato inferiore ai circa 914 milioni attesi dagli analisti. Secondo Reuters, è proprio questo scostamento rispetto al consenso ad avere alimentato i dubbi sulla capacità del nuovo amministratore delegato di accelerare davvero il rilancio del gruppo. A ciò si aggiungono margini ancora modesti, soprattutto in Europa, l’impatto dei dazi, l’aumento dei costi amministrativi, della ricerca e sviluppo e delle materie prime, oltre agli effetti negativi dei cambi e ai richiami di veicoli in Nord America.

Anche Citi ha evidenziato la persistente debolezza della redditività europea, mentre per altri analisti la concorrenza cinese e la pressione sui prezzi continuano a comprimere i margini. A pesare sul sentiment ha contribuito anche il downgrade arrivato pochi giorni fa da Piper Sandler, che ha tagliato il giudizio sul titolo da Overweight a Underweight e il target price da 14 a 4 dollari.

FILOSA DIFENDE IL PIANO E PUNTA SULLE PARTNERSHIP

Filosa, tuttavia, continua a difendere la strategia. Nel corso della conference call con gli analisti ha ribadito che Stellantis è “decisamente sulla buona strada” verso gli obiettivi fissati per il 2026 e che “tutti gli indicatori finanziari chiave hanno registrato un netto miglioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Il manager ha ricordato che il turnaround richiede tempo e che il piano FaSTLAne 2030, presentato a maggio, è ancora nelle prime fasi di attuazione. “Siamo pienamente concentrati sull’attuazione del nostro piano”, ha spiegato, aggiungendo che la strategia affronta “in modo strutturato le principali criticità dell’azienda”.

Il piano industriale resta il perno della strategia del nuovo amministratore delegato. Fino al 2030 Stellantis prevede circa 60 miliardi di euro di investimenti per sviluppare decine di nuovi modelli, rafforzando in particolare Jeep, Ram, Peugeot e Fiat e migliorando la qualità dei prodotti. Parallelamente il gruppo punta a ottenere circa 6 miliardi di risparmi annui entro il 2028 e continua a razionalizzare le attività meno redditizie, come dimostra la recente cessione di Free2move.

Nel corso della conference call l’ad del gruppo non ha invece annunciato novità sul piano per l’Italia, limitandosi a confermare gli impegni già assunti per il rilancio degli stabilimenti attraverso l’arrivo di nuovi modelli e un migliore utilizzo della capacità produttiva.

Un tassello importante della strategia riguarda anche le partnership. Filosa ha definito gli accordi “un pilastro fondamentale del nostro piano strategico”, sottolineando come la collaborazione con Leapmotor e Dongfeng debba contribuire sia ad ampliare l’offerta sia a saturare la capacità produttiva inutilizzata di alcuni impianti europei. Non a caso Leapmotor continua a crescere rapidamente: in Europa le sue vendite sono aumentate di sei volte rispetto a un anno fa e in Asia è partito l’assemblaggio locale del modello C10 in Malesia, mentre il lancio del B10 procede secondo i programmi.

GUIDANCE CONFERMATA, MA I DAZI PESANO ANCORA

Filosa non ha ritoccato le previsioni per l’anno, ma le ha confermate integralmente. Stellantis continua ad attendersi una crescita dei ricavi di circa il 5%, un margine operativo rettificato nell’ordine di pochi punti percentuali e un miglioramento del flusso di cassa industriale rispetto al 2025, nonostante circa 2 miliardi di euro di esborsi legati agli oneri straordinari dello scorso anno. Il ritorno a un free cash flow industriale stabilmente positivo è invece atteso nel 2027.

Rimane però il peso dei dazi statunitensi. Stellantis stima ora un impatto netto compreso fra 1 e 1,2 miliardi di euro nel 2026. Nel primo semestre i costi netti legati alle tariffe sono stati pari a 300 milioni, nonostante 400 milioni di rimborsi ottenuti nell’ambito dell’International Emergency Economic Powers Act. Il gruppo prevede inoltre investimenti in ricerca, sviluppo e capitale pari al 6,5-7% dei ricavi, coerentemente con il percorso delineato dal piano industriale.

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