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Fintech, trasformerà le banche con un’innovazione sostenibile

Bpm

La grande trasformazione del FinTech è che l’infrastruttura di domani non è più basata sui computer in quanto tali e ma sullo scambio informativo. Uno scambio che oggi lo Stato fa fatica a raccogliere

 

Il FinTech, nell’ottica bancaria, “è cercare di favorire tutte quelle leggi, azioni, regolamentazioni e incentivi che permetteranno alla banca di disaggregarsi ma non di disintegrarsi, per potersi poi aggregare in un altro modello”. È quanto ha sottolineato Paolo Sironi, Ibm Academy member e Author di “FinTech Tought Leader Watson Financial Service”, in commissione Finanze alla Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle tematiche relative all’impatto della tecnologia finanziaria sul settore finanziario, creditizio e assicurativo. Secondo Sironi sono tre i temi discussi più spesso nel mondo FinTech, vale a dire la “Distruzione”, il capire “cos’è il digitale” e le “piattaforme” cioè “l’unbundling dei servizi finanziari su cui si discute da anni”. “Quando parliamo di ‘disruption’ molti pensano sia causata dalla tecnologia e quindi dagli imprenditori del FinTech ma non è così – ha spiegato Sironi –. Il ‘City Disruption report’ preparato da CitiBank nel 2016 e rinnovato nel 2017 ipotizza che il 50% dei lavori nel mondo delle financial services si perderà nei prossimi 10-15 anni. Ci sono altre agenzie che dicono 45-55% ma non è questo l’importante. Quello che è importante è che questa sia già un’industria ‘disrupted’ che si sta ristrutturando. Ciò non dipende dalla tecnologia ma dal fatto che i margini che permettono di guadagnare si stanno comprimendo su tutta la catena del valore.

fintechAbbiamo visto la contrazione del credito, l’azione doverosa della Bce e di Bankitalia nel ricostruire bilanci bancari in salute che hanno avuto come conseguenza il credit crunh. E le banche spostarsi sul well management ed entrare in competizione con altri operatori portando a una riduzione dei margini operativi. Le revenues delle banche stanno quindi scendendo a livello globale più velocemente della loro capacità di contrarre i costi e questo porta a un problema di sostenibilità. Ecco perché l’ad di Societè Generale durante un recente convegno ha detto che le banche dovranno trasformare il loro modo di fare profitti passando dalle transazioni ai servizi cercando cioè di guadagnare non sui prodotti e sulle commissioni ma pacchettizzando questi prodotti in un sistema consulenziale di servizio che il cliente è disponibile a pagare perché ne vede il valore aggiunto”. In sostanza, ammette il manager Ibm se la tendenza delle banche e delle financial services sarà fare cassa con questi tipi di rapporti con la clientela, “il Fintech di valore sarà quello che permetterà questo tipo di trasformazione, aiuterà cioè le banche a trasformarsi da istituti di transazione a istituti di servizi. Questo in un’ottica non distruttiva ma di sustenible innovation”.

Un’innovazione sostenibile

E qui il punto fondamentale è capire cos’è l’innovazione sostenibile nel FinTech. “È tutta quella tecnologia che non commoditizza, che non semplifica soltanto ma trasferisce valore aggiunto. Valore aggiunto di conoscenza perché ciò che il consumatore effettivamente compra dalla relazione bancaria è una decisione di investimento. Non è semplicemente il fatto di rendere accessibile l’investimento a un prezzo più basso ma far capire alle famiglie la loro relazione con il denaro e con l’investimento stesso” .

L’aspetto psicologico del digitale

“Il secondo punto importante quando si parla di digitale è non cadere nell’errore di non pensare al lato umano, all’aspetto psicologico”, ha proseguito Sironi chiarendo che il mondo dei servizi finanziari è un mondo che gli anglosassoni definiscono ‘push’: la banca e l’assicurazione cioè “spinge” il prodotto nelle tasche dell’investitore o del consumatore con un processo di marketing. Ma ciò si scontra con il digitale che invece è una tecnologia di tipo ‘pull’. “Quando si tratta di denaro nessuno dice ‘vediamo se c’è un fondo obbligazionario da comprare’ ma si va in banca, si cerca una relazione personale con qualcuno per poter prendere una decisione di investimento. Ecco perché il digitale è fondamentale: abbiamo speso tanto tempo per capire come far si che la tecnologia non sostituisca ma aumenti l’intelligenza e la conoscenza dell’individuo per prendere delle decisioni di investimento”, ha evidenziato il manager Ibm.

fintechCome funziona? “Da un lato c’è il tema della simmetria informativa che ha permesso alle banche di fare cassa e che volente o nolente la tecnologia si sta riducendo per effetto della democratizzazione delle maggiore trasparenza. Il cliente pensa cioè di pagare la banca per comprare un rendimento mentre nella realtà dei fatti la paga per comprare rischio: la verità che sta al di sopra è dunque che il cliente non compra mai un prodotto ma un confort nel prendere una decisione di investimento”. Si tratta, insomma, “di un elemento psicologico diverso da una vendita diretta di un prodotto Amazon: bisogna stare attenti a trasferire i modelli digitali dal mondo del consumo al mondo degli investimenti”.

“Quando investo faccio fatica a capire il costo dell’investimento, il rischio, il valore aggiunto che vedrò solo dopo mesi o anni – osserva Sironi –. Il FinTech cerca di creare trasparenza su tutti questi elementi e di realizzare una sustenible innovation rispettando le propensioni psicologiche degli investitori e aiutandoli a prendere decisioni perché quello che comprano è di fatto una decisione di investimento”. L’oggetto vero che la banca dovrà vendere tra 10 anni nel nuovo modello di business sarà dunque “consulenza, aiuto alle famiglie per decidere gli investimenti. Ma senza la tecnologia la banca non riuscirà a passare a quel modello di business, e sarà costretta a commoditizzare. Ecco allora il valore di alcune parti del Fintech nel far fruire l’innovazione sostenibile”: aiutare le famiglie a prendere decisioni “su campi molto diversi che richiedono consulenze specializzate”. Infatti senza la tecnologia occorrerebbe “aumentare l’intelligenza dell’operatore finanziario che deve essere multidisciplinare per trasferire questa conoscenza alle famiglie. Senza intelligenza artificiale sarebbe quindi molto oneroso per via dei costi di formazione spropositati. Senza il FinTech sarebbe oggettivamente difficile insomma creare valore aggiunto”.

L’unbundiling

E poi c’è l’unbundiling dei servizi bancari. Cioè “scorporare banche e assicurazioni in tanti piccoli pezzi che funzionano meglio. Questo concetto di breaking bank con il FinTech non è possibile. Le banche sono già rotte, sono già divisa in business unit. Il FinTech si è strutturato allo stesso modo ma il digitale dimostra che solo le piattaforme sono vincenti nel medio-lungo periodo quelle ciò che aggregano più servizi e cose perché possono farsi pagare e giustificarlo.

fintech L’equazione è semplice: il denaro che ho in tasca è limitato e per ogni decisione che prenderò ho bisogno di parlare con qualcuno, quindi mi affido all’istituto finanziario”. Perciò “se consideriamo questi tre temi rileggendoli dal punto di vista della policy maker, il FinTech deve cercare di favorire tutte quelle leggi, azioni, regolamentazioni, incentivi che permetteranno alla banca di disaggregarsi ma non di disintegrarsi per potersi riaggregare in un altro modello. Questo è fondamentale perché gli istituti finanziari hanno una grossa importanza nel sistema economico e vanno aiutati a trasformarsi. Noi dobbiamo cercare di mettere insieme tecnologia, regolamentazione e modello di business”.

La Blockchain

La Blockchain è un tema di innovazione fondamentale perché in qualche modo può aiutare a ricostruire l’economia e il funzionamento dei rapporti dello Stato visto che è basata sul concetto di trust che rende la fiducia nel contratto immediata e facilmente verificabile, eliminando inefficienze e creando valore. Qui si inseriscono il bitcoin e le criptovalute in generale che sono qualcosa di diverso rispetto al Blockchain. Ci sono tanti modi di fare blockchain: più aperti o più convogliati, c’è la possibilità anche per lo Stato di riorganizzarsi in esso entro i propri confini senza perdere il controllo garantendo un vantaggio competitivo. La grande trasformazione del FinTech è che l’infrastruttura di domani non è più basata sui computer in quanto tali e ma sullo scambio informativo. Uno scambio che oggi lo Stato fa fatica a raccogliere ma laddove potesse, avrebbe conoscenze più immediata di cosa sta succedendo nell’economia. Potrebbe per esempio fare previsioni per trasferire in presa diretta incentivi nell’economia reale. Un po’ come fa Amazon con i prestiti che concede perché conosce cash flow, movimenti stock e ha il polso dell’economia in tempo reale di chi va a finanziare”.

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