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Alitalia: ecco perchè non conviene comprare biglietti

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Alitalia

L’Enac rinnoverà la licenza di volo, ad Alitalia, mese per mese. Non sono garantiti i voli autunnali
La vittoria del “No” al Referendum Alitalia, con la bocciatura da parte dei dipendenti delle misure per salvare l’azienda, ha segnato il futuro dell’ex compagnia di bandiera: o verrà liquidata o sarà venduta a chi saprà gestire la crisi, finanziare un nuovo piano industriale e far ripartire la macchina. Nessuna nazionalizzazione, come qualcuno sperava.

L’intervento dello Stato, comunque, ci sarà e sarà sostanziale. Arriveranno 300-400 milioni come prestito “ponte”, per permettere ad Alitalia di continuare a trasportare passeggeri almeno per altri mesi, dato che i soldi in cassa permettono alla compagnia di sopravvivere solo per altre 2 o 3 settimane.

Le domande, intanto si accumulano. Quanto è costata ai cittadini la crisi dell’ex compagnia di bandiera? E cosa succede a chi ha già acquistato i biglietti? E per quanto tempo Alitalia avrà la licenza di volo? Proviamo a rispondere a qualche domanda.

Quanto abbiamo speso fino ad oggi per salvare Alitalia

Tanto, almeno secondo le parole del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, che nelle scorse ora ha dichiarato: “I cittadini italiani hanno già messo circa 7 miliardi e 400 milioni sui vari progetti di salvataggio, credo sia sufficiente”. Una cifra che viene confermata anche da un  report dell’area studi e ricerche di Mediobanca su quanto è costata alla collettività Alitalia nei quarant’anni precedenti al 2014, anno in cui poi c’è stata la vendita a Ethiad.

Tra il 1974 e il 2007, periodo in cui Alitalia è stata anche commissariata, lo stato ha speso ben 5,397 miliardi di euro, ripartiti in aumenti di capitale (4,949 miliardi), contributi (245 milioni), garanzie prestate (8 milioni) e altri contributi pubblici (195 milioni). Da parte sua, comunque, la compagnia di bandiera aveva generato introiti per lo Stato pari a 2,075 miliardi di euro. Il saldo finale, però, era in negativo per 3,322 miliardi.

La crisi torna nel 2008. Fu scongiurata una fusione con AirFrance da alcuni “capitani coraggiosi” che decisero di intervenire in nome della salvaguardia dell’italianità. Sarà Corrado Passera, voluto dall’allora Premier Silvio Berlusconi, ad essere il regista del cosiddetto ‘Piano Fenice’. Alitalia si scorpora in una ‘bad company’, che rimane a carico dello Stato, e una ‘good company’ che prende il nome di Cai, Compagnia Aerea Italiana, nata ufficialmente il 26 agosto 2008, per ora dei “capitani coraggiosi” a cui prima accennavamo. Per salvare Alitalia scenderanno in campo nomi illustri del mondo dell’imprenditoria da Roberto Colaninno, che diventera’ presidente, ai Benetton, ai Ligresti, a Caltagirone a Tronchetti Provera. Alcuni si tireranno fuori dalla partita appena concluso il salvataggio.

Carlo Calenda

In questi anni, fino alla nuova crisi del 2014, lo Stato ha speso speso 4,1 miliardi di euro per Alitalia.

Nel 2008 il governo Berlusconi erogò un prestito di 300 milioni per impedire il fallimento immediato della società. Nei mesi e negli anni successivi, tra operazioni sui titoli e interventi sui salari e sulla cassa integrazione, lo Stato aveva messo sul piatto altri 2,5 miliardi di euro, cje si aggiungono ad altri 1,2 miliardi di passivo patrimoniale e 75 milioni versati da Poste Italiane (allora società interamente pubblica) a CAI. Si raggiunge dunque il totale di 7,4 miliardi.

Ma, a dirla tutta, anche dopo l’arrivo di Ethiad, i costi di Stato non sono finiti. Nel capitale di Alitalia è infatti presente Poste Italiane, una società oggi pubblica al 60% e che lo era al 100% nel 2013 quando entrò nella compagnia aerea.

La bocciatura del piano industriale 2017

Tutti i finanziamenti ed Ethiad, però, non hanno salvato l’azienda, che dopo pochi anni si è ritrovata in una più profonda e difficile crisi. Si è pensato alla vendita, alla trasformazione dell’azienda in una compagnia low cost, per poi arrivare un programma di risanamento stipulato nelle scorse settimane tra azienda e sindacati sul tavolo del Governo.

