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Elezioni Gran Bretagna: Theresa May vs Jeremy Corbyn, programmi a confronto

Elezioni Gran Bretagna

Elezioni Gran Bretagna: la sfida  è tra Theresa May e Jeremy Corbyn. Giovedì 8 giugno si voterà per eleggere il nuovo Parlamento britannico e il Primo Ministro inglese

 

Giovedì 8 giugno i cittadini di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord voteranno per eleggere il nuovo Parlamento britannico, e di conseguenza il nuovo governo e il nuovo primo ministro del Regno Unito. Tutto sembrava esser deciso quando Theresa May, attuale primo Ministro e leader dei Tory, ha deciso di anticipare le elezioni a giugno: i punti di distacco tra lei e l’avversario dei laburisti, Jeremy Corbyn, erano davvero tanti.

Ma il risultato, anche alla luce degli attentati terroristici, non è poi così scontato. E il divario tra i due avversari sta notevolmente diminuendo. Ma andiamo per gradi.

Il sistema di Voto in Gran Bretagna

Partiamo con il dire che non si elegge direttamente il Premier. No, in Gran Bretagna si eleggono i deputati della Camera dei Comuni, quelli che votano la fiducia al governo. Il Regno Unito è diviso in 650 collegi; ogni collegio elegge un solo candidato, quello che ha ottenuto più voti, indipendentemente dal numero dalla percentuale di vittoria.

Il governo è formato dal partito che ottiene la maggioranza di seggi nella Camera e il Premier di questo partito diventa primo ministro automaticamente. Il sistema maggioritario uninominale che sta alla base dell’elezione dei candidati alla Camera dei Comuni consente, dunque, al nuovo Governo di poter contare su una maggioranza che gli permette di governare secondo le proprie politiche.

Ricordiamo che anche i leader di partito sono candidati alla Camera, ognuno nel suo collegio.

Il programma di Theresa May

E’ la Brexit hard il pilastro fondamentale del programma di Theresa May, leader dei conservatori. Se sarà rieletta, la May promette lo stop alla libera circolazione il taglio degli ingressi nel Regno Unito al di sotto dei 100 mila l’anno.

Non solo: il primo Ministro prevede l’inserimento di un aumento della tassa in caso di assunzione di immigrati provenienti da paesi al di fuori dell’Unione Europea, che attualmente è di circa 420 euro l’anno per le piccole imprese e circa 1.300 per quelle medie e grandi (il ricavato viene utilizzato per finanziare dei corsi di formazione per i lavoratori britannici).

BrexitE poi, meno benefit rivolti ai pensionati per finanziare degli interventi di assistenza pubblica. Ma proprio queste misure, come scrive il Guardian e il Times, possono colpire migliaia di pensionati della middle class.

Theresa May  è l’attuale Primo Ministro ed è succeduta meno di un anno fa alla guida del Governo, senza passare per le urne, dopo la sconfitta dell’allora primo ministro David Cameron al referendum sulla Brexit del 23 giugno. La May aveva sempre detto di voler arrivare in fondo all’attuale legislatura (2020), ma, in questi mesi, dovranno iniziare le trattative per la Brexit e la May preferirebbe che ad intavolare le richieste da parte di Londra fosse il nuovo primo ministro scelto dal popolo..

Il programma di Jeremy Corbyn

Il programma di Jeremy Corbyn appare nostalgico. Il candidato, infatti, riapre alle nazionalizzazioni, che dovrebbe partire proprio dalle ferrovie, la privatizzazione di minor successo, per proseguire con il ritorno della mano pubblica su Royal Mail e sulle poste della Regina, e finire con pezzi dell’industria energetica. E ancora: il leader dei labouristi promette 6 miliardi di spesa extra per il sistema sanitario nazionale e lo stanziamento di 1,6 miliardi per l’assistenza sociale.

jeremy corbynPer la risanazione dei conti pubblici, il partito prevede un rialzo dell’aliquota Irpef marginale del 5% e la crescita progressiva delle tasse sulle imprese dal 19% di oggi al 26-28%.

E arriviamo alla Brexit: anche il partito guidato da Jeremy Corbyn ha accettato il risultato del referendum sulla Brexit. Londra quindi esce dall’Ue a 28, ma la linea adottata nelle trattative sarà meno hard di quella scelta da Theresa May.

Elezioni Gran Bretagna: Pesa il terrorismo

Quello che prima sembrava scontato, ora non o è più. Theresa May continua a perdere voti, anche a causa del terrorismo. Ci sono stati tre attentati nel giro di tre mesi, tra Londra e Manchester: la sicurezza non sembra essere garantita e il sistema inglese di difesa non sembra essere più infallibile.

Pesa anche il tasto Brexit: non tutti condividono la linea dura scelta dalla May. Se le previsioni iniziali dovessero esser confermate, con la May vincitrice, la Premier, molto probabilmente, dovrà fare i conti con una vittoria non così schiacciante.

Gli ultimi sondaggi sulle elezioni Gran Bretagna

A dirlo sono anche i sondaggi. L’ultimo, realizzato da YouGov, a quattro giorni dal voto, dà i conservatori al 42% e i laburisti al 38%: la May vincerebbe e iTories porterebbero a casa 305 seggi, mentre il partito Labour di Jeremy Corbin si fermerebbe a 268 seggi.

Tutto cambierebbe, invece, se si avesse una alleanza tra i laburisti e gli scozzesi dello Scottish National Party di Nicola Sturgeon (che chiedono di rimanere in Europa). Secondo il sondaggio di YouGov, lo Scottish National Party, al momento, ha il 4% dei consensi, tutti concentrati ovviamente in Scozia: questo consentirebbe di portare ai Comuni 42 deputati, che sommati ai 268 del Labour aprirebbe lo spazio per una possibile maggioranza.

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