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Futuri sottomarini lanciamissili balistici della classe Columbia, ecco come si rinnova il deterrente nucleare Usa

Gli Stati Uniti hanno varato una serie di programmi destinati a rinnovare la propria cosiddetta “triade nucleare”: bombardieri strategici, missili balistici intercontinentali e, sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare (Ship Submersible Ballistic Nuclear o SSBN). Tutti i dettagli

Il dato è sicuramente drammatico, quella che stiamo attraversando è una fase storica contrassegnata dal ritorno di una conflittualità diffusa, da tensioni internazionali sempre più forti e dalla riproposizione del confronto tra grandi (ma anche medie) potenze. Una condizione che con la fine della “Guerra Fredda” era per certi versi scomparsa; certo, non del tutto. In fin dei conti infatti, dal crollo del Muro di Berlino fino al 2022 avevamo comunque assistito a guerre che ci (noi Occidentali) avevano visto più e più volte coinvolti.

Tutto però è chiaramente precipitato con l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa; da quel febbraio 2022, anche per effetto poi di ulteriori crisi che si susseguono senza soluzione di continuità, i temi della difesa e della sicurezza sono tornati ad essere al centro del dibattito pubblico e politico di tutti i Paesi. Con tutto ciò che ne consegue in termini di politiche di (ormai inevitabile) riarmo.

E all’interno di questo stesso riarmo c’è una aspetto se possibile ancora più difficile, per svariati motivi, da affrontare; quello delle armi nucleari e, in particolare, quelle di tipo strategico. Appannaggio di un numero ristrettissimo di Paesi nel mondo almeno fino a non molti anni fa, questo tipo di arsenale sta diventando invece oggetto di una pericolosa proliferazione, con un numero crescente cioè di Paesi che ne dispongono.

A fronte di questo scenario, gli Usa hanno così varato una serie di programmi destinati a rinnovare la propria cosiddetta “triade nucleare” strategica per conservare un adeguato livello di deterrenza; laddove per “triade” si intende l’insieme di vettori e missili con determinate caratteristiche. Per essere più precisi: bombardieri strategici, missili balistici intercontinentali (Inter Continental Ballistic Missile o ICBM) e, infine, sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare (Ship Submersible Ballistic Nuclear o SSBN).

Per quanto riguarda la prima “gamba” della triade gli Usa stessi stanno lavorando al nuovo bombardiere B-21 Rider (che potrà poi essere dotato di ordigni nucleari), per la seconda è in fase di sviluppo il nuovo ICBM Sentinel e, infine, per quanto riguarda la terza l’impegno è rivolto alla realizzazione di SSBN della nuova classe Columbia (a loro volta, dotati di Submarine-Launched Ballistic Missile o SLBM).

Nell’arco dei prossimi 2 decenni (almeno) gli Usa avranno quindi completamente rinnovato il proprio deterrente nucleare strategico; il tutto a fronte di un impegno finanziario complessivo che a oggi viene stimato in oltre 500 miliardi di dollari. Una somma dunque enorme che, vista la storia recente di tutti i programmi di natura complessa, appare destinata a salire ulteriormente.

IL PROGRAMMA COLUMBIA

Questo programma nasce nel più “classico” dei modi; a partire dagli anni ‘80 infatti la US Navy comincia a immettere in servizio gli SSBN della classe Ohio. In tutto ne sono stati realizzati 18, anche se i primi 4 sono stati poi convertiti in piattaforme per i lancio di missili da crociera e per il supporto delle Forze Speciali. A oggi ne restano dunque in servizio 14 nel ruolo originale; battelli però che cominciano a sentire sempre più il peso degli anni, al punto da rendere quanto mai necessaria la loro sostituzione.

Da qui la nuova classe Columbia, per l’appunto; che negli attuali piani dovrà essere composta da 12 sottomarini. Nel dettaglio, 3 di questi sono già in costruzione mentre i restanti 9 saranno oggetto di futuri contratti. La progettazione e la costruzione di questi SSBN è stata affidata a General Dynamics Electric Boat (GDEB), con la collaborazione di Newport News Shipbuilding (NNS). Nessuna sorpresa dunque, nella misura in cui questi 2 cantieri sono gli unici in grado di assolvere questi compiti negli USA; tanto da essere già impegnati nel programma dei sottomarini d’attacco della classe Virginia. La contemporanea realizzazione di 2 diverse classi di battelli nello stesso momento sta però mettendo a dura prova le loro capacità costruttive; soprattutto sul fronte dei tempi di consegna.

Per questo si sta cercando di affidare la realizzazione di alcuni moduli/parti ad altri cantieri, al fine di velocizzare il processo per quella che è ormai una sfida davvero cruciale per la US Navy in generale; e cioè mantenere un ritmo produttivo tale da reggere la corsa con gli altri competitor e, in particolare, con la Cina.

