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Fintech, scende in campo anche il Tesoro

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Al Tesoro si installa il primo tavolo permanente sul Fintech. Una mossa che si aggiunge all’avvio di un’indagine conoscitiva alla Camera. E così anche il governo spinge per una legge

 

Dall’immobilismo più totale a un poco di fretta. Dopo lo sblocco del parlamento verso una legge su Fintech, anticipata nei giorni scorsi da Start Mag, adesso è il Ministero dell’Economia a muoversi in chiave tecnofinanza. Come?

Il vertice di fine luglio

Tutto è successo alla fine di luglio, quando a Via XX Settembre si è tenuto un primo incontro, presieduto da Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del Ministro Pier Carlo Padoan, al quale hanno partecipato startup, fondi di venture capital, istituzioni ed operatori di mercato. Tra gli ospiti di rilievo anche il deputato dem Sebastiano Barbanti, promotore in commissione Finanze della Camera di un’indagine conoscitiva sul Fintech (qui le anticipazioni). Al tavolo hanno inoltre partecipato Paolo Galvani di MoneyFarm (roboadvisory), Alberto Dalmasso di Satispay (pagamenti digitali), Ignazio Rocco di Torrepadula di Credimi (digital lending), Paolo Gesess di United Ventures (venture capital), Stefano Tresca di Level39 di Londra (il più grande acceleratore fntech del mondo), Christian Miccoli di Conio (bitcoin) e Mario Scuderi di Invitalia (venture capital).

Obiettivo legge

ManovraScopo del primo tavolo nazionale sul Fintech “analizzare il contesto italiano ed europeo in cui il settore si trova ad operare, individuando eventuali aree su cui il governo e le autorità competenti possano intervenire per favorire le potenzialità di crescita del Fintech. L’approccio costruttivo e pragmatico, già sperimentato in altre iniziative del programma Finanza per la crescita nel quale l’iniziativa si inserisce, mira ad agevolare lo sviluppo del Fintech nazionale e nel complesso a rendere il sistema italiano più competitivo”. Con il primo round il Tesoro ha dunque voluto ascoltare i rappresentanti della tecnofinanza per valutare l’opportunità di una legislazione ad hoc.

A caccia di un’intesa

Inutile dire come tutti i protagonisti in gioco hanno intuito che è giunto il momento di prendere seriamente in considerazione queste realtà, sia a livello del ministero, che non può certo farsi travolgere dall’evoluzione senza intuirne dinamiche e inquadrarne possibili vantaggi per tutto il territorio nazionale, sia per le banche, che devono intuire le potenzialità del mezzo digitale inteso non come una minaccia ma come opportunità per una crescita culturale, sistemica e processuale

Occhio alla Brexit

settembre i protagonisti di questo tavolo tecnico torneranno a riunirsi per assegnare le priorità al governo, che dovrà necessariamente strizzare l’occhio a quanto sta accadendo in Gran Bretagna. Visto che Londra potrebbe presto perdere appeal per il Fintech mondiale, il suo posto potrebbe essere preso da Milano, che già riunisce la borsa, una discreta tradizione finanziaria e buona parte delle startup nazionali.  Al contempo, resta però fondamentale il ruolo di Roma nell’approccio normativo rinnovato al settore, che lasci maggiore libertà d’azione e non risulti troppo opprimente.

Cose bolle in Parlamento

Il parlamento, come detto, intanto muove sul Fintech. Dopo i solleciti della Banca d’Italia (qui lo speciale di Start Mag) la commissione Finanze ha avviato per la prima volta un’indagine conoscitiva sulla tecnofinanza, promossa da Barbanti. E’ quindi necessario prendere atto della situazione attraverso l’avvio di un’indagine conoscitiva che abbia come protagonisti nel ciclo di audizioni tre categorie: i player di mercato, i finanziatori e le istituzioni, spiega Barbanti nella relazione illustrativa. “Le finalità sono relative alla la conoscenza del settore, al suo impatto sull’ecosistema finanziario-bancario, alla possibile normativa da implementare per tutelare i risparmiatori, ridurre rischi sistemici, creare un contesto favorevole per l’ingresso di nuovi capitali dall’estero, favorire lo sviluppo dell’innovazione nel settore”.

 

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