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Perché l’Europa non deve ostacolare Trump nella politica contro la Cina

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Il commento di Carlo Pelanda, analista e saggista, esperto di geopolitica

I governi europei devono fare molta attenzione a come negoziare con gli Stati Uniti: il movimento geopolitico innescato recentemente dall’Amministrazione Trump è molto ampio e punta al ripristino della posizione di dominio degli Stati Uniti sul piano globale. Nel 2017 la conduzione Trump è stata incerta, introversa e rivendicativa, facendo pensare che l’America si stesse ribellando al mondo da essa stessa creato. Evidentemente c’è stato un momento di confusione, ma ora la linea “America First” ha preso una direzione chiaramente estroversa: Washington vuole riprendersi il mondo, e la posizione di signoraggio geoeconomico. Il nuovo disegno implica il confronto duro con altre potenze, ma anche la ricerca di più alleati. L’obiettivo della reciprocità commerciale è ovviamente rilevante.

Ma Washington sa bene che le nazioni adattate per decenni a modelli export-led, cioè la cui crescita dipende dall’export per lo più diretto verso il mercato americano, non possono cambiare il modello stesso senza esporsi a destabilizzazioni interne. Pertanto la burocrazia imperiale – ora carnivora – di Trump userà la vulnerabilità di tutte le nazioni che dipendono dall’export verso l’America, o comunque sensibili a sanzioni, come strumento dissuasivo per allinearle o comprimerle, aumentando così il perimetro dell’influenza statunitense con meno costi imperiali. Questo è lo scopo dell’arma doganale. Ora Trump la sta usando con un senso di urgenza suggerito dagli strateghi neoimperiali per ottenere lo scopo prima che i competitori diventino troppo grossi e meno sensibili alla dissuasione/pressione statunitense. Per questo prima annuncia dazi e poi negozia.

Lo scopo, appunto, è limitare o soffocare l’espansione cinese nonché impedire che l’Ue diventi il centro di accordi commerciali globali che sostituiscano la centralità dell’America e che si intrecci con Russia e Cina. I governi europei non hanno ancora ben capito la svolta americana e pertanto non sanno misurare la rilevanza geopolitica dell’Ue per il nuovo disegno strategico statunitense. Questa è enorme perché senza l’Europa (e il Giappone) l’America non avrebbe scala globale sufficiente

Infatti Washington usa il bastone doganale per costringere gli europei ad allinearsi, ma è pronta con la carota se questi convergono. Quindi la razionalità strategica suggerisce agli europei non di cercare controdissuasioni, ma di convergere rapidamente negoziando forte autonomia e privilegi, utili a compensare il conseguente raffreddamento con la Cina, entro la nuova alleanza atlantica, attivando il G7 come luogo di questo accordo.

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