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Cina, l’economia di Pechino rallenta ancora

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Pil Cina

Sembrano lontani gli anni in cui il Pil cinese avanzava ad un ritmo del +10%. O la Cina riforma l’economia o cadrà nella trappola del reddito medio

L’economia della Cina rallenta ancora, con una crescita del 6,9% nel 2015. Il dato del Pil mostra l’espansione più lenta dal 1990, quando Pechino scontava il contraccolpo delle sanzioni internazionali per il massacro sulla Tienanmen nel 1989 e l’anno si chiuse al +3,8%. La conferma al rallentamento del Pil, i cui dati ufficiali sono stati pubblicati dal National Bureau of Statistics (NBS), è arrivata dal governo cinese.

Nonostante le autorità cinesi abbiano provato, con un continuo taglio dei dei tassi di interesse e misure mirate, a incoraggiare una ripresa rapida, nel quarto trimestre il prodotto interno lordo è aumentato del solo 6,8%, registrando un leggero arretramento rispetto al trimestre precedente, che aveva fissato la crescita a +6,9%. Gli investimenti, chiave principale per lo sviluppo economico di un paese, hanno evidenziato un indebolimento del 2 per cento nel 2015, in calo di 2,9 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

PilCina

 

Le previsioni di crescita della Cina per il 2016

Crescita simile si prevede anche per l’anno appena iniziato: l’economia cinese, secondo le previsioni del responsabile dell’ufficio nazionale di statistica, Wang Baoan, è ‘statica’. O il Governo interviene in maniera più decisa, o la Cina dovrà dimenticare gli anni della crescita d’oro, con un Pil che avanzava al ritmo del 10% l’anno (con punte del 14% ancora nel 2007).

I problemi ci sono: eccesso di capacità produttiva; domanda globale debole per la crisi in Occidente; mercato immobiliare in caduta. Quali i prossimi passi da fare? Sicuramente uno: la Cina deve trasformare quel sistema che fino ad ora l’ha fatta crescere, quel sistema orientato verso la produzione a basso costo affidata a industrie altamente inquinanti. Ma non solo: se vuole sperare in una crescita di nuovo florida, il Governo asiatico deve puntare ad un aumento della domanda interna, che vale ora meno del 40% del Pil. 

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