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Class action VS Facebook: sarà la Corte di Giustizia austriaca a decidere

Facebook Schrems

Sarà la Corte di Giustizia austriaca a decidere se accettare o meno la richiesta di Max Schrems per il riconoscimento di una class action contro le politiche sulla privacy di Facebook. La notizia è stata data lunedì dallo stesso gruppo di cui Schrems è il frontman.

Le richieste del gruppo di attivisti prevedono un risarcimento di 500 euro per gli oltre 25mila sostenitori della causa, l’ultima di una lunga serie di battaglie tra i cittadini europei e le aziende del tech statunitensi per il trattamento dei dati personali.

L’azione legale è indirizzata a diversi ambiti. Secondo i querelanti Facebook è colpevole di aver violato le leggi sulla protezione dei dati vigenti in Europa, come ad esempio la mancanza di una richiesta di consenso per l’utilizzo dei dati raccolti; il tracciamento degli utenti di Internet attraverso i siti web esterni; e il monitoraggio e l’analisi degli utenti tramite sistemi di big data.

Con il riconoscimento della class action da parte della Corte austriaca il social network potrebbe essere travolto dalla crescita virale di iniziative simili in altri paesi con il rischio di essere esposto a sanzioni finanziarie cospicue.

Max Schrems ha iniziato la sua battaglia contro Facebook a partire 2011, a seguito delle rivelazioni dell’impiegato Snowden su Prism, programma di sorveglianza della NSA. Secondo il ventottenne austriaco anche i dati dei cittadini europei sarebbero stati indiscriminatamente raccolti dall’agenzia di sicurezza americana.

facebook

Nel mese di ottobre la Corte di Giustizia Europea aveva accolto le istanze sollevate da Max Schrems e posto fine al “Safe Harbour”, l’accordo che consentiva il trasferimento dei dati tra Europa e Stati Uniti. La Corte europea ha giudicato illegale l’accordo in base alla quale 4mila società americane possono trasferire e conservare nei server oltreoceano i dati dei cittadini europei. Ad entrare nell’occhio del ciclone è stata soprattutto Facebook, accusata di  raccogliere i dati degli utenti europei  irlandesi per poi trasferirli negli Stati Uniti. In base alla sentenza i singoli stati europei potranno accertare se il trasferimento dei dati di una persona a un paese terzo sia conforme ai requisiti della legislazione comunitaria in materia di protezione dei dati.

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