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Bitcoin da record: prezzo oltre i 7.000 dollari. Si teme Bolla

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Il Bitcoin vola sopra i 7.000 dollari: moneta virtuale ha guadagnao il 640% da inizio anno

 

Nuovo record per il Bitcoin. La moneta virtuale è salita oltre i 7.000 dollari, per la prima volta. In meno di un mese, la criptovaluta ha sfondato ben 3 importanti record: quello dei 5.000, quello dei 6.000 e quello dei 7.000.

 

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Come scrive Bloomberg, il prezzo spot per il bitcoin è salito del 7,1% ad un massimo di 7,045,46 dollari, prima di tornare leggermente al di sotto della soglia record, a $ 6,977.40 alle 9:27 am a Londra. Numeri davvero importanti: la moneta ha guadagnato ben il 640% e ora vale più di 100 miliardi di dollari.

Perchè il valore del Bitcoin continua a salire

A dare un nuovo impulso alla moneta è stato l’annuncio fatto da CME Group Inc.  uno dei maggiori fornitori mondiali di prodotti derivati. La società ha annunciato il lancio, entro la fine dell’anno, di futures su bitcoin. I contratti saranno basati sul CME CF Bitcoin Reference Rate (BRR), calcolato in base ai prezzi battuti da Bitstamp, GDAX, ItBit e Kraken (un riferimento giornaliero per il prezzo del bitcoin del dollaro USA).

“Dato il crescente interesse dei clienti nei mercati di crittografia, abbiamo deciso di introdurre futures su bitcoin”, ha dichiarato Terry Duffy, direttore generale della CME.

Si teme la bolla

Gli scettici, tra cui Themis Trading, sono convinti che il rally della criptomoneta sia la prova che l’asset creato dal software è una bolla a cui non dovrebbe essere data copertura regolamentare.

Ma l’amministratore delegato di CME, Terry Duffy, rispondendo alla domanda su una possibile bolla, ha dichiarato a Bloomberg TV, il 1 novembre, che il compito dell’impresa è di “gestire il rischio, non decidere quale sia il prezzo di un prodotto”.

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Verso una nuova scissione

In estate,  il sistema Bitcoin è stato oggetto di un aggiornamento. Meglio, di due diversi aggiornamenti software concorrenti, come due sono le fazioni che si sono sfidate per decidere sulla gestione della moneta. 

I primi semi del dibattito, in realtà, sono stati piantati anni fa. Per proteggersi dagli attacchi informatici, il sistema bitcoin definisce la quantità di informazioni sulla sua rete, chiamata blockchain, e limita le transazioni da elaborare. Ma la crescente popolarità della valuta ha aumentato l’attività sul sistema, che è risulta troppo lento (solo 7 pagamenti al secondo contro 2mila del circuito Visa).

bitcoinIl sistema sembrava essere intasato. Il numero di transazioni in attesa di verifica era enorme e questo ha costretto gli utenti a pagare sempre più tasse (alte) per accelerare il consenso. La maggior parte degli utenti è contenta di questa infrastruttura, che anche se lenta, garantisce sicurezza.

L’11% di essi, invece, ha deciso di fare qualcosa per velocizzare le transazioni. Nell’affrontare questo problema, sono emerse due principali scuole di pensiero. Da un lato ci sono i miner, che distribuiscono computer costosi per verificare le transazioni e agiscono come la spina dorsale del blockchain, che propongono un aumento diretto del limite di transazioni in un blocco.

D’altra parte ci sono i Core, che hanno insistito sulla gestione di alcuni dati del sistema bitcoin fuori dalla rete principale. Questo, secondo gli esperti, consentirebbe non solo di ridurre la congestione, ma anche di costruire altri progetti che fanno capo al sistema bitcoin. In particolare, la proposta dei Core è il software SegWit (la scissione, dunque).

La prima scissione, però, non è bastata a risolvere dubbi, problemi e conflitti interni. Ed è per questo che la piattaforma potrebbe essere protagonista di una prossima scissione, seguita e guidata da Jack Liao, il CEO dell’azienda LightningASIC, che coincide con la creazione di Bitcoin Gold: si avverte la necessità di creare due mercati per cercare di arginare il potere delle autorità in mano ad alcuni miners,  per lo più orientali, e differenziarlo grazie a schede grafiche più economiche, con codici più leggeri, su cui far girare il nuovo software.

Già in estate, la soluzione di compromesso era stata prevista: è la tecnologia SegWit2X che rende la quantità di dati in blocco più piccola, tramite la rimozione dei dati di firma in ogni transazione e allegandoli a un blocco più esteso, il che permette di avere un sistema di estrazione dei bitcoin notevolmente più veloce.

Il 18 novembre vedrà l’implementazione di questo nuovo protocollo, supportato anche da piattaforme maggiori, e proprio quel giorno potrebbe verificarsi uno scontro tra sviluppatori e miners che potrebbe, conseguentemente, portare a una nuova scissione.

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