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Bitcoin e non solo: serve testo unico su Fintech

Bitcoin

Blockchain, Bitcoin e Fintech: serve unificare i regolatori e l’organo di vigilanza per evitare incertezze  e pensare a nuove forme di lavoro che tengano conto della dimensione internazionale e della flessibilità delle start up del settore

 

Dal punto di vista normativo sarebbe opportuno redigere un “testo unico” sul mondo Blockchain, Bitcoin e Fintech in generale che per loro stessa definizione sono “multidisciplinari”. Allo stesso tempo si dovrebbero “unificare i regolatori e l’organo di vigilanza evitando sistemi come quello degli Stati Uniti dove ogni ente dà una definizione diversa al Bitcoin causando incertezze e aumento dei costi”. È quanto ha affermato Stefano Capaccioli presidente di AssoB.it, un’associazione di categoria impegnata nella promozione e nella difesa delle imprese impegnate nelle criptovalute e nel blockchain, in commissione Finanze alla Camera. Si tratta della prima audizione dall’avvio dell’indagine conoscitiva sulle tematiche relative all’impatto della tecnologia sul settore finanziario, creditizio e assicurativo.

La quarta rivoluzione industriale

“I servizi finanziari in generale sono interessati da una rivoluzione globale sulla spinta della quarta rivoluzione industriale – ha ammesso Capaccioli –. Qualunque innovazione, per definizione, sconvolge lo status quo e l’atteggiamento che possiamo avere è o di accettazione ed entusiasmo, vedendone gli aspetti positivi, o di rifiuto sollevando quello che gli inglesi chiamano ‘food’: paura, incertezza e dubbi. Il nostro paese in passato ha avuto un approccio conservativo derivante anche da notizie di stampa che hanno spinto le start up a trovare paesi più ospitali. L’innovazione però è una tendenza che nessuno può fermare, che trova albergo in altri paesi. Per cui dovremo decidere se discutere della web tax o sviluppare un ecosistema in Italia per esportare nel mondo tale tecnologia”.

Il problema normativo

“Il problema regolatorio del Fintech è che tutte le regole sono state emanate sulla base della tecnologia attuale perché nate per tutelare determinati interessi ed esigenze – ha sottolineato Capaccioli –. Il Fintech, rivoluzionando il sistema delle relazioni sociali, si trova con un armamentario normativo che richiede una riscrittura e un adeguamento dato che con le interpretazioni e talvolta anche con i principi di riserva di legge degli articoli 23 e 25 della Costituzione, non si può andare contra o ultra legem. In più le vecchie norme impongono agli enti regolatori di seguire le regole che già hanno, regole che non dicono nulla del Fintech”. Ma esistono anche altri tipi di problemi “per esempio sui diritti fondamentali”. Il caso emblematico citato dal presidente dell’associazione di categoria, è quello della statunitense Equifax a cui sono stati rubati i dati creditizi di 400 milioni di cittadini americani. “In più c’è la nuova sfida del RecTech cioè l’impatto della tecnologia sul regolatore. In sostanza il Fintech non ha una precisa definizione: generalmente si definisce l’impatto nella fornitura di servizi finanziari attraverso la tecnologia e abbraccia mille aspetti: dai pagamenti bancari al landing, dall’investment al crowfunding”.

Il problema dei regolatori

“Il legislatore politico ha il compito di dare impulso economico, occupazione e sostenibilità. Il regolatore ha un approccio preventivo affinché certe attività vengano poste in essere. L’organo di controllo infine ha un atteggiamento repressivo – ha spiegato Capaccioli –. I contrasti di questo mondo nuovo sono sempre più evidenti perché ci sono attività fatte oggi ma per le quali bisogna guardare a domani nell’applicare le norme. Poi abbiamo la problematica delle libertà civili e dei diritti inviolabili dell’uomo nonché il contrasto pubblico-privato. Infine, il fatto che le regole sono state scritte per determinati settori produttivi con attività limitate a determinate giurisdizioni con obblighi a carico degli intermediari. Il settore delle criptovalute, invece, decentralizza per cui molte regole sono sorpassate e non applicabili”.

Il Bitcoin non è uno strumento criminale

“Quando si parla di Bitcoin viene in mente qualcosa di criminale – ha proseguito il presidente dell’associazione –. Questa percezione affonda le sue origini nel tempo, nei primi casi giudiziari e, confesso, anche perché esiste un’oggettiva difficoltà nel comprendere lo strumento. Questo può comportare un rifiuto e la sua classificazione mentale a strumento criminale, per non metterci la testa”. Tra i casi citati Wannacry, ma anche l’utilizzo di Bitcoin da parte dell’Isis o per il riciclaggio di denaro. “Se andiamo a vedere i casi che si sono verificati ci accorgiamo che in realtà il Bitcoin è tracciabile” e questo “non è funzionale né utile perché la traccia che lascia è eterna. Se vediamo il sistema italiano nei secondi sei mesi del 2016 sono stati versati alle Poste oltre 103 miliardi di euro in contanti mentre la capitalizzazione del Bitcoin è stata a livello mondiale di 80 miliardi. Per questo la transazione Bitcoin porta un’ulteriore problematica sui diritti fondamentali. Siamo abituati o a transazioni completamente ignote in contanti o note perché tracciate. Con il Bitcoin diventano pubbliche mentre gli utenti sono pseduo-anonimi ma non noti pena la risoluzione del sistema stesso perché tutti sapremmo delle transazioni finanziarie di tutti e questo va contro i diritti dell’uomo”.