Il piano prAlitaliaevedeva una riduzione degli esuberi complessivi, che scendono a quota 1.700 dai 2.037 preventivati. In particolare, tra i contratti a tempo determinato gli esuberi passano dai 1.338 richiesti a 980.

Il piano quinquennale, poi, prevedeva tagli agli stipendi per chi vola (fino al 20% in alcuni casi, e con una media dell’8%), tagli ai permessi (102 annui). Sempre secondo il piano i contratti di solidarietà sarebbero andati avanti fino alla scadenza prevista per legge al 24 settembre 2018.

Le misure per frenare la crisi, però, non sono piaciute ai dipendenti, che chiamati a votare in un Referendum a Roma, Milano e sedi periferiche, hanno bocciato le proposte.

Quanto spendiamo ancora per salvare Alitalia?

Il destino di Alitalia è ad un bivio. Eliminata la possibilità di nazionalizzazione, l’azienda sarà traghettata nei prossimi mesi, da un Commissario (sono state già avviate le procedure per la scelta) verso la liquidazione o la vendita. E a traghettarla sarà un ulteriore aiuto di Stato: nelle casse dell’ex compagna di bandiera arriveranno  300-400 milioni per assicurare sei mesi di gestione.

L’intervento Statale si è reso necessario per garantire i voli. L’Italia ha già avviato le necessarie procedure con la Commissione europea, che è chiamata ad autorizzare l’intervento pubblico escludendo l’ipotesi di un aiuto di Stato.

Liquidazione o vendita

Se l’Ue non autorizzerà il piano di Alitalia, si andrebbe verso il fallimento certo. Se la Commissione, invece, deciderà che il prestito ponte può esser concesso, allora il Commissario avrà il tempo di valutare la cessione a terzi dell’azienda.

Potrebbe farsi avanti nuovamente Lufthansa, di cui già si era parlato prima del referendum. Ipotesi “interessante” per Calenda, che la ritiene una soluzione “da esplorare”.

Cosa succede a chi ha già comprato i biglietti?

Il futuro dunque è incerto. E la cosa preoccupa non poco i consumatori, soprattutto quelli che hanno già acquistato i biglietti. Cosa succederà? Difficile prevedere, ma al momento possiamo dire che l’amministrazione straordinaria tenderà a garantire i voli in modo da incassare il più possibile. Se il viaggio prenotato è nel breve periodo non dovrebbero esserci problemi. Se il viaggio prenotato è in autunno non c’è alcuna garanzia di volo. C’è da dire che sarà possibile, se previsto al momento dell’acquisto, di richiedere il rimborso.

Enac: autorizzazione a volare sarà rinnovata mese per mese

Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, si è detta disponibile a lasciare il certificato di operatore aereo (Coa) all’Alitalia, garantendo la continuità dei voli, fino all’arrivo del Commissario. Con il commissariamento, infatti,  la licenza verrà sospesa per verificare che il commissario abbia a disposizione le risorse sufficienti per operare. Ad Alitalia verrà concessa un’autorizzazione temporanea rinnovata mese per mese.

Nel caso l’Enac dovesse togliere la licenza di volo, chi ha acquistato il biglietto direttamente da Alitalia diventerebbe creditore nella liquidazione aziendale per l’equivalente del costo del ticket.

Conviene comprare biglietti Alitalia?

Non è proprio conveniente comprare ora biglietti Alitalia, come si evince dal fatto che alcune aziende straniere con sedi nel Bel Paese stanno inviando comunicazioni interne in cui invitano i dipendenti a non acquistare ticket Alitalia per i prossimi viaggi, in attesa che si chiarisca la situazione.

Le risorse disponibili garantirebbero la continuazione delle operazioni per altre 2-3 settimane, un periodo davvero breve.

Il rincaro dei biglietti

Non conviene comprare biglietti, ora, anche per il lato prezzo. Come prima conseguenza del “no” al Referendum, per incassare il più possibile fino alla liquidazione (o alla vendita), da ieri per prenotare voli in Italia (dalla seconda metà di giugno alla prima di settembre), è disponibile solo la tariffa piena, per un pagamento totale che oscilla tra i 700 e i mille euro.

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