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Il Fintech avanza, ora ha pure un think-tank

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Deus Technology mette in piedi un pool di advisor per banche e assicurazioni. Quintarelli a Startmag, giusto investire nella rivoluzione Fintech. Intanto la Psd2 mette le banche all’angolo. O forse no
Le rivoluzioni non sempre mantengono la stessa forma. E la regola vale anche per il Fintech, che lentamente sta riscrivendo la finanza tradizionale, cambiando di tanto in tanto pelle. Un esempio? Il fatto che la tecnologia abbinata agli affari si sia da poco dotata di un proprio think-tank, messo in piedi da Deus Technology, uno delle società pioniere del Fintech in Italia e oggi leader nella digitalizzazione. La missione del “pensatoio” tecnologico, cui hanno aderito banchieri e cervelloni della tecnologia, è duplice.

Da una parte importare nelle aziende, nelle banche e nelle assicurazione i principi ispiratori del Fintech: strutture snelle, bassi costi, poco front-office e molta tecnologia. Dall’altra, trascinare la finanza su un terreno dalle potenzialità ancora tutte da calcolare. A conti fatti, un vero e proprio advisor pronto a collaborare con chiunque voglia approcciare, anche solo per la prima volta, al Fintech. A capo di Deus Technolgy c’è il ceo Paolo Galli, già amministratore delegato di MoneyMate, società operante nel supporto decisionale per le reti commerciali, in partnership con Il Sole 24Ore. Ma sono i membri del nuovo pool di advisor che forniscono la cifra sullo spessore dell’operazione.

fintechAll’organismo hanno infatti preso parte Roberto Nicastro, ex dg di Unicredit e presidente delle quattro good banks che il governo vuole vendere, Andrea Sironi, professore all’Università Bocconi di Milano, presidente della Borsa Italiana e consigliere del London Stock Exchange, Roberto Ferrari, direttore generale di CheBanca! (Gruppo Mediobanca), Luigi Pugliese, Managing Partner di PwC Strategy& e Roberto Marsella, con esperienza nel settore finanziario e degli investimenti.
Quanto al parco clienti, rientrano nel novero parecchi big: banche, assicurazioni, finanziarie. Ovvero Intesa Sanpaolo, Euromobiliare Sgr, Banco Bpm, Banca Generali, Arca sgr, Almaviva, Shoereders, Allianz, CheBanca! e Fideuram.

Oltre a fare da advisor a banche e aziende, la nuova struttura nata in seno a Deus Technology, che in base al suo regolamento potrà ampliarsi fino a sette membri, si dedicherà in particolare allo sviluppo di un programma di approfondimento e ricerca sul fenomeno tecnologico più innovativo, il Fintech, che sta attraversando l’industria della finanza e del credito per analizzarlo in tutte le sue articolazioni. I risultati di questo programma di studio verranno periodicamente resi pubblici con una newsletter la cui prima edizione verrà presentata entro la prossima primavera.

“Grazie a questi professionisti, che hanno deciso di mettere le loro esperienze a disposizione del “fintech enabling”, l’advisory board ci aiuterà in modo concreto ad evolvere la nostra tecnologia per poter aiutare le Banche a competere in un contesto in profonda evoluzione”, hanno spiegato da Deus Technology.

Sul neo nato think-tank, che rappresenta una nuova accelerazione del Fintech, è intervenuto il deputato ed esperto di digitale Stefano Quintarelli  che a Startmag ha spiegato come “investire in qualcosa che sta cambiando e cambierà radicalmente il mondo della finanza è sempre giusto. E non si può non guardare con favore a simili inziative”.

E la finanza tradizionale?

banche popolariOra che il Fintech ha fatto un altro passo in avanti, torna ancora più d’attualità la domanda: riuscirà la finanza tradizionale a non soccombere? In una recente intervista lo stesso Ferrari (membro del board e dg CheBanca!) ha provato a dare una risposta. “Sicuramente ci sarà un forte rinnovamento. Ci saranno banche tradizionali che saranno state in grado di trasformarsi grazie anche a queste nuove soluzioni tecnologiche. Ci saranno banche che decideranno di specializzarsi su alcuni segmenti e di lasciare la fornitura di servizi aggiuntivi a una serie di accordi con le startup. E poi ci saranno le Fintech che si consolideranno tra loro, cresceranno internazionalmente, e si svilupperanno per poter continuare e far parte di questo scenario”.

L’arrivo sulla scena del Fintech del nuovo think-tank arriva proprio mentre per le start-up si aprono nuovi spazi di business grazie alla Psd2, la seconda direttiva Ue sui servizi di pagamento, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Ue a fine 2015 e che dovrà essere recepita da tutti gli stati membri entro il 13 gennaio 2018.

Che cosa significa nella realtà? In altre parole qualunque spazio lasciato libero dalle banche sarà certamente riempito da agili startup o da colossi del mondo ecommerce, della grande distribuzione o delle tlc. E questo perché l’applicazione della direttiva abbatterà completamente le barriere all’entrata dell’arena competitiva, permettendo a nuovi attori di affacciarsi al mercato e consentendo loro di accedere a informazioni e iniziare operazioni dispositive sui conti di pagamento dei clienti.