Antiriciclaggio e il finanziamento al terrorismo

CriptovaluteRispondendo ad alcune domande sull’antiriciclaggio e il finanziamento al terrorismo, attribuite spesso alle criptovalute, Capaccioli ha chiarito non essere così: “Mi baso sui fatti e in particolare sul rapporto del 26 giugno 2017 della commissione europea al Parlamento Ue sulle minacce di tutti i sistemi di pagamento. Il Bitcoin è al livello ‘moderatamente significante’, un livello 2 su 4 tanto per capirci. La commissione Ue nella sua analisi ha evidenziato che sul finanziamento al terrorismo l’uso delle valute virtuali richiede una tecnically expertise che non le rende attrattive mentre sul money laudring poche investigazioni hanno riguardato valute virtuali. Raramente vengono utilizzate per l’alto livello tecnologico richiesto. Il livello più elevato di rischio è la vulnerabilità del settore qualora aumentassero i volumi ma ad oggi questo rischio è moderato. Con il Bitcoin si dice sia ‘facile entrare e difficile uscire’: se faccio un’operazione illecita con Bitcoin lascio una traccia eterna e visto che il reato di riciclaggio si prescrive in 12 anni…Infine – ha evidenziato il presidente di AssoB.it. -, il Bitcoin ha un’altra caratteristica: l’indirizzo è pubblico e tutti possono controllarlo”.

Cos’è una criptovaluta

La criptovaluta è una rappresentazione digitale di valore decentralizzata basata sul ‘peer to peer’ e su una Blockchain condivisa, il cui trasferimento è basato su crittografia e regole di missione con un algoritmo open source – ha chiarito il presidente di AssoB.it –. Cosa significa rappresentazione digitale di valore? La quantità non è emessa da un’autorità centrale pubblica e non è necessariamente collegata a una moneta con un corso legale ma può essere usata come mezzo di scambio da commercializzare elettronicamente. Il Blockchain, invece, è un sistema condiviso, una sorta di libro giornale a blocchi collegati tra loro con un sistema di hash (algoritmi, ndr). Fondamentalmente l’innovazione concettuale – ha chiarito – è la possibilità di scambiare moneta senza enti terzi, direttamente e senza intermediari, con flessibilità e adattabilità. I vantaggi finanziari sono una riduzione dei costi di transazione, una financial inclusion migliore o vantaggi politici. Pensiamo per esempio a Wikileaks: è possibile finanziarla solo con il Bitcoin che è infalsificabile. Il sistema è aperto, liberamente accessibile con regole condivise. Le caratteristiche sono un’innovazione senza alcuna autorizzazione, resistenza alla censura, indipendenza da qualunque giurisdizione. Per sfatare alcuni miti – ha ribadito ancora Capaccioli – possiamo dire che il Bitcoin non è anonimo, è riservatezza senza anonimato o tramite pseudonimo ed è tracciabile. Le transazioni sono immutabili, liberamente accessibili ed eterne. È possibile creare protocolli smart contract che agevolano le transazioni ed è possibile completarle online in maniera completamente decentralizzata”.

Il rapporto con le autorità centrali

“In Europa e a livello internazionale, il Bitcoin è stato oggetto di numerose attenzioni. La Bce è stato uno dei primi enti regolatori a fare uno studio nel 2012 e ulteriori analisi sono state fatte nel 2015 e nel 2016 con una opinon per modificare la normativa anti-riciclaggio – ha ricordato Capaccioli –. L’Autorità bancaria europea ha rilasciato, inoltre, due documenti nel 2014 e nel 2016. Mentre la nostra Banca d’Italia è stata una delle prime a prendere posizione a gennaio 2015 con un’avvertenza sull’utilizzo delle valute virtuali. A livello europeo c’è stata poi una risoluzione del Parlamento Ue il 26 maggio 2016: si è fatta una riflessione su cosa sono, come utilizzarle e i vantaggi per gli utenti; quali sono rischi e le raccomandazioni facendo ovviamente presente che una regolamentazione sproporzionata è assolutamente da evitare. Si è invitato, infine, a creare una task force orizzontale per analizzare rischi e modalità di risposta tempestiva. La commissione europea ha aperto proprio in questi giorni un tender stanziando mezzo milione di euro per un forum sulle imprese legate al Blockchain. Infine, c’è da dire che le valute virtuali sono l’unico mezzo in grado di consentire una liquidazione in tempo reale. A febbraio 2017 la Ue ha pubblicato uno studio sulle potenzialità delle valute virtuali in questo senso”.

