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Fintech, in Italia si muove qualcosa. Presto una legge

La commissione Finanze avvia un’indagine conoscitiva sul Fintech. Sette mesi e tante audizioni. L’obiettivo è arrivare a una legge. Ecco il documento con tutti i dettagli

 

Il parlamento muove sul Fintech. Dopo i solleciti della Banca d’Italia (qui lo speciale di Start Mag) la commissione Finanze ha avviato per la prima volta un’indagine conoscitiva sulla tecnofinanza, promossa dal deputato Pd Sebastiano Barbanti. Start Mag è in grado di anticipare i contenuti della relazione illustrativa che introduce l’indagine sul Fintech che si concluderà tra circa sette mesi.

Gli attori in campo

Lunga la lista delle audizioni che si sussegfintechuiranno in questi mesi. Ministero dell’Economia, ministero dello Sviluppo economico, Banca d’Italia, Consob, Ivass, Autorità garante per la protezione dei dati personali, Abi. E ancora: Ania, soggetti operanti nel settore della tecnologia finanziaria, istituzioni bancarie e finanziarie, soggetti finanziatori, associazioni di tutela dei consumatori, esperti e studiosi del settore. Il tutto sfocerà in documento congiunto sulla quale costruire eventualmente la prima legge italiana sul Fintech.
Il perchè dell’indagine
“Che il modello disruptive evidenziato dalle Fintech avrà un impatto rilevante lo dimostra il confronto con altri settori che si sono già scontrati con la rivoluzione digitale: basti pensare a musica, viaggi e video”, si legge nella relazione che reca la firma del deputato dem e membro della commissione. “In soli 10 anni abbiamo visto nascere ed imporsi alla quotidianità siti come itunes o Spotify, Expedia o Booking, Netflix. Chi si è mosso prima e meglio ha visto crescere i profitti ed ha dato vita ad un mercato molto concentrato: se nel mercato ‘fisico’ le 3 maggiori imprese costituivano il 45% del settore, nel nuovo mondo rappresentano l’80%. In Cina società come Alipay e Tencent hanno ormai un numero di clienti paragonabile a quelli degli istituti classici e se nel 2010 gli investimenti privati in società fintech erano pari a 1,8 miliardi di dollari, nel 2015 sono cresciuti sino alla cifra di 19 miliardi.
Un mondo da esplorare
Dalle pieghe del documento emerge tutta la filosofia che ha spinto i deputati della commissione a prendere di petto la questione. “E’ quindi necessario prendere atto della situazione attraverso l’avvio di un’indagine conoscitiva che abbia come protagonisti nel ciclo di audizioni tre categorie: i player di mercato, i finanziatori e le istituzioni”, spiega Barbanti. “Le finalità sono relative a

Riforma Costituzionale

lla conoscenza del settore, al suo impatto sull’ecosistema finanziario-bancario, alla possibile normativa da implementare per tutelare i risparmiatori, ridurre rischi sistemici, creare un contesto favorevole per l’ingresso di nuovi capitali dall’estero, favorire lo sviluppo dell’innovazione nel settore”.
Alla ricerca di regole
C’è però un’altro punto caro ai promotori dell’indagine. Ovvero la necessità di studiare regole a tutela dei risparmiatori, garantendo una convivenza pacifica tra vecchia e nuova finanza. “Nuovi paradigmi, nuovi mercati, nuovi canali necessitano però adeguate normative al fine di garantire la tutela dei risparmiatori, la privacy dei dati personali trattati, di know your customer (è interessante a tal proposito lo stanziamento di 500mila euro da parte della Commissione Europea per l’istituzione di un osservatorio sulla Blockchain) e di antiriciclaggio di denaro”. A conti fatti, l’obiettivo conclamato è “l’elaborazione di una cornice normativa in grado di garantire la pacifica convivenza tra operatori tradizionali e le nuove startup del Fintech”.
Il ruolo della Consob
Che la questione delle regole sia centrale lo dimostra un altro passaggio della relazione, in cui si fa riferimento ad altre sollecitazioni ad agire sul campo normativo in materia di Fintech. Quelle cioè giunte dalla Consob (qui il focus) lo scorso maggio. “Il presidente Vegas è stato forse il primo rappresentante di un’authority a far registrare una seria preoccupazione in merito ai “problemi drammatici di tenuta del sistema delle banche dovuti alla crescita del settore Fintech e che bisogna evitare il far west normativo. Bisogna tuttavia altresì evitare che un eccesso di regolamentazione finisca con il rendere la nostra economia arida per questo settore con la conseguenza di avvantaggiare nazioni più competitive”.
Obiettivo Psd2
fintechIl parlamento si è mosso comunque per tempo. Nel 2018 infatti gli Stati Membri dovranno recepire la direttiva Psd2 sui pagamenti elettronici. Il che aprirà i veri giochi sul business bancario e assicurativo. “Dal prossimo anno il recepimento della direttiva Psd2 abbatterà definitivamente ogni residuo di barriera all’operatività delle fintech. Ogni spazio lasciato libero dalle banche sarà certamente riempito dalle startup, permettendo a nuovi attori di affacciarsi al mercato e consentendo loro di accedere a informazioni e iniziare ad operare sui conti dei clienti”.

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