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Cosa farà l’Europa con la trumpizzazione della Nato?

Trump, la Nato e l'Europa. Che cosa sta succedendo e che cosa succederà. L'approfondimento di Christian Spillmann tratto dal Mattinale Europeo

Donald Trump sta offrendo a Vladimir Putin un regalo strategico enorme, indebolendo la Nato nel pieno del conflitto in Ucraina. Irritato dal rifiuto degli alleati di impegnarsi militarmente al suo fianco nell’intervento contro l’Iran, il presidente americano ha deciso di ridurre l’Alleanza a una sorta di “tigre di carta”. Ritiro di truppe e armamenti, riduzione delle forze statunitensi disponibili in caso di grave crisi o di attacco, dubbi sulla protezione nucleare: tutte queste decisioni vengono presentate come punizioni.

Il disfacimento della Nato è in corso e gli europei sono entrati in fibrillazione. Riusciranno a fare fronte comune e a dimostrare agli americani di poter sopravvivere senza di loro e di poter integrare l’Ucraina nella difesa del vecchio continente?

Nei prossimi giorni l’amministrazione americana informerà gli alleati della decisione di ridurre le capacità militari messe a disposizione dagli Stati Uniti per aiutare i membri europei della Nato in caso di grave crisi. La notizia è trapelata ieri, poco prima della presentazione dell’incontro di Helsingborg da parte di Mark Rutte, il segretario generale della Nato. Si tratta di un’informazione ottenuta a Washington dall’agenzia Reuters.

La decisione era attesa. Gli Stati Uniti devono fornire un quadro preciso delle forze che intendono mettere a disposizione della Nato e delle riserve mobilitabili. La questione è quanto sia consistente la “cavalleria” americana che potrebbe accorrere in soccorso degli europei in caso di attacco. Il timore è una drastica riduzione di questi rinforzi. Le fonti interpellate da Reuters hanno precisato che il Pentagono intende “ridurre considerevolmente il proprio impegno” nel Modello di Forze Nato.

Il Modello di Forze Nato è il dispositivo con cui ciascun membro dell’Alleanza designa le forze nazionali a disposizione del Comandante Supremo Alleato in Europa della Nato in tempo di pace, di crisi e di guerra. E’ una componente essenziale della deterrenza convenzionale. Domani a Bruxelles saranno i capi della Difesa a dichiarare quante forze ciascun paese alleato è pronto a impegnare in caso di aggressione. Il Modello di Forze Nato si basa su un sistema di prontezza a tre livelli: il primo livello comprende le forze che possono intervenire in un lasso di tempo da 0 a 10 giorni; il secondo livello include quelle che possono essere dispiegate fino a 30 giorni; il terzo livello rappresenta le truppe da mobilitare entro sei mesi. Queste ultime sarebbero chiamate a intervenire non solo in caso di attacco contro un membro della Nato, ma anche per cercare di liberare il paese. Rutte ha assicurato che la riduzione della presenza americana non avrà “alcun impatto sui piani di difesa della Nato”.

Donald Trump non può ridurre a suo piacimento la presenza americana in Europa. Il Congresso degli Stati Uniti ha fissato un tetto di 76.000 militari americani schierati in Europa nell’ambito della Nato. Attualmente gli Stati Uniti hanno 80.000 militari dislocati in Europa, di cui 36.000 in Germania. Trump ritirerà unità, non le sostituirà, ridurrà le rotazioni, ma il suo margine d’azione resta limitato. Il presidente americano può invece intervenire sulla riserva di forze statunitensi disponibili al di fuori dell’Europa, mobilitabili in caso di crisi o conflitto. È una scelta strategica, e gli europei la comprendono. Ma questa decisione può rimettere in discussione i piani di difesa della Nato, poiché essi si basano su forze e rinforzi pronti a intervenire, preassegnati e schierati. Una riduzione importante potrebbe compromettere la capacità dell’Alleanza di reagire molto rapidamente in caso di crisi.

Gli europei si preparano al peggio dopo due brutte sorprese: la conferma del ritiro di 5.000 militari americani dalla Germania annunciata da Donald Trump dopo le critiche del cancelliere Friedrich Merz per la sua mancanza di strategia sull’Iran, e l’annullamento a sorpresa della rotazione di circa 4.000 truppe americane verso la Polonia.

Martedì il Pentagono ha annunciato la decisione di ridurre il numero delle brigate da combattimento americane in Europa da quattro a tre. “Questo ci riporta ai livelli dei BCT (Brigade Combat Teams) in Europa nel 2021. Questa decisione è il risultato di un processo completo e multilivello incentrato sulla postura delle forze statunitensi in Europa. Ciò comporta un ritardo temporaneo nello schieramento delle forze americane in Polonia, che è un alleato modello degli Stati Uniti”, ha precisato il ministero della Guerra.

Mark Rutte ha giustificato la decisione americana. “L’Europa, insieme al Regno Unito, alla Turchia e alla Norvegia, rappresenta oltre 500 milioni di persone. Ci troviamo di fronte a un avversario russo che conta circa 120-140 milioni di persone. Siamo ormai troppo dipendenti da un solo alleato, gli Stati Uniti, che contano circa 350 milioni di persone, per assicurarci di poterci difendere contro la Russia. Non è sostenibile a lungo termine. E questo alleato non può continuare a spiegarlo alla propria opinione pubblica”, ha detto Rutte.

Più forte sarà la riduzione del sostegno americano, maggiore sarà la pressione per spingere gli europei a dimostrare di poter mobilitare capacità sufficienti ad agire senza gli Stati Uniti. Non sarà facile. L’Europa costruisce lentamente le proprie capacità, mentre gli Stati Uniti possono ridurre rapidamente il loro impegno. Washington ha già rivisto i propri piani di dispiegamento per alcuni sistemi a lungo raggio in Europa, compresi i missili Tomahawk e le armi ipersoniche, ha ridotto le capacità di attacco e, soprattutto, sta mettendo in dubbio la risposta americana in caso di crisi.

“Il Cremlino non ha necessariamente bisogno che la Nato crolli. Basta che emergano dubbi tra gli alleati sull’efficacia e l’affidabilità dell’Alleanza”, osserva l’ex viceministro dell’Interno ucraino, Anton Gerashchenko, in un’analisi delle decisioni americane.

Il modo di procedere degli americani sconcerta gli europei. Donald Trump non nasconde il suo disprezzo per la Nato, paragonata a una “tigre di carta” senza gli Stati Uniti. Il presidente moltiplica gli “ordini punitivi”, minaccia e insulta gli alleati europei, definiti “codardi”. Il suo segretario di Stato, Marco Rubio, ha messo in discussione il legame transatlantico e ha auspicato una revisione da parte degli Stati Uniti del rapporto con l’Alleanza. Il segretario alla Guerra, Pete Hegseth, non partecipa più alle riunioni della Nato e interrompe le forniture di armamenti.

 

(Estratto dal Mattinale europeo)

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