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Bitcoin, ecco come e quanto pagare le tasse (fra certezze e dubbi)

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Tutte le risposte e le questioni ancora aperte sul trattamento fiscale dei bitcoin nell’articolo di Giusy Caretto

 

Le grandi performance del Bitcoin registrate nel corso del 2017 hanno attirato l’attenzione di esperti di settore e non: le piattaforme che fanno da tramite per l’acquisto si sono moltiplicate negli ultimi mesi, così come gli investitori. Qualcuno può vantare anche importanti guadagni. Ma non mancano le grane. Come bisogna trattare i bitcoin a livello fiscale? L’Agenzia delle Entrate ha provato a far luce sulla questione, ma la normativa è soggetta ad interpretazioni.

I bitcoin vengono emessi e funzionano grazie a dei codici crittografici e a calcoli algoritmici. Devono dunque essere considerati un software? O un bene immateriale, vista la loro virtuabitcoinlità? Oppure, semplicemente, ai fini fiscali devono essere trattati come valuta estera? Una risposta a questi dubbi la si trova in nella Risoluzione 72E/2016 in cui l’Agenzia delle Entrate prova a fare chiarezza proprio sulla questione.

BITCOIN SONO VALUTA

Nella risoluzione l’Agenzia scrive: “Con riferimento al trattamento applicabile alle operazioni relative ai bitcoin e, in generale, alle valute virtuali, non si può prescindere da quanto affermato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea nella sentenza 22 ottobre 2015, causa C-264”. In pratica, in assenza di una legge italiana che definisca cosa siano i bitcoin, si deve prendere come riferimento quanto deciso dalla Corte di giustizia europea.

La Corte ha riconosciuto che “le operazioni che consistono nel cambio di valuta tradizionale contro unità della valuta virtuale bitcoin e viceversa”, debbano rientrare tra le “operazioni finanziarie in quanto tali valute siano state accettate dalle parti di una transazione quale mezzo di pagamento alternativo ai mezzi di pagamento legali e non abbiano altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento”. Il Bitcoin, dunque, deve essere considerato una valuta.

SONO TASSABILI?

L’Agenzia delle Entrate, rifacendosi sempre a quanto stabilito dalla Corte Europea, sostiene che “per quanto riguarda la tassazione ai fini delle imposte sul reddito dei clienti della Società, persone fisiche che detengono i Bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si ricorda che le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa”.

Ma attenzione, la questione non è proprio così semplice, come spiegano gli esperti dell’associazione Altroconsumo. La frase della Risuluzione, infatti, è passibile di interpretazione: quel “mancando” (in riferimento alle finalità speculative), infatti, può essere inteso come “poiché manca” e “quando manca”. Due interpretazioni, per due scenari possibili: nel primo caso la bitcoincompravendita dei Bitcoin non è imponibile; nel secondo caso la compravendita diventa imponibile quando è per attività di investimento (nella maggior parte, se non nella totalità dei casi). I guadagni dunque, in quest’ultimo caso, sono tassati al 26% e vanno senz’altro dichiarati nel quadro RT del modello Unico.

IL PROBLEMA DELLA LOCALIZZAZIONE

La questione diventa ancora più complicata se si riferimento alla localizzazione dei guadagni. Per legge, infatti, ogni persona fisica non è tenuta a dichiarare i soldi che tiene in casa. Dunque, non si dovrebbero dichiarare i Bitcoin che sono nel wallet (o portafogli, per dirlo all’italiana) scaricato sul nostro Pc. Ma se i bitcoin sono depositati in un portafoglio online? Ecco, questa, è una questione che gli addetti al settore devono ancora chiarire. Il fisco impone la dichiarazione delle attività finanziarie che deteniamo all’estero nel quadro RW. Quanto abbiamo sul nostro portafogli online, dunque, andrebbe dichiarato.

La questione sulla dichiarabilità, dunque, è ancora aperta e rimarca l’urgenza di una normativa in tal senso. Dichiare le attività di bictoin e altre monete virtuali, però, potrebbe essere una buona arma contro riciclaggio e affari illeciti. E, forse, una soluzione (se ripresa a livello universale) a tutte quelle strette che in questo momento Corea del Sud, Cina, Giappone, ma anche America ed Europa vorrebbero imporre al mondo delle criptomonete.

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