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Salini Ponte Salvini

Webuild, i balletti di Salini e Ciucci sul Ponte

La frenesia di Salini e Salvini, che avrebbero voluto iniziare i lavori per il Ponte entro l'estate, impatta contro la richiesta della società Stretto di Messina che ha bisogno di 120 giorni in più solo per replicare ai 239 rilievi sollevati dal Mase. Eppure per il ceo di Webuild si poteva partire anche subito...

Per Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, il ponte sullo Stretto sarebbe ostacolato, più che da difficoltà tecniche, da questioni di natura meramente burocratica: «Ogni mattina c’è un permesso da superare», lo sfogo raccolto dalla testata locale La Sicilia all’indomani della selva di rilievi alzata dalla Commissione Via-Vas del Mase presieduta da Massimiliano Atelli che di fatto ipotecava una partenza sprint, a stretto giro, dell’opera così fortemente voluta dal ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini.

QUANDO SALINI RASSICURAVA: LAVORI PER IL PONTE ENTRO L’ESTATE

«Se il ponte sta in piedi lo dice un ingegnere, poi se di deve fare o no lo dice la politica», sibilava Salini che certo non aveva preso bene lo stop del dicastero dell’Ambiente retto da Gilberto Pichetto Fratin: «non è che ci siano opinioni diverse: è la bellezza della democrazia. È invece il fatto che la politica si mette a fare i conti dei ponti. È bene che i conti dei ponti li facciano i tecnici poi le scelte toccano ai politici».

Quindi Salini rassicurava sull’inizio dei lavori del ponte sullo Stretto: «Dipende dalla politica, noi siamo pronti. Le squadre stanno aspettando di essere convocate. Penso che riusciremo ad avviare i lavori entro l’estate». Dunque il numero 1 di WeBuild avvertiva Roma della pericolosità di macerare nei dubbi riguardanti la realizzabilità di un ponte che dovrà superare un braccio di mare di tre chilometri: «È una follia non farlo», «probabilmente rimetteremo dei denari».

IDENTITA’ DI VEDUTE TRA SALINI E SALVINI

Prontamente gli faceva eco Salvini: «oggi non fare il ponte sullo Stretto sarebbe un danno economico, sociale e ambientale senza senso».

Che Webuild stesse scalpitando per iniziare a costruire il ponte che unirà la Sicilia al resto del continente Salini lo ripete da tempo. A marzo, ai microfoni della trasmissione di Rete4 Quarta Repubblica, aveva dichiarato: «Come Webuild, siamo a disposizione del Paese, pronti per cominciare a lavorare subito al ponte sullo Stretto di Messina. I tempi non dipendono da noi, ma dal percorso decisionale e autorizzativo che il progetto sta seguendo. Il comitato scientifico ha approvato il progetto all’unanimità, ulteriori verifiche saranno svolte durante la fase esecutiva».

E lo start anche allora era la stagione estiva: «la società Stretto di Messina, che ha approvato il nostro aggiornamento del progetto definitivo, ha indicato come data di avvio l’estate 2024, a seguito della chiusura dell’iter autorizzativo da parte del Cipess, e il 2032 come data di apertura del ponte al traffico stradale e ferroviario».

Una fretta condivisa dal vicepresidente del Consiglio e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, lo scalpitante Matteo Salvini, che aveva assicurato che la società avrebbe risposto a tutti e 239 i punti sollevati dai tecnici del Mase  in 30 giorni, ovvero entro la fine di questo mese.

IL PONTE DI SALINI E SALVINI BLOCCATO DA CIUCCI

Salini e Salvini sono però stati sconfessati dalle esigenze avanzate dalla società Stretto di Messina che, facendo riferimento alla procedura in corso di valutazione di impatto ambientale, «di concerto con il contraente generale Eurolink, ha ritenuto opportuno richiedere al Mase una sospensione di 120 giorni (quattro mesi ndR) dei termini per la presentazione della documentazione integrativa richiesta che, con i nuovi termini temporali, sarà consegnata entro metà settembre 2024».

Una tegola sulla testa di Salvini, che sperava di arrivare alle Europee di giugno dando i lavori già per fatti, ma anche per Salini, che sembrava aver derubricato con un po’ troppa sicumera l’intero dossier recapitato dal Mase come domande di rito, quasi un ulteriore passaggio burocratico da assolvere.

Di tutt’altro avviso l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci: «la decisione è motivata dalla eccezionale rilevanza dell’opera e riflette la volontà e il massimo impegno della società nel fornire puntuali ed esaurienti risposte alle richieste di integrazioni e chiarimenti sugli elaborati tecnici del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina, presentate dalla Commissione Via e Vas del Mase».

Come fa notare il Corriere,  Ciucci “stesso all’inizio aveva sdrammatizzato le richieste del Mase”, mentre oggi informa che i rilievi «prevedono indagini di campo, come ulteriori rilievi faunistici, terrestri, batimetrici e subacquei, ai quali la società intende dedicare la massima attenzione utilizzando pienamente i tempi consentiti dalla normativa». Si parla anche della necessità di presentare un’analisi aggiornata delle «condizioni di pericolosità da maremoto».

STESSO PONTE, NUOVA COMMISSIONE?

Lo slittamento – evidenzia saggiamente Il Sole 24 Ore – comporterà anche il passaggio di mano del dossier sull’opera dall’attuale Commissione Via Vas a quella nuova: il 24 maggio tutti e quaranta i componenti del primo pool dedicato alle opere “ordinarie” (un secondo che si occupa del Pnrr) rimetteranno il proprio mandato e dovranno essere sostituiti da 70 nuovi membri.

Nel mentre, verso la metà di settembre ci vorranno altri 30 giorni per una consultazione pubblica che saranno seguiti da altri 30 giorni per l’emissione del parere sull’opera. Solo dopo questo passaggio il dossier sarà portato all’esame del Cipess per l’ok della politica.

Chissà se qualcuno, dalle parti della Società che cura il progetto e della Commissione chiamata a valutarlo risponderà anche ai rilievi sul rapporto costi-benefici sollevati qualche settimana fa da Francesco Ramella, autore di pubblicazioni scientifiche in materia di trasporti ed esperto in analisi costi/benefici delle infrastrutture.

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