Si dice che nello spazio nessuno può sentirti litigare. Eppure, all’interno delle forze armate tedesche, è proprio attorno all’orbita terrestre che si è accesa una disputa silenziosa ma di questi tempi tutt’altro che trascurabile: chi comanda nel dominio spaziale militare?
Le inchieste condotte dalle emittenti pubbliche regionali Wdr e Ndr (rispettivamente Westdeutscher Rundfunk e Norddeutscher Rundfunk) hanno portato alla luce una contesa interna che vede contrapposti la Luftwaffe, l’aeronautica militare tedesca, e il Cyber- und Informationsraum (letteralmente Spazio cyber e dell’informazione, noto con l’acronimo Cir), il corpo delle forze armate dedicato alla guerra cibernetica e dell’informazione, istituito nell’aprile del 2017.
In palio non ci sono soltanto responsabilità operative, ma anche una fetta considerevole dei famosi 35 miliardi di euro che il ministro della Difesa Boris Pistorius (nella foto) ha annunciato di voler investire nel settore spaziale entro il 2030.
UN COMANDO, DUE PADRONI
La struttura attuale riflette già una certa ambiguità. Il comando spaziale della Bundeswehr ha sede a Uedem, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, ed è subordinato alla Luftwaffe. Qui vengono acquisite immagini satellitari, garantite le comunicazioni militari via satellite e analizzate le attività dei satelliti avversari.
Tuttavia, in un’area adiacente e altrettanto rilevante, quella del supporto operativo tramite satelliti di ricognizione, è il Cir a esercitare il controllo. Questo corpo, che riunisce le unità informatiche della Bundeswehr e le truppe di guerra elettronica (Truppen der Elektronischen Kampfführung, EloKa), ha come missione fondamentale quella di raccogliere informazioni per le forze armate attraverso sistemi di sensori. Una ripartizione che, osservano i giornalisti delle due testate televisive, a prima vista potrebbe sembrare funzionale, ma in realtà genera sovrapposizioni e tensioni nella catena di comando.
LA POSTA IN GIOCO: I SISTEMI D’ARMA SPAZIALI
Al centro del contendere vi sono i cosiddetti mezzi d’azione: sistemi offensivi e difensivi destinati a operare nello spazio o contro obiettivi spaziali. Si tratta, in concreto, di laser antisatellite a terra, di sistemi in grado di intercettare missili già al di fuori dell’atmosfera, e di apparati per disturbare o neutralizzare le capacità di ricognizione avversarie.
La Luftwaffe rivendica la piena responsabilità su questo segmento, in virtù di quella che con termine forse fin troppo burocratico definisce la propria “responsabilità dimensionale per la dimensione militare autonoma dello spazio”.
Già a maggio era prevista la presentazione all’ispettore generale Carsten Breuer di un accordo fra la Luftwaffe e il Cir, nel quale si stabiliva quali sistemi sarebbero stati assegnati a ciascun corpo. Il documento prevedeva, tra le altre cose, di attribuire alla Luftwaffe i sistemi con cui le forze armate tedesche avrebbero potuto accecare e disturbare i satelliti nemici.
“L’IRRUZIONE” DEL CIR
L’accordo, tuttavia, non ha retto. Secondo le ricostruzioni di Wdr e Ndr, il viceammiraglio Thomas Daum, a capo del Cir dal settembre del 2020, avrebbe respinto la bozza concordata, rivendicando per il proprio corpo la responsabilità esclusiva su tutti i sensori e su tutti i mezzi d’azione nello spazio. Non solo: sempre secondo le indiscrezioni dei due media, internamente sarebbe già stato annunciato che il Cir intende costituire due battaglioni dedicati alle operazioni spaziali.
Un portavoce del Cir ha confermato ai cronisti soltanto che “la definizione di un’architettura spaziale complessiva avviene in stretta collaborazione” con il corpo stesso, e che la protezione della Bundeswehr “dai pericoli provenienti dallo spettro elettromagnetico è un compito fondamentale” del Cir, includendovi espressamente la capacità di “accecare, disturbare e hackerare i mezzi di ricognizione avversari via terra, via mare, via aria e nello spazio”. Anche qui ci si copre un po’ dietro formule di rito, ma ulteriori dettagli, ha precisato il portavoce, non possono essere divulgati per ragioni di sicurezza operativa.
DUE LOGICHE IN CONFLITTO
La complessità tecnica della questione aiuta a capire perché nessuna delle due parti sia disposta a cedere terreno. Colpire un satellite con un laser dalla superficie terrestre richiede una conoscenza precisa della situazione aerea, per evitare interferenze con aeromobili in volo nello spazio aereo tedesco: una competenza storicamente propria della Luftwaffe.
Al tempo stesso, l’uso di sistemi di disturbo elettromagnetico impone di non intralciare frequenze e segnali civili, un ambito in cui il Cir vanta una competenza specifica. Le due logiche, anziché integrarsi, sembrano confliggere.
LA PAROLA PASSA AL MINISTRO
Le conseguenze pratiche di questa “lotta per le competenze”, come viene definita apertamente all’interno della Bundeswehr, non sono irrilevanti. Secondo fonti interne, l’ambiguità nelle aree di responsabilità sta causando ritardi nella pianificazione e nell’approvvigionamento di sistemi ritenuti prioritari.
Anche i rappresentanti dell’industria della difesa lamentano una situazione spesso caotica, in cui si trovano a condurre in parallelo le stesse interlocuzioni con la Luftwaffe e con il Cir.
Sul fronte internazionale, la mancanza di chiarezza organizzativa rischia di penalizzare la Germania nei rapporti con i paesi partner all’interno della Nato: negli Stati Uniti lo Space Command è una forza armata autonoma, mentre in Francia e nel Regno Unito le unità spaziali sono integrate nelle rispettive aeronautiche militari.
Per sbloccare l’impasse, secondo gli osservatori interni, sarebbe necessaria una decisione che scavalchi i livelli intermedi e arrivi almeno all’ispettore generale, se non direttamente al ministro. Pistorius, dal canto suo, ha offerto di recente un segnale di orientamento, intervenendo a Berlino in occasione della Conferenza dei capi dell’aeronautica militare e dello spazio 2026, davanti ai rappresentanti di trenta nazioni. “Proprio come sulla Terra, anche nello spazio dobbiamo essere in grado di garantire la nostra sicurezza e difenderci”, ha dichiarato il ministro, aggiungendo che la Luftwaffe sta “attuando l’ambizione strategica per lo spazio come teatro operativo, come delineato nella strategia di sicurezza spaziale del governo federale pubblicata lo scorso anno”.
Un riconoscimento esplicito, dunque, del ruolo guida dell’aeronautica nel nuovo dominio. Resta da vedere se le parole del ministro saranno sufficienti a chiudere una partita che, almeno fino allo scoop delle due testate televisive, si è giocata soprattutto nei corridoi.



