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Addio Fcas, ecco la nuova strategia aeronautica della Germania

Berlino volta pagina: capitolo fine per il progetto franco-tedesco-spagnolo Fcas per il sistema di combattimento aereo di sesta generazione e nuova strategia aeronautica tedesca, pronta per la presentazione ufficiale al Salone internazionale dell’aeronautica (Ila)

Qualcosa si muove nei corridoi del governo tedesco, e stavolta non si tratta di una dichiarazione d’intenti destinata a svanire nel dibattito parlamentare. Oltre al chiodo sulla bara del progetto franco-tedesco-spagnolo del Future Combat Air System (Fcas), l’esecutivo ha varato la bozza della nuova strategia aeronautica tedesca. Anticipata dall’Handelsblatt prima della presentazione ufficiale al Salone internazionale dell’aeronautica (Ila) di Berlino, che si tiene dal 10 al 14 giugno, tale piano traccia un orizzonte di quindici anni e si impegna su un terreno che va ben oltre l’ordinaria pianificazione industriale.

L’ADDIO DEFINITIVO AL FCAS

La notizia più dirompente alla vigilia dell’Ila è tuttavia quella della fine del progetto Fcas,  il caccia di sesta generazione che Germania, Francia e Spagna avevano avviato insieme. Un nodo che nessuno sembrava riuscire a sciogliere e che rischiava di strozzare anche ambizioni alternative.

La parola definitiva l’ha messa proprio il cancelliere Friedrich Merz, che avrebbe comunicato direttamente al presidente francese Emmanuel Macron che la costruzione del velivolo comune non andrà avanti. Lo ha riportato sempre l’Handelsblatt, ricco di scoop in questi giorni riguardo al settore dell’industria aeronautica, citando fonti governative. Una decisione che chiude formalmente uno stallo che durava da anni.

Non tutto del programma finisce nell’archivio, però. Berlino e Parigi intendono proseguire insieme lo sviluppo del cosiddetto “sistema dei sistemi”, l’architettura digitale che avrebbe dovuto collegare il caccia con droni e satelliti, e la ripartizione concreta dei compiti sarà sul tavolo del prossimo Consiglio dei ministri franco-tedesco, fissato per il 17 luglio.

Naturalmente si attendono ora reazioni ufficiali da Parigi: Macron era stato uno dei principali sponsor del progetto, fallito – secondo la versione di Berlino – perché il costruttore francese Dassault vuole guidare il progetto senza condizioni. Il risultato è stato un’impasse trascinatosi per anni.

UNA STRATEGIA PER QUINDICI ANNI

La strategia aeronautica del governo tedesco che abbraccia lo spazio temporale di tre piani quinquennali va però oltre il fallimento del Fcas e probabilmente ne teneva già conto. Si parla di carburanti rinnovabili, sovranità militare, indipendenza dai fornitori extraeuropei: il governo si attribuisce il compito di fare della Germania “una nazione guida nel settore”, con risorse stanziate fino a due miliardi di euro per il periodo 2030-2039.

I numeri del comparto danno la misura della posta in gioco. Sessantadue miliardi di fatturato annuo, 130.000 occupati, quasi sette prodotti su dieci che prendono la via dell’estero: l’industria aeronautica tedesca è uno dei pochi comparti che negli ultimi anni non ha perso colpi. Anzi. Tra il 2024 e il 2025 ha messo a segno una crescita del 19%, e la componente militare ha fatto ancora meglio, con un balzo del 35% che riflette l’ondata di riarmo in atto su scala europea.

I dati li ha diffusi il Bundesverband der Deutschen Luft- und Raumfahrtindustrie (Bdli), l’associazione di categoria degli operatori aerospaziali tedeschi, che però sul documento governativo ha avanzato riserve precise. “Ci mancano impegni vincolanti, priorità chiare, obiettivi intermedi misurabili e un processo di attuazione con scadenze definite”, ha fatto sapere l’associazione. Tradotto: la strategia fotografa bene il campo, ma non dice ancora chi deve fare, cosa e quando. Insomma, il progetto manca di concretezza.

Sul piano delle misure immediate, qualcosa però è già stato fatto. Il governo ha deciso di tagliare le tariffe di controllo del traffico aereo e la tassa sul traffico aereo, due balzelli che negli ultimi anni avevano reso gli scali tedeschi meno attraenti rispetto ai concorrenti europei, spingendo alcune compagnie – specie le agguerrite low cost, Ryanair su tutte – a dirottare rotte e operazioni altrove.

CARBURANTI RINNOVABILI E INDIPENDENZA ENERGETICA

C’è un punto in cui la visione industriale e la realtà geopolitica del momento si sovrappongono in modo piuttosto netto, ed è quello dei carburanti. L’aviazione pesa tra il 3 e il 5% delle emissioni globali di anidride carbonica prodotte dall’attività umana, e la pressione normativa europea a ridurre questa quota non accenna a diminuire. La bozza prevede di investire nello sviluppo di propulsori alternativi, tra cui quelli a idrogeno, e di spingere la produzione interna di carburanti rinnovabili, puntando a fare dell’industria tedesca un riferimento globale su questo fronte.

Ma c’è anche una ragione più immediata e contingente. Da oltre tre mesi l’Iran tiene chiuso lo Stretto di Hormuz, con effetti che si avvertono lungo tutta la catena di approvvigionamento delle materie prime e del greggio. Il ministro dei Trasporti Patrick Schnieder, interpellato dall’Handelsblatt, ha chiarito che la Germania produce internamente circa metà del cherosene che le serve e ne importa il resto. Per ora la situazione regge, ha detto, ma ha anche aggiunto che se la crisi nel Golfo non si risolve, “ciò potrebbe causare problemi, prima o poi”.

Non è un allarme, ma è una delle poche volte in cui un membro del governo usa toni così diretti su un tema di approvvigionamento energetico.

La strategia aeronautica del governo recepisce l’urgenza e inserisce tra gli obiettivi la riduzione strutturale della dipendenza da fornitori di carburanti e materie prime al di fuori dell’Europa.

DIFESA E SOVRANITÀ INDUSTRIALE

Il capitolo militare è forse il più denso di implicazioni. Il documento parla di “nucleo industriale forte” come condizione necessaria alla sovranità dello Stato, e specifica che l’indipendenza da fornitori tecnologici esterni (gli Stati Uniti non vengono nominati, ma il riferimento è trasparente) non è un obiettivo accessorio ma una premessa.

Quasi 230 aziende in Germania lavorano oggi nel campo dei droni militari e dell’aviazione senza pilota, e la strategia le inquadra come “un patrimonio da sviluppare e proteggere”, definendo questo segmento di “fondamentale rilevanza per la sicurezza e la politica industriale”.

Sul versante civile, il governo dichiara di voler presidiare la catena del valore nei programmi di cooperazione europei, a cominciare dai progetti in seno al gruppo Airbus, cui la Germania partecipa insieme alla Francia. Obiettivo dichiarato: garantire che una quota consistente di lavoro e occupazione rimanga in territorio tedesco. Il documento menziona in questo senso il jet di nuova generazione per rotte a corto e medio raggio, il programma che dovrebbe ridisegnare i parametri dell’aviazione commerciale almeno fino alla metà del secolo.

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