Dal primo agosto entreranno in vigore le modifiche al testo bancario volute dal governo elvetico per facilitare il Fintech. Previste agevolazioni per la tecnofinanza
Un’altro pezzo di Europa, seppur solo continentale e non politica, abbraccia la causa del Fintech. Della sua regolamentazione soprattutto. Succede nella Svizzera dei conti offshore e dell’ormai ex segreto bancario. Il segnale che arriva da Berna è piuttosto chiaro. Per il Fintech è l’ora delle regole.
La mossa Svizzera

Obiettivo (sana) concorrenza
La finalità del provvedimento sta nel garantire una concorrenza il più regolamentata possibile tra sistema bancario tradizionale e Fintech. Per esempio, “la deroga contenuta nell’Obcr concernente l’accettazione di fondi che servono per operazioni di clienti sarà applicata espressamente a un’esecuzione entro 60 giorni, invece dei sette giorni previsti dalla prassi vigente”, si legge. Le agevolazioni normative si applicano non solo alle imprese tecnofinanziarie, ma anche alle banche. “In questo modo si evita una distorsione della concorrenza”, spiega l’esecutivo. Oltre a ciò, le modifiche in questione non influiscono sull’applicabilità della legge sul riciclaggio di denaro. Inoltre, nei prossimi mesi, il Consiglio federale seguirà da vicino gli sviluppi futuri della digitalizzazione e della tecnofinanza e valuterà quali ulteriori misure normative adottare.
Il precedente americano

L’Italia, secondo Blackrock
L’Italia invece le sue regole le aspetta ancora. Peccato, visto che secondo un recente studio di Blackrock, fondo tra i più grandi al mondo, agli italiani il Fintech piace eccome. Se il 29% degli italiani si rivolge a un consulente in carne ed ossa – dato tra i più alti in Europa – il 64% monitora i propri investimenti online, dato inferiore solo a Cina e Giappone, secondo la ricerca Investor Pulse di Blackrock. La ricerca online risulta la fonte più utilizzata e di cui ci si fida di più, dal momento che il 43% degli italiani si affida a fonti online per affrontare decisioni d’investimento di lungo termine e il 29% le ritiene importanti. La ragione risiede nella trasparenza del canale online, che risulta molto più apprezzata quando si tratta di controllare i propri investimenti rispetto, ad esempio, alla consultazione di un consulente.






