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Il Governo Italiano vuole la rete di Tim

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Tim 5g

Il Governo potrebbe avere la soluzione alla questione Vivendi – Tim: scorporo di Telecom e Cassa Deposi e Prestiti proprietaria del 23,9% della Società della Rete

 

La rete italiana di Telecom è, di fatto, nelle mani dei francesi, da quando Vivendi che detiene il 23,9% del capitale dell’azienda di Tlc italiana ne ha preso il controllo. Dati e informazioni strategiche, prima di “proprietà” italiana ora sono di “proprietà” francese. Telecom ( e quindi la francese Vivendi) controlla infatti la rete internazionale Sparkle e Telsy, la società che assicura conversazioni segrete e criptate al governo, all’Esercito e alle forze dell’ordine.

La cosa non è gradita al Governo italiano, che starebbe studiando la possibilità di attuare il Golden Power. E forse, una soluzione per non perdere tutto ci sarebbe: l’esecutivo vorrebbe scorporare la rete di Tim, e su questa mettere le mani. Ma andiamo per gradi.

Tim diventa francese

Telecom - TimVivendi, azienda francese guidata dall’imprenditore bretone Vincente Bollorè, è l’azionista di maggioranza con il 23,9% del capitale ordinario di Telecom. I numeri delle azioni hanno spinto Vivendi a sottoporre all’Ue la volontà di poter prendere il pieno controllo di Telecom. Il via libera al controllo de facto di Vivendi su Telecom è arrivato il 30 maggio 2017.

Il 28 luglio 2017, poi, la francese ha annunciato di aver avviato “l’attività di direzione e coordinamento” su Tim.

E questo significa che Telecom, l’ex monopolista italiana, è ufficialmente francese: il gruppo potrebbe essere tranquillamente coordinato da Parigi. È la prima volta, nell’era privata di Telecom, che l’azienda italiana perde formalmente la sua indipendenza.

Tim, strategica per Italia. Si pensa al Golden Power

Telecom però è una società di comunicazioni strategia per il nostro Paese. In questo caso, per legge, tutti gli eventuali cambi di controllo devono essere notificati alla Presidenza del consiglio entro dieci giorni o in ogni caso prima che divengano effettivi. Nel settore delle comunicazioni, poi, la legge prevede che, con poteri speciali, il Governo in carica possa mettere un veto sulle operazioni riguardanti asset strategici (golden power), oppure porre particolari condizioni.  Per accedere alla golden power dall’istruttoria dovrebbe emergere un possibile ‘grave pregiudizio’ per gli interessi pubblici. 

Nei giorni scorsi sono state depositate le posizioni di Tim e di Vivendi sul nodo del controllo e ora si attende il responso dell’istruttoria avviata dal Governo, che ha dato vita ad un comitato presieduto da Luigi Fiorentino, al quale partecipano rappresentanti dei ministeri di Esteri, Interni e Difesa.

Lunedì 25 settembre si riunirà il comitato e il Governo potrebbe avviare la procedura per valutare l’utilizzo dei poteri di golden power su Tim.

Carlo Calenda e l’ipotesi golden power

Carlo Calenda

Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo Economico

L’ipotesi Golden Power non è poi così remota, infatti. E ad anticipare quali potrebbero essere gli scenari è stato il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda: “Andiamo verso un periodo in cui le relazioni economiche internazionali saranno più dure, e dunque l’Italia deve avere anche la capacità di essere assertiva quando deve difendere le proprie posizioni. Questo vale quando applichiamo finalmente, per la prima volta, il golden power, e quando a Bruxelles difendiamo il principio per cui non si possono indebolire gli strumenti anti dumping per fare un favore alla Cina”, avrebbe detto il ministro in un videomessaggio inviato a Andrea Orlando.

La risposta del Governo italiano. E una possibile soluzione

In realtà le indiscrezioni su che cosa potrebbe accadere aumentano con il passare dei giorni. Secondo quanto anticipato dal Sole 24 Ore, infatti, il Governo avrebbe già pronta una soluzione per risolvere la questione. Lo scorporo: in pratica si avrebbe da una parte la Telecom della rete, dall’altra la Telecom dei servizi e della media-company.

Il 23,9% della società delle rete, di cui è proprietaria Vivendi, passerebbe alla Cassa Depositi e Prestiti. Dalla francese potrebbe essere comminata una multa per il ritardo nella notifica della presa di controllo.

In questo modo il Governo si assicurerebbe un presidio pubblico nella società di rete e potrebbe evitare che l’infrastruttura (che sarebbe neutrale e aperta a tutti) non sia mai assoggettata alla volontà di un privato.

Scorporare: cosa buona e giusta per il mercato?

Una soluzione come questa, in realtà, non dispiacerebbe nemmeno così tanto a Vivendi. In primi per la questione numeri.

Considerando la parte della Rete, questa vanta un valore di carico di 14 miliardi e produce un Ebitda dell’ordine di 1,7-1,8 miliardi (l’enterprise value potrebbe arrivare anche a 20 miliardi).
Dopo lo scorporo, la società della rete potrebbe sopportare fino al 60% di debito. In totale su Telecom pesano ben 32-33 miliardo: dividere questa cifra 12 miliardi da una parte e 20 dall’altra sarebbe una buona soluzione per il mercato, che rivaluterebbe le due società.

Una Telecom senza rete e con debito più piccolo, infatti, sarebbe certo più snella e appetibile in Borsa. Per la gioia dei francesi.

banda ultralargaChe una soluzione come questa, infatti, poteva essere trovata lo avevano anche lasciato intendere le parole di Giuseppe Recchi, vice Presidente di Telecom Italia, che si era espresso proprio su Sparkle: “Attorno a Sparkle si è creata una vera e propria fiction, facendo sembrare la società una sorta di Spectre. Sparkle non è un tabù. Noi siamo per definizione sempre disponibili a trovare soluzioni utili al sistema paese di cui facciamo parte”, avrebbe dichiarato Recchi al Corriere della Sera.

Dure reti, concorrenti in mano a Cassa Depositi e Prestiti

Una soluzione come questa, comunque, aprirebbe nuovi scenari anche in Italia. Sì, perchè Cassa Depositi e prestiti avrebbe la proprietà di due reti concorrenti: quella di Tim e quella di Open Fiber, la società della rete di cui è partecipata insieme ad Enel.

Lo scorporo, infatti, mettere ancora più in evidenza la questione della doppia rete. E in questo senso, dunque, Open Fiber potrebbe confluire nella società quotata della rete (che sarebbe una sola). Cassa depositi e prestiti e Enel sarebbero soci rilevanti, ancorchè non maggioritari, dell’arteria portante delle telecomunicazioni nazionali.

Consob: Vivendi esercita il pieno controllo di Telecom

ConsobOltre al Governo, ad indagare sulla posizione di Vivendi in Telecom c’era anche Consob (Commissione Nazionale per la società e la Borsa). Nella giornata di ieri il verdetto è arrivato e pesa come macigno sui conti (e sul futuro) della framcese: Vivendi esercita il controllo e un pieno dominio su Telecom Italia, ai sensi dell’articolo 2359 del Codice Civile e dell’articolo 93 del Testo Unico della Finanza. Di posizione diversa, invece, l’azienda media d’Oltralpe, convinta di esercitare un’influenza molto blanda sul nostro ex monopolista della telefonia.

La decisione potrebbe avere un impatto importante sui conti di Vivendi, dal momento che Vincente Bollorè, presidente di Vivendi, potrebbe essere costretto a calcolare sui bilanci della società francese anche i 25,7 miliardi di indebitamento netto di Telecom Italia.

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