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Volkswagen torna a sondare l’idrogeno?

Volkswagen Idrogeno

In molti si sono chiesti se, con l’arrivo di Blume, Volkswagen sarebbe tornata a ipotizzare la neutralità tecnologica, sondando anche l’idrogeno. Un brevetto lascia intendere che sia così

 

È sempre stata la Casa automobilistica europea più entusiasta della transizione verso l’elettrico. E non poteva essere altrimenti, dato che doveva far dimenticare al mondo l’inciampo del dieselgate. Tanto che il suo ex numero 1, Herbert Diess, pur di inseguire il sogno dell’auto EV pareva disposto a draconiani piani industriali sulla pelle delle tute blu, con numerosi licenziamenti. Difatti è stato defenestrato.

 

IL PESO DELL’AVVICENDAMENTO DIESS – BLUME

Il suo successore, Oliver Blume, numero uno di Porsche e, dal primo settembre, al vertice anche del gruppo Volkswagen, ha sempre mantenuto un approccio molto più freddo rispetto all’elettrico e difatti, da quando si è insediato, ha dovuto ripetere fino alla nausea che il marchio di Wolfsburg manterrà impegni e roboanti annunci fatti prima del suo arrivo (“Sono un fan della mobilità elettrica e sostengo questa strada … manterremo il ritmo attuale e, ove possibile, lo aumenteremo”) per tranquillizzare investitori e azionisti. Tuttavia, le sue passate dichiarazioni a favore degli eco carburanti non fanno solo archivio: potrebbero costituire in nuce le prossime mosse industriali del Gruppo in un momento così cruciale come quello della transizione ecologica.

VOLKSWAGEN GUARDA ALL’IDROGENO?

La notizia che Volkswagen avrebbe già avanzato alle autorità competenti una richiesta di brevetto, in partnership con la connazionale Kraftwerk Tubes, per un sistema di fuel cell a idrogeno che consentirebbe di contenere i costi rispetto alle versioni attualmente disponibili, a fronte di autonomie di gran lunga maggiori, anche di 2.000 km di percorrenza con un solo pieno di H2, dovrebbe fare drizzare le antenne sul fatto che VW possa battere anche altre strade. Tanto più se si considera che i principali limiti a tale soluzione sono appunto i costi troppo elevati e le difficoltà derivanti da una infrastruttura che di fatto non esiste.

Un anno e mezzo fa, Volkswagen, tramite un cinguettio dell’allora Ceo Diess, pareva aver chiuso per sempre la porta all’idrogeno: “È stato dimostrato che l’auto a idrogeno non è la soluzione per il clima. Nei trasporti, l’elettrificazione ha prevalso. I falsi dibattiti sono una perdita di tempo. Per favore, ascoltate la scienza!” e alcune dichiarazioni del suo successore paiono andare nello stesso verso ma, come abbiamo già visto, la guerra, l’aumento dei costi dell’energia e la leadership indiscussa cinese nel settore delle batterie per auto elettriche nell’ultimo periodo starebbero spingendo diverse Case automobilistiche a valutare altre opzioni.

In merito alla tecnologia valutata da VW, al momento sappiamo solo che le fuel cell tedesche, stando a quanto dichiarato a Business Insider da Sascha Kühn, co-founder e Ceo della Kraftwerk, presentano una membrana ceramica e non di plastica e ciò comporterebbe una serie di vantaggi, tra cui il fatto che questo tipo di tecnologia consentirebbe di produrre calore da sfruttare per il riscaldamento e per alimentare l’aria condizionata della vettura, riducendo i consumi di energia elettrica di bordo. Non è detto che sentiremo mai l’annuncio di una Volkswagen a idrogeno, ma è significativo che il marchio tedesco stia investendo in R&D anche in tale direzione.

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