Così, dopo una fase iniziale contrassegnata da diversi problemi, recenti informazioni giunte da fonti ufficiali riferiscono ora di un’accelerazione del ritmo di costruzione. Il primo sottomarino potrebbe essere quindi consegnato nel 2028 e il secondo nel 2030; per il terzo (e ancora più per quelli futuri), i tempi non sono ancora maturi per formulare tabelle di marcia.

E se già la questione tempi rappresenta un passaggio all’insegna della preoccupazione, non da meno è un altro tema ancora; quello dei costi. Al netto della considerazione che circolano diverse stime tra loro diverse, quella più recente e attendibile riferisce di una somma complessiva (ricerca e sviluppo più acquisto) di almeno 126 miliardi di dollari. Con la prima unità che da sola potrebbe arrivare a costare (considerando ogni singolo fattore/elemento) 16 miliardi; valore poi destinato a scendere con il procedere del programma.

LA PIATTAFORMA

Per quanto riguarda le caratteristiche generali della piattaforma è da rilevare come di essa sia sappia ancora relativamente poco; anche se, alla fine le informazioni disponibili consentono comunque di tracciare un identikit sufficientemente puntuale.

I Columbia non saranno particolarmente più grandi degli Ohio, 171 metri di lunghezza e 13,1 di larghezza; il tutto per un dislocamento stimato in 20.800 tonnellate. La ragione è presto spiegata; per effetto del trattato “New START” di riduzione delle tesate nucleari siglato nel 2010, Stati Uniti e Russia si sono impegnati per l’appunto a introdurre limiti non solo alle testate in quanto tali ma anche ai vettori (missili nonché sottomarini e bombardieri strategici). Alla luce di queste limitazioni, invece dei 24 tubi di lancio presenti in origine sugli Ohio stessi, sui futuri Columbia ve ne saranno così solo 16. Al loro interno, altrettanti SLBM del tipo Trident D5.

Dettaglio tecnico interessante, i tubi di lancio saranno ospitati in una serie di “Common Missile Compartment” (CMC) e cioè un particolare tipo di struttura modulare destinata a essere installata sia sui Columbia stessi che sulla futura classe di SSBN della Marina britannica (classe Dreadnought), in quanto risultato di un programma congiunto con il Regno Unito. Ogni CMC ospiterà a propria volta 4 tubi di lancio per altrettanti Trident; l’unica differenza sarà nel numero di CMC installati, 4 sui sottomarini Americani e 3 su quelli Britannici.

Tra le varie caratteristiche peculiari dei Columbia, l’installazione di un reattore che non avrà bisogno della sostituzione del combustibile nucleare corso della vita attesa del sottomarino, pari a 42 anni. Un notevole vantaggio in termini di costi e di disponibilità operativa di quest’ultimo. Un’ulteriore innovazione è poi rappresentata dall’adozione di un apparato “Integrated Electric Propulsion” che garantirà una migliore efficienza sia con riferimento alla propulsione, sia alla generazione di energia elettrica per le esigenze di bordo.

Il quadro delle prestazioni appare poi quello “classico”: oltre 20 nodi di velocità (valore ufficiale; quello reale probabilmente è più elevato) e profondità massima raggiungibile di circa 250 metri (di nuovo, valore ufficiale). Per quanto riguardo l’equipaggio, i posti disponibili saranno 155 e ovviamente sarà confermata la consueta formula del doppio equipaggio. In pratica, ogni singolo battello disporrà di 2 equipaggi completi (“Gold” e Blue”) che si alterneranno in maniera tale da tenerlo in mare il più possibile nell’ambito dei c.d.  “pattugliamenti di deterrenza”; le tradizionali missioni cioè degli SSBN stessi, nell’ambito delle quali potrebbero essere chiamati lanciare i loro missili dalla profondità degli oceani.

Non è nota con esattezza nemmeno la suite di sensori imbarcati anche se pare di capire che essa potrebbe essere derivata, almeno in parte, da quella dei sottomarini Virginia. Del resto, anche da altri elementi si evince che una parte del lavoro fatto e dell’esperienza accumulata con quest’ultima classe di battelli sono stati poi travasati nei Columbia.

CONCLUSIONI

Per concludere, non si può non ribadire quanto evidenziato in precedenza; il programma Columbia è una tappa assolutamente necessaria nel più ampio processo di rinnovamento del deterrente strategico nucleare Americano. Anzi, per certi versi, esso è il più necessario perché da tempo proprio quello incentrato sull’accoppiata SSBN più SLBM è considerato il più efficace e il più letale. Ciò detto, i suoi costi (nonché i tempi di costruzione) corrono sempre più il rischio di diventare quasi insostenibili per una US Navy già alle prese con molti problemi e con altri programmi fin troppo ambiziosi.

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