Già la prima direttiva, in vigore dal 2007, aveva messo le banche sulla difensiva, perché hanno dovuto iniziare ad affrontare in tema di pagamenti una doppia e nuova concorrenza: quella delle banche estere e quella degli operatori non bancari, come operatori di tlc, ipermercati, reti di distribuzione di carburante. Tutti soggetti che sono entrati o stanno entrando nel settore con l’obiettivo di far transitare i pagamenti sul web o sui telefoni cellulari dei propri clienti, ponendosi in diretta concorrenza con le banche domestiche. Con la nuova direttiva tutto questo verrà esaltato. Peraltro la direttiva non fa altro che regolamentare ciò che è già una realtà.

La prima direttiva ha istituito un regime prudenziale introducendo un’autorizzazione unica per tutti i prestatori di servizi di pagamento che non siano collegati alla raccolta di depositi o all’emissione di moneta elettronica e ha quindi introdotto la nuova categoria degli “istituti di pagamento”. Tuttavia, si legge nel testo della nuova direttiva, nel tempo si sono poi diffusi nuovi tipi di servizi di pagamento, specialmente nel settore dei pagamenti tramite Internet.

FintechIn particolare si sono evoluti i servizi di disposizione di ordine di pagamento nel settore del commercio elettronico. Tali servizi di pagamento sfruttano un software che fa da ponte tra il sito web del commerciante e la piattaforma di online banking della banca del pagatore per disporre pagamenti via Internet sulla base di bonifici. I servizi di disposizione di ordine di pagamento consentono al prestatore di servizi di disposizione di ordine di pagamento di assicurare al beneficiario che il pagamento è stato disposto così da incentivare il beneficiario a consegnare i beni o a prestare il servizio senza indebiti ritardi. Tali servizi offrono una soluzione a basso costo per i commercianti e i consumatori e consentono a questi ultimi di fare acquisti online anche senza carte di pagamento.

Inoltre, gli sviluppi tecnologici degli ultimi anni hanno portato anche alla nascita di una serie di servizi accessori, ad esempio servizi di informazione sui conti. Tali servizi forniscono all’utente di servizi di pagamento informazioni online aggregate su uno o più conti di pagamento, detenuti presso un altro o altri prestatori di servizi di pagamento, a cui si ha accesso mediante interfacce online del prestatore di servizi di pagamento di radicamento del conto. L’utente di servizi di pagamento può così disporre immediatamente di un quadro generale della sua situazione finanziaria in un dato momento.

Molte banche potrebbero vedere quindi l’applicazione della PSD2 come una minaccia, ma in realtà al contrario dovrebbero comprenderne l’opportunità che questa porta, per creare sinergie con il mondo fintech e per creare quindi nuovi servizi da offrire alla clientela, con il vantaggio di poter arrivare a consoscere molto più a fondo i propri clienti di quanto mai abbiano fatto prima.
E forse, alla fine, sarà proprio così. Almeno secondo un rapporto della Juniper Research dal titolo “Retail Banking: trasformazione digitale & Disruptor Opportunities 2017-2021”. Entro il 2021, quasi 3 miliardi di utenti potranno accedere ai servizi bancari al dettaglio tramite smartphone, tablet, PC e smartwatches, con una crescita del 53% rispetto al 2017.

Fintech: l’avanzata del digital banking

fintechIl digital banking piace, ai consumatori e sarà sempre più utilizzato: gli utenti scelgono le Banche che offrono servizi digitali, scelgono la comodità, i tempi rapidi, il multicanale. E questo significa solo che gli istituti finanziari saranno costretti ad adeguarsi, concentrando i loro sforzi sul digitale e sul fintech, se vogliono essere leader di mercato. Dunque, se fino ad oggi, secondo il rapporto Juniper, le Banche tradizionali sono riuscite a mantenere una posizione dominante rispetto alle iniziative e agli attori Fintech, ora tutto sta gradualmente cambiando. E nel 2017 le grandi banche proveranno ad investire nel digitale, acquistando le startup e le aziende che operano nel campo della finanza tecnologica.

Di questa tendenza alla digitalizzazione potrebbe beneficiarne anche la Blockchain, una tecnologia nata con i Bitcoin e destinata a modificare profondamente il sistema economico, rivoluzionando alla base i concetti di transazione, proprietà e fiducia.

“La tecnologia è attualmente il grande elemento di differenziazione per tutti i tipi di banche; comprese le banche tradizionali e le cosiddette banche sfidanti. Gli investimenti in digital banking hanno raggiunto livelli record nel 2016 e le banche tradizionali si prevede che concentreranno tutti i prossimi sforzi nella trasformazione digitale “, ha commentato, Nitin Bhas, autore della ricerca. Ma Juniper, in realtà, fa sapere che alcune banche hanno già avviato la trasformazione digitale, provando ad affermarsi nel mercato della finanza tecnologica e a mantenere una posizione di leader in quello degli istituti finanziari.

Gianluca Zapponini

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