Sovranità della moneta e successione

“Il Bitcoin è moneta? È qualcosa di più o di meno, forse di diverso. Qualcosa che non siamo ancora in grado di percepire. Per me non è una moneta perché se lo è volontaria – ha precisato Capaccioli nell’intervento in commissione Finanze –. È basata sulla libera accettazione delle parti. Una moneta complementare che si affianca a quella tradizionale. Sotto il profilo della regolamentazione il Bitcoin è resistente alla normativa perché è la cosa più normata che esiste al mondo. È normata da un algoritmo open source le cui regole sono date. Non possiamo andare contro quelle regole, possiamo cercare di regolamentare ciò che ci interessa. Il Bitcoin o la criptovaluta in generale è depositata su una chiave privata e in caso di successione perdo il Bitcoin a meno che non ho nominato un custode. Si stanno studiando sistemi autonomi centralizzati o decentralizzati per capire come passare la criptovaluta in caso di successione. Se rientra invece nell’imposta di successione è un aspetto che si risolverà dopo”, ha chiarito rispondendo a una domanda.

Le Ico (Inital coin offering)

bitcoinL’ultima frontiera del virtuale sono infine le Ico (Inital coin offering) “una forma di crowfounding in cui viene messa una rappresentazione digitale di valore nella forma di criptovaluta di Token che può essere scambiata nella stessa piattaforma o in altre. Qualunque progetto, idea, sistema può essere alla base della Ico senza possibilità di controllo preventivo o censura dato che non è necessario un intermediario come nel crowfounding. Può sembrare un fenomeno di nicchia ma se vediamo i dati fanno spavento – ha detto Capaccioli –: nel primo semestre del 2017 le start up in Blockchain hanno ricevuto 235 milioni di dollari tramite venture capital. Il totale fino al 30 giugno 2017 è di 1,79 miliardi di dollari ricevuti da imprese start up in blockchain mentre sono 797 i milioni di dollari ricevuti tramite Ico. Tutti i mesi continuano ad arrivare nuove proposte con un totale cumulato di 1,13 miliardi di dollari. Il settore attrae dunque quantità spaventose. Alcuni paesi hanno posto un’attenzione normativa come la Sec Usa, il Canada e Singapore. Altri li hanno vietati come la Cina qualche settimana fa. Altri, infine, stanno pensando di creare giurisdizioni ospitali in un’ottica di concorrenza tra ordinamenti. È un modo per fare fundraising innovativi potendo costituire uno strumento di finanziamento. Le Ico fatte nel 2017 con dati aggiornati al 7 settembre sono 139 per 2 miliardi e 194 milioni di dollari raccolti”, ha poi sottolineato il presidente di AssoB.it.

Le Ico sono una bolla?

“Possibile, può succedere come è accaduto per le attività internet. La bolla in sé serve a far defluire tutto ciò che non aveva un sottostante facendo rimanere chi lo possedeva – ha spiegato Capaccioli rispondendo a una domanda in commissione Finanze –. Può succedere quindi che ci sia una bolla ma fa parte del gioco”. Quello che invece è importante è che si tratta di “una forma di fundraising estremante interessante che necessita di un ordinamento in grado di attrarre alcune tipologie di attività. Difficilmente in Italia si avranno quelle da 10 milioni in su perché già sono radicate e strutturate in altri paesi. Sarebbe interessante creare, invece, un ecosistema sfruttando anche la nostra normativa sulle start up per un fundraising fino a un determinato importo. Da un lato per limitare le bolle in alcuni settori e dall’altro per limitare i rischi e permettere alle nostre imprese di attrarre investimenti in Italia”.

Ostacoli normativi

“Ad oggi, le imprese cercano giurisdizioni che non cambiano continuamente indirizzo – ha sottolineato Capaccioli –. Come paese abbiamo una grandissima opportunità con il dlgs 90, una delle prime norme in Europa che prevede autorizzazioni o comunicazioni per determinati attori. Siamo uno dei pochi paesi al mondo: diamogli seguito, possiamo creare un framework giuridico molto attrattivo”.

Ulteriori proposte

Sempre in tema di proposte, secondo Capaccioli sarebbe necessario pensare a nuove forme di lavoro che tengano conto della “dimensione internazionale e della flessibilità delle start up del settore Bitcoin-Blockchain che hanno una serie di collaboratori stranieri con una serie di problematiche difficili anche da affrontare. Senza dimenticare una serie condizioni per la residenza delle Ico. In un articolo ho fatto, inoltre, una provocazione, ho proposto una criptovaluta di Stato cartolarizzando una parte del debito con una cripto moneta, sfruttando le caratteristiche del sistema a informazione zero e facendo diminuire evasione e riciclaggio”, ha concluso il presidente di AssoB.it.

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