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Tim – Vivendi: perchè Sparkle è così importante

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Sparkle

Tim controlla Telecom Italia Sparkle, azienda strategica per il Governo italiano. Vediamo perchè

Ore decisive per la vicenda Vivendi – Tim. Il governo applicherà il golden power? La francese guidata da Vincente Bollorè ha rispettato tutte le regole?

Difficile stabilire (o almeno provare a stabilire) cosa deciderà il Governo sulla questione, certo è che il passaggio di Tim in mano francese coinvolge anche le controllate della società. Tra queste c’è anche Telecom Italia Sparkle, oggetto in queste ore di dichiarazioni, indiscrezioni e ipotesi. Approfondiamo insieme.

Cosa è successo tra Vivendi e Tim

Vivendi, azienda francese guidata dall’imprenditore bretone Vincente Bollorè, è l’azionista di maggioranza con il 23,9% del capitale ordinario di Telecom. I numeri delle azioni hanno spinto Vivendi a sottoporre all’Ue la volontà di poter prendere il pieno controllo di Telecom. Il via libera al controllo de facto di Vivendi su Telecom è arrivato il 30 maggio 2017.

Il 28 luglio 2017, poi, la francese ha annunciato di aver avviato “l’attività di direzione e coordinamento” su Tim.

E questo significa che Telecom, l’ex monopolista italiana, è ufficialmente francese: il gruppo potrebbe essere tranquillamente coordinato da Parigi. È la prima volta, nell’era privata di Telecom, che l’azienda italiana perde formalmente la sua indipendenza.

Il governo pensa al golden power

Telecom però è una società di comunicazioni strategia per il nostro Paese. In questo caso, per legge, tutti gli eventuali cambi di controllo devono essere notificati alla Presidenza del consiglio entro dieci giorni o in ogni caso prima che divengano effettivi. Nel settore delle comunicazioni, poi, la legge prevede che, con poteri speciali, il Governo in carica possa mettere un veto sulle operazioni riguardanti asset strategici (golden power), oppure porre particolari condizioni.  Per accedere alla golden power dall’istruttoria dovrebbe emergere un possibile ‘grave pregiudizio’ per gli interessi pubblici. 

Nei giorni scorsi sono state depositate le posizioni di Tim e di Vivendi sul nodo del controllo e ora si attende il responso dell’istruttoria avviata dal Governo, che ha dato vita ad un comitato presieduto da Luigi Fiorentino, al quale partecipano rappresentanti dei ministeri di Esteri, Interni e Difesa. Gli avvocati delle due società, Sabino Cassese e Andrea Zoppini, sono convinti che la posizione di Vivendi in Tim (ovvero direzione e coordinamento ma non controllo di Tim) non causi “alcun pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e della continuità degli approvvigionamenti”.

Obiettivo della commissione è indagare se la comunicazione inoltrata a marzo, ai fini antitrust, alla Commissione europea, sull’avvio della direzione e coordinamento su Tim non rappresentasse già un controllo di fatto. Di cui, però, al Governo italiano non è giunta notizia. E di qui, dunque, la possibilità di imporre una sanzione milionaria e quella di pretendere ulteriori chiarimenti rispetto al piano industriale.

La questione Sparkle

E poi c’è Sparkle. Ogni decisione del Governo sulla vicenda Tim – Vivendi avrà conseguenze anche per le sue controllate e dunque anche per Sparkle, azienda strategia della società di telecomunicazione.

Si tratta di una multinazionale presente in tutto il mondo. Offre servizi di connettività IP e di Controllo del traffico per Operatori CAPs (Content and Application Providers) e per Aziende, oltre che a servizi voce e messaggistica per Operatori di rete fissa e mobile.

Per avere qualche numero, i ricavi dell’esercizio 2016 del gruppo Telecom Italia Sparkle – International Wholesale sono pari a 1.351 milioni di euro, in crescita rispetto al 2015 – +37 milioni di euro, +2,8%).

 

 

Sparkle

Perchè Sparkle è strategica?

Semplice, con i suoi 560 mila chilometri di cavi, perlopiù sottomarini, l’azienda è presente in tutto il mondo. I suoi cavi  attraversano l’Oceano Atlantico e Indiano, fanno il giro dell’Africa, dell’America Latina, s’intrecciano in tutte le direzioni nei fondali del Mediterraneo: collegano l’Italia a Stati Uniti, Arabia Saudita, Russia, India. E su suoi cavi (e i suoi Pop, ovvero i punti di accesso) passano dati e informazioni che “arricchiscono” il proprietario di tale rete.

In base allo scenario attuale, Sparkle è il settimo operatore mondiale del traffico internet commerciale e il secondo in Europa (dopo TeliaSonera).

Di recente, ricordiamo, ha aperto un Pop in Iran, a Teheran: è la prima e unica compagnia occidentale ad aver ottenuto l’autorizzazione a procedere. Un traguardo importante. Un Pop, il punto di accesso alla rete può essere considerato, per intenderci, come un casello autostradale in entrata e in uscita. Chi lo gestisce, conosce il traffico.

Sparkle in mano a Cassa Depositi e Prestiti?

Telecom RecchiProprio l’importanza strategia di Sparkle la rende tanto appetibile, ai francesi e al Governo italiano. Ma proprio Vivendi sembrerebbe disposta a cedere su questo fronte, almeno in base a quanto lasciano intendere le parole di Giuseppe Recchi, vice Presidente di Telecom Italia. “Attorno a Sparkle si è creata una vera e propria fiction, facendo sembrare la società una sorta di Spectre. Sparkle non è un tabù. Noi siamo per definizione sempre disponibili a trovare soluzioni utili al sistema paese di cui facciamo parte”, avrebbe dichiarato Recchi al Corriere della Sera.

Cosa significa? Che Vincente Bollorè starebbe valutando dei possibili accordi con il Governo. Chi potrebbe essere il possibile compratore? Cassa depositi e Prestiti.

Bisogna solo capire se farà tutto sola, o se accanto a lei potrebbero anche entrare in gioco altri player. Alcune indiscrezioni vedono in Leonardo, gruppo attivo nella difesa e nell’aerospazio, un potenziale partecipante.

Un’ipotesi già valutata

La possibile cessione di Sparkle al Governo non risulta una novità assoluta. Già in passato, infatti, Telecom aveva messo sul piatto, nella trattativa su Metroweb ( la società di engineering che ha cablato Milano, finita poi nelle mani di Enel), Sparkle.

Telecom cedeva Sparkle, che nel 2015 aveva registrato un Ebitda di circa 195 milioni, e che era valorizzata 2,1/2,3 miliardi di euro per conquistare tutta Metroweb (con un conguaglio di circa 1,3/1,4 miliardi, investimento sicuramente alla portata dei due soggetti).

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