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Fintech District, a Milano apre la casa della tecnofinanza

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 Fintech District: nasce a Milano un aggregatore delle imprese italiane che si occupano di finanza tecnologica

 

Nel quartiere Isola, alle spalle della sede della Regione Lombardia, inaugura a Milano il Fintech District, il polo aggregatore delle imprese italiane ad alto tasso tecnologico in ambito finanziario. Il centro è un progetto fortemente voluto da SELLALAB, l’acceleratore d’impresa di Banca Sella, e Copernico, la piattaforma italiana di smart working.

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Alla presenza di numerose autorità, tra cui Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia e delle Finanze, Beppe Sala, Sindaco di Milano, e Giuseppe D’Agostino, vice Direttore Generale di Bankitalia, il Fintech District lancia un chiaro messaggio d’innovazione interamente made in Italy.

I benefici del Network

fintechFintech District non è solamente un luogo fisico ma anche e soprattutto un network di oltre 30 imprese accomunate dall’appartenenza ad un settore, quello finanziario-tecnologico, in grande espansione. L’appartenenza a questo ecosistema permette alle aziende di accedere ad elementi vitali per il loro sviluppo, come know-how, capitali, risorse umane e tecnologia. I soci sono legati da un patto di trasparenza e apertura e si impegnano a collaborare e confrontarsi in modo costruttivo.

Milano, capitale italiana della finanza e dell’innovazione

L’apertura del Fintech District consolida il primato della città meneghina in campo finanziario e tecnologico. Il capoluogo lombardo, nell’era post-Brexit, aspira a sostituire Londra e a diventare uno dei poli europei della finanza. “La strada non è del tutto priva di ostacoli”, afferma Andrea Allara di Satispay, una startup di mobile payment partita da Cuneo nel 2015 e già case-history di successo in tutta Europa. “A Londra le imprese fintech possono contare su una regolamentazione più snella e su un maggiore accesso al credito”.

“Ci sono tuttavia segnali positivi” dice Antonio Valitutti di Hype, altro socio di Fintech District attivo nel campo della semplificazione, attraverso la tecnologia, dei servizi bancari e di pagamento. “L’Italia può contare su un mercato molto competitivo per quanto riguarda le banche online, molto più del Regno Unito o della Germania”. Mentre secondo Pietro Candela di Alipay, il colosso cinese di pagamenti online lanciato da Jack Ma patron di Alibaba Group “Milano è un luogo fantastico dove fare impresa fintech perché ci sono le competenze ed è più facile trattenere ed impiegare risorse umane di valore rispetto ad altre piazze finanziare come Londra”.

Soluzioni per la crescita

fintechLe società italiane di fintech chiedono al legislatore di intervenire in modo tempestivo per deregolamentare e defiscalizzare l’intero settore. “Noi abbiamo ottenuto l’autorizzazione ad operare in 4 mesi, e davvero non possiamo lamentarci”, sostiene Pietro Cesati di Soisy, una piattaforma di prestiti tra privati nata nel 2016. Altrove però la sensazione è che tra normative complesse, alta imposizione fiscale e alcune malcelate ostilità da parte di una frangia dei settori finanziari e bancari tradizionali, il settore delle imprese fintech del Belpaese potrebbe ritardare quello sviluppo che altri attori, tra cui il Comune di Milano, richiedono a gran voce.
Gianluca Carfagnini di Ebury, la società anglo-spagnola leader nella gestione di incassi e copertura del rischio di cambio per le PMI, rassicura sul fatto che “le aziende fintech sono complementari rispetto al sistema bancario” e, sempre secondo Cesati “grazie all’innovazione e alla tecnologia coprono nicchie non presidiate dagli operatori finanziari tradizionali”. Nessuna competizione o sovrapposizione con gli istituti di credito, dunque, ma funzionalità che si integrano ai servizi proposti dalle banche, a totale beneficio dei consumatori.
Cryptomonete o bitcoin, blockchain, crowdfunding, pagamenti online attraverso app, credito peer-to-peer sono alcuni degli ambiti di specializzazione di queste imprese in cui l’età media dei dipendenti è sempre sotto i 40 anni.

Con lo sguardo all’Europa

fintechLe imprese del Fintech District, pur riconoscendo l’Italia come centro del loro business, guardano all’estero e all’Europa per nuove opportunità di crescita. Sanno che il mercato europeo dei capitali renderà più semplice l’accesso agli altri paesi del continente. Sono consapevoli che lo sviluppo tecnologico per definizione è “superterritoriale e senza frontiere” come sottolinea Giacomo Zucco di Blockchainlab, per il quale “il focus sono e devono essere ricerca e sviluppo, per interpretare ed anticipare le tendenze”.
Claudio Cubito di Growish, startup leader nei pagamenti digitali di gruppo, conferma che l’espansione verso l’estero avviene in modo fisiologico “anche grazie alla spinta di alcune aziende nostre clienti, operanti nel settore dell’e-commerce”.

Da questo moderno edificio di Milano le imprese fintech lanciano un chiaro segnale all’Italia e al mondo: la finanza del futuro e il futuro della finanza hanno un nuovo indirizzo.

Nicola Chipa

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