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Cina, manifatturiero ancora in contrazione

Cina

In Cina l’indice Pmi resta ancora sotto la soglia dei 50 punti, nonostante le misure varate da Banca Centrale e governo il paese e la sua industria continuano a soffrire.

Continua l’agonia del manifatturiero cinese. L’indice Pmi manifatturiero del colosso asiatico resta al di sotto dei 50 punti, soglia che separa la crescita dalla contrazione. Secondo quanto diffuso dall’Ufficio nazionale di statistica il Pmi manifatturiero relativo al mese di ottobre si attesterebbe a 49,8. Anche se in leggero aumento rispetto a quanto registrato in Agosto (49,7), il dato riflette il calo dell’attività di produzione, uno dei tradizionali pilastri della crescita della seconda economia del mondo. A dipingere un quadro più fosco era stata invece Markit PMI secondo cui l’indice avrebbe segnato in settembre 47,2, dimostrando un calo di attività rispetto al 47,3 del mese di agosto. Si tratta questo del livello più basso dal 2009, particolarmente significativo in quanto nell’elaborazione dell’indice è inclusa anche la valutazione degli ordini.

Dubbi si pongono sulle possibilità di ripresa, anche modesta, dell’economia cinese nel quarto trimestre; ma allo stesso tempo, il timido rialzo, potrebbe segnalare della fine della fase peggiore del lungo periodo di contrazione per industria cinese. Il settore deve confrontarsi al momento con la flessione della domanda interna e la stagnazione delle esportazioni, sull’ultimo fronte qualcosa sembra però muoversi: il sotto indice relativo ai nuovi ordini per l’export ha segnato un primo segnale di espansione da gennaio, salendo a 50,7 punti dai 44,6 di settembre. Ma restano sullo sfondo questioni insolute di carattere generale.

industria cinese

La crescita economica del gigante asiatico ha subito negli ultimi anni una battuta d’arresto. La crescita del Pil si è attestata nel 2014 al 7,3% e quest’anno, secondo le previsioni del governo, potrebbe toccare il 7%, dato più basso da un quarto di secolo a questa parte. Il crollo delle borse e la repentina svalutazione dello yuan hanno messo in seria difficoltà l’economia cinese. La Banca Centrale si è vista costretta a tagliare per cinque volte i tassi d’interesse e a ridurre le quantità di denaro che le banche devono detenere come riserve, mentre il governo ha varato un piano di sgravi fiscali per le imprese, misure di stimolo che ancora non sono state capaci di dare gli effetti sperati.

